La giornata dei qualunque
Sono uscito dalla stazione di Bologna, venivo da Imola, ho raggiunto la banchina, sono salito sull’autobus che mi avrebbe portato a casa, ho trovato un angolino comodo vicino alla macchina obliteratrice e ho visto quattro persone sedute su due coppie di sedili. Erano un papà e una mamma, entrambi sui cinquant’anni, forse qualcosa meno, e i loro due figli, il maschio di circa dieci anni e la femmina di quattro o cinque. Il papà era accanto al figlio, la mamma accanto alla figlia. Le due coppie erano una di fronte all’altra.
Il papà stava facendo qualcosa col suo cellulare, cazzeggiava su facebook, dava un’occhiata al meteo, controllava il percorso dell’autobus su qualche sito. La mamma si guardava attorno con aria irritata, o forse solo stanca, il figlio stava a bocca aperta, vagamente ebete, e la figlia si stava addormentando.
Dopo tre minuti che li osservavo ho capito quel che doveva essere evidente a tutti gli altri passeggeri. Quella famiglia era ormai compromessa, nulla legava più i due genitori tranne la routine e il fastidio reciproco, i figli lo sapevano e non avevano di fatto nulla da eccepire, le cose stavano così, meglio dormire, meglio stare ebeti con la bocca aperta, comunque non avere alcuna aspettativa che le cose cambino, perché le cose non cambiano o se cambiano cambiano in peggio, mai in meglio.
Qualunque cosa accada, qualunque, mi sono detto, non succederà niente del genere a me, Camilla, Nora e Agata, non capiterà perché non lo farò capitare. Sicuro.
Dopo un po’ il papà ha messo via il cellulare e ha abbracciato il figlio, la mamma ha sorriso e detto qualcosa sul fatto che sarebbe stato bello se i figli avessero detto qualcosa sul Natale appena trascorso al papà – è stato allora che ho notato la grossa valigia accanto a quell’uomo e ho capito che i quattro come me probabilmente erano saliti sull’autobus in stazione -, la figlia ha aperto un occhio e ha fatto una smorfia, la mamma le ha dato un bacio toccandole i capelli, il figlio ha ricambiato l’abbraccio del papà, la mamma si è alzata scambiando il posto col papà e per un attimo l’ha accarezzato, la figlia ha fatto una faccia buffa al papà che l’ha rimproverata per finta, il figlio ha chiuso la bocca e ha guardato gli altri tre con una faccia non più ebete.
Qualunque cosa accada, qualunque, mi sono detto, io a partire da oggi sono quello che non capisce un cazzo di dinamiche familiari, ma proprio un cazzo di niente.