La redingote del domatore
Andare all’UCI o in qualche altro cinema multisala alla domenica è un po’ come fare la visita dei tre giorni per il servizio militare: ti trovi a stretto contatto con persone che altrimenti non incontreresti mai, e che fai di tutto per non vedere più perché anche se in qualche modo ti affascinano – più o meno nella stessa maniera in cui ti affascina un incidente che accade nella corsia opposta alla tua quando viaggi in autostrada – più della fascinazione è forte lo schifo e la fiera consapevolezza di essere diversi in maniera non complementare ma incompatibile.
Questa domenica sono andato all’UCI a vedere un film con Agata, e nella fila davanti alla mia c’era una famiglia a suo modo emblematica:
1.padre tendente alla rabbia e alla cieca rivendicazione aprioristica del posto scritto sul suo biglietto regolarmente acquistato facendo una fila durante la quale ha avuto modo di pensare a quanto gli stesse sui coglioni l’idea di andare al cinema con la sua famiglia che odia;
2.figlia sui sette anni che nonostante tutto ha ancora una scintilla di entusiasmo all’idea di andare al cinema alla domenica con suo padre che la odia e sua madre che gingilla il telefonino per tutto il tempo del film:
3. madre appartenente alla categoria delle troie col piumino corto e le unghie da pornodiva che durante il film gingillano il telefonino connettendosi a internet e guardando le cose di facebook.
Ora, io sono fatto così: che se anche mi frega poco di quasi tutto, e anche se quanto a egoismo non scherzo un cazzo – per dire, sono un po’ come il personaggio di non mi ricordo più che libro di Tolstoj o Dostoevskij che racconta ai suoi amici che quando piove o nevica e lui, il personaggio, sta al calduccio di casa sua, quel personaggio gode molto non solo all’idea di essere al calduccio di casa sua, ma anche all’idea che qualcuno là fuori si prenda la nevicata o la pioggia in faccia, che essendo pioggia di Russia a occhio e croce non è esattamente una tiepida pioggerellina benefica ma più una caduta libera di pezzi di ghiaccio semiliquido -, anche se sono indubbiamente egoista ci sono delle cose che vedo accadermi intorno che mi fanno l’effetto di, come si dice, stringermi il cuore.
Una di queste è vedere una persona che sorride quando parla al telefonino. Se anche si tratta di una persona che mi sta antipatica, nel momento in cui vedo che sorride mentre parla al telefonino mi prende una tale tenerezza all’idea che faccia quei sorrisi per certi versi senza scopo e come tali totalmente sinceri che mi viene voglia di abbracciarla fortissimo e poi scappare via senza darle il tempo di chiedermi niente.
Un’altra cosa è vedere un bambino felice di passare del tempo con la sua famiglia anche quando è evidente che per esempio suo padre piuttosto che andare al cinema con la sua famiglia preferirebbe stare a casa a guardare la polvere che si accumula sui fornelli, e sua madre piuttosto che guardare quel film gingillerebbe sul telefonino alla ricerca di una foto dei fornelli impolverati del suo vicino di casa per poi condividerla con gli amici di facebook.
E’ per questo motivo che mentre ero lì, al cinema UCI, a guardare poco il film e molto la famiglia emblematica, tempo dieci minuti mi è venuta una gran voglia di prendere per mano la bimba nonostante tutto entusiasta e farla sedere vicino a me e Agata, che differivamo dalla sua famiglia per tante altre cose oltre alle unghie, ai piumini e all’intenzione di cavillare sul posto scritto sul biglietto, ma mi hanno fermato due pensieri:
Primo, i padri che rivendicano con rabbia il posto loro assegnato al cinema tendono a considerare con sospetto gli adulti sconosciuti che prendono per mano i loro figli nell’oscurità dei cinema, indipendentemente dalla felicità che provano all’idea di essere lì con loro.
Secondo, quella bambina così entusiasta di andare al cinema con la sua famiglia è figlia di una donna che prima di essere quello che è adesso probabilmente era una bambina in qualche modo entusiasta di andare al circo o al parco col padre collerico e ansioso di rivendicare un posto sotto il tendone o sulla panchina e con la madre impegnata in attività affini al guardare le cose di facebook al cinema, che ne so, limarsi le unghie e lanciare di nascosto bigliettini sessuali nella redingote del domatore.
chissà se agata si è accorta di tutto questo, chissà se si è domandata quanto fosse strano il mondo degli adulti, un mondo popolato da persone che non fanno mai quello che sono andati a fare, e che per esempio vanno al cinema e invece di vedere il film giocano con il cellulare, oppure che vanno al cinema e invece di vedere il film osservano le altre famiglie che guardano il film. agata avrà notato che l’unica persona che stava davvero guardano il film, oltre a lei, era quella bambina di sette anni che stava nel sedile di fianco.
o forse non ha notato né pensato nulla di tutto ciò, perché era totalemente dedita alla magia del cinema.