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Le persone che sono morte

Qui sotto il testo di una pièce teatrale di una giovanissima autrice che, un po’ per naturale ritrosia, un po’ per ignoranza in materia di royalties, preferisce rimanere nell’ombra, lasciando che si attribuisca la pièce a me che ho scritto due sole parole.

C’era una volta una bambina che sognava tutte le notti gli unicorni bianchi. La mattina si svegliava e come prima cosa chiamava mamma e papà e gli raccontava il sogno.

Un giorno pensò: e se un giorno vedessi un unicorno vero? Cosa succederebbe?

E infatti un giorno mentre si trovava al parco del velodromo coi suoi amici che non credevano che gli unicorni esistevano e la prendevano in giro, quei sucaminchia, la bimba che si chiamava Anna incontrò davvero un unicorno. Poi scomparve (l’unicorno).

Quando tornò a casa Anna urlò: mamma! Papà! Ho visto un unicorno vero! E i genitori le chiesero: davvero? E com’era questo unicorno?

Anna rispose: è coloratissimo, come l’arcobaleno, peccato che non l’avete visto!

Il tempo passò e dopo sei mesi Anna vide di nuovo l’unicorno. Questa volta Anna era con la mamma al supermercato. L’unicorno disse subito: per favore mi dai un dolce?, e la mamma rispose: ma certo. E gli diede un pasticcino.

L’unicorno (che si chiamava Scomparino Scomparello) mangiò il pasticcino che era birichino e quindi scappava dentro il supermercato (che fa rima con nato).

Una volta mangiato il pasticcino l’unicorno scomparve nel nulla così come il pasticcino che era scomparso nella bocca dell’unicorno.

Da quel giorno l’unicorno comparve tutti i giorni in tutti i posti, facendo giocare i bimbi ovunque. Anche nel cielo, come il palloncino di Agata che è tra le nuvole o come le persone che sono morte.

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