La deriva dei continenti
Jebediah non beve alcool. Non perché suo nonno è morto di cirrosi epatica il giorno della sua seconda comunione (era pallido Jebediah quel giorno, uno spettro: le foto lo dimostrano), e neppure perché suo padre si addormenta tutte le sere davanti alla televisione con un catino vicino al divano per paura di vomitare l’acquavite che in realtà non vomita mai. Non beve alcool perché non sopporta l’alito alcolico. E’ fissato con l’igiene dentale, compra sempre due scovolini alla volta, e il filo cerato aromatizzato alla menta.
Edmondo non gioca al videopoker. Il problema non è il timore di spendere troppi soldi (gli piace scialacquare denaro in acquisti idioti, in camera sua campeggia una testa d’alce in alluminio anodizzato che lo inquieta anche se sente di avere bisogno di averla lì, proprio lì, sul muro dietro la testata del letto) né il fatto innegabile che le sale videopoker siano notoriamente squallide (Edmondo adora lo squallore, Jebediah, Nelson e Ottavio sono le sole tre persone che conosce che non sguazzino nello squallore più avvilente, e spesso si dispiace di nascosto che siano così per bene). Non gioca al videopoker perché vittima di una fobia che coinvolge le picche, per via di un bizzarro incubo porno horror che non ha avuto il coraggio di raccontare neppure al suo psichiatra.
Nelson non sniffa cocaina. Il motivo non ha a che fare con i danni che la sostanza provoca (non si spiegherebbe perché allora alle tre del pomeriggio di tutti i giovedì, neppure lui sa perché, si nasconde in garage a pungersi le cosce col cacciavite a stella fino a sanguinare abbondantemente per poi asciugarsi con stracci sporchi di morchia) e non ha neppure a che fare con le resistenze a frequentare gli spacciatori (Nelson stesso spaccia pillole di plegine ai suoi vicini di casa alla fine delle riunioni di condominio). Non sniffa cocaina perché ha il sospetto che la droga, dopo una prima fase illusoria all’insegna del priapismo, pregiudichi le sue prestazioni sessuali che negli ultimi tempi hanno visto un’impennata inspiegabile in termini di qualità e quantità.
Ottavio non scorreggia mai. Non c’entra nulla la buona educazione (se c’è una cosa di cui Ottavio va misteriosamente fiero è il suo scaccolarsi di nascosto al cinema e il successivo spalmare caccole vischiose sotto i braccioli delle poltroncine) e non c’entra neanche la scarsa sopportazione dei cattivi odori (come tanti di noi, Ottavio quando si masturba gradisce moltissimo annusarsi le mani impregnate di sudore scrotale). Ottavio non scoreggia perché non si è mai del tutto liberato dal dubbio che gli insinuò l’ultimo giorno della prima elementare il suo compagno di banco Marino Marone, e cioè che se non si sta attenti quando si scoreggia può anche capitare che il culo letteralmente si sbraghi fino a formare una voragine dalla quale poi può fuoriuscire l’intestino come farebbe una salsiccia in un sacchetto aperto e capovolto.
Jebediah non beve, Edmondo non gioca, Nelson non si droga, Ottavio non scoreggia.
Nessuno di loro quattro ricorda di preciso come è cominciata la deriva, ognuno ha l’impressione che sia colpa di qualcun altro, ma è un’impressione vaga, inzuppata di suggestione e di consapevolezza di suggestione. Ad ogni modo adesso la deriva è reale, e le cose stanno così: ora Jebediah beve alcool, ne beve a litri, non smette mai, e se dà la colpa a Nelson che ha cominciato a tirare di coca rinnegando i suoi pseudoprincipi o per meglio dire i suoi obiettivi sessuali lo fa solo per scherzo, o per farlo sentire in colpa, o per noia.
Edmondo non fa altro che giocare al videopoker, dà appuntamento ai suoi tre amici in quelle sordide sale, e ogni tanto bisbiglia all’orecchio di Ottavio “se solo tu non avessi cominciato all’improvviso a sganciare le tue merdose bombe anali adesso non sarei ridotto a questo punto, lo sai vero?”, per il gusto di vederlo inalberarsi.
Nelson oramai vive con una cannula impolverata perennemente nel naso, ne ha un’intera collezione, di cannule, le tiene nel taschino di tutte le giacche che possiede anche se indossa sempre la stessa giacca da camera color senape avariata. Quando si accorge che Edmondo lo guarda con disprezzo si toglie la cannula dal naso e la usa per indicarlo e così rinforzare la sua frase d’accusa preferita, cioè “hai rovinato il tuo tris di amici, vergognati, che possa venirti una coppia vestita di merda”.
Ottavio è diventato il re delle scoregge, le fa a gamba alzata, come una bestia immonda, ghignando in maniera mostruosa, dentro gli ascensori, in chiesa, nelle sale d’aspetto degli studi medici, schifandosi e godendo per la puzza rancida che esala, e urla a Jebediah di non guardarlo a quel modo, che almeno lui non si sputtana i soldi in liquori rovinando quel sorriso bellissimo e profumato alla menta, ma non appena si accorge che Jebediah si incurva, derelitto, ferito da quell’ultima osservazione, Ottavio lo abbraccia, si scusa e scoreggia con le chiappe chiuse in segno di rispetto.