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Sarà una settimana che quando prendo in braccio Nora lei si mette a carezzarmi la nuca. Lo fa con una dolcezza tale che non sembra neanche sia lei, ma Agata. Agata è tipa da carezzine sulla nuca. Nora è più tipo da testate sul naso.
Quando si mette a carezzarmi la nuca io mi sdilinquisco, è chiaro. Sto lì, mi prendo le carezzine e assumo un’espressione idiota un po’ come Benigni quando sua moglie gli massaggia i capelli nel film Johnny Stecchino.
Dopo qualche secondo che Nora mi dà queste carezzine sulla nuca, con una velocità che ha pochi corrispettivi nel mondo, forse solo la velocità di reazione con cui sul lungomare di Catania le macchine in fila si mettono a suonare il clacson quando il semaforo diventa verde, dopo qualche secondo, dicevo, Nora col dito va velocissima sopra un neo sporgente che ho sul retro del collo e tira un’unghiata finalizzata a strapparlo via. Non a giocare né semplicemente a farmi male. L’obiettivo è cancellare con la zampata quel cazzo di neo dal collo.
Quando Nora tira l’unghiata io faccio un urlo e dico a Nora che non deve farlo, a quel punto lei mi si appoggia addosso mollemente con la testolina – che, va ricordato, è la testolina di una bambina che sembra nata per uccidere a craniate il biker più incazzato – e io ricomincio a sdilinquirmi alla maniera di Johnny Stecchino.
Come succede a molti altri papà, non imparo dall’esperienza. Tutte le volte che prendo in braccio Nora e lei mi carezza la nuca io sto alla grande, quasi sbavo da quando mi godo il momento e mi dico che questa volta sarà diverso, che questa volta sta carezzando con una dolcezza superiore al solito e che quindi non tirerà l’unghiata, non stavolta, non subito dopo una dimostrazione di dolcezza come quella. Dopo un po’ chiaramente Nora tira l’unghiata, io urlo, lei si accoccola tenerissima sulla spalla e io mi dico ‘la prossima volta no, la prossima volta non mi farà questo scherzo, guarda com’è dolce qui sulla mia spalla, si vede che si è già pentita, poveraccia, sta già malissimo, lo nasconde bene perché è dura ma è rosa dal senso di colpa, non c’è dubbio, non lo rifarà, mai più, lo so’.
Ora, senza stare a ripetere oltre il concetto – il ciclo carezza/bava del padre/unghiata a tradimento/urlo/ruffianissimo accoccolarsi sulla clavicola/pietosa assoluzione del padre imbecille direi che è chiaro -, quello che volevo dire è che il meccanismo messo in atto da Nora è la quintessenza della modalità pseudoseduttiva femminile, e se Nora che è tutt’altro che la femminilità fatta persona – quella femminile è Agata, Nora, lo ripeto, è tipo da salopette sporca di merda, rugby nel fango, birre bevute gorgogliando e scoregge a gamba alzata –, se persino una come Nora in sostanza è femmina come tutte le altre femmine, allora non ci sono speranze: le femmine sono tutte uguali, non c’è un cazzo da dire. Le femmine sono tutte così: carezze, unghiate sul collo, una guancia paracula appoggiata sulla clavicola – di un papà o di un fidanzato, non cambia niente, è la stessa cosa.
Chi legge – le femmine che leggono e forse qualche maschio – penserà che questa è una generalizzazione, e come tale sbagliata. E non solo sbagliata ma anche odiosa, perché coinvolge un minore che tra l’altro si trova a essere mio parente. E non solo sbagliata e odiosa ma anche banale, perché si tratta del solito vecchio adagio che sta sulla bocca dei maschi più idioti.
Beh, a chi pensa questo – che brutta generalizzazione, Zumba, sparli delle femmine e sparli di tua figlia, la paragoni a tutte le altre femmine con l’intento di svalutare lei e loro ma l’unico risultato che ottieni è di coprirti di ridicolo come i peggio maschilisti, padre degenere e misogino di quart’ordine, vergognati, vatti a vedere il tennis su youtube e non rompere i coglioni a noi gente per bene che sa separare il grano dal loglio -, mi limito a dire una cosa.
Che tutte le generalizzazioni siano sbagliate è solo una generalizzazione. Solo alcune sono sbagliate, questa è giusta.
Il tuo post mi fa venire in mente quelle vignette in cui Lucy promette a Charlie Brown che stavolta a differenza di tutte le altre volte non tirerà via il pallone quando lui sta per calciarlo e poi invece tira via il pallone all’ultimo momento così che Charlie Brown finisce a terra, dolorante, colmo di rabbia e vergogna.
Se poi concordi con me che Lucy rappresenta l’archetipo della femminilità, di un certo tipo di femminilità a cui si contrappone l’altro tipo di femminilità espressa nel fumetto da Sally, allora anche quelle vignette dovrebbero essere una odiosa generalizzazione sciovinista e Schultz un gretto misogino burino da bar Gianni.
E se i temi della misoginia e della generalizzazione fossero solo un inconsco diversivo per nascondere l’intima soddisfazione che la figlia non sia infine tipo da rugby nel fango ma una donnina seduttiva?