Io sono un uomo malato
Una delle cose che mi mettono più in difficoltà dell’essere padre è che quando hai a che fare con qualche altro genitore – e quando sei genitore hai a che fare quasi solo con altri genitori, cosa questa che a sua volta mi mette in difficoltà, ma meno della cosa che sto per dire – e incontri per strada, o davanti all’asilo, o dal pediatra, o a una festicciola di bambini quest’altro genitore, è quasi vietato chiedergli “come stai?”. Se gli chiedi come sta, a quest’altro genitore, maschio o femmina che sia, quest’altro genitore ti guarderà con un’espressione che si situa da qualche parte tra “non ho capito bene la domanda” e “perché mi fai questa domanda che è chiaramente fuori luogo?”.
Quando incontri un altro genitore, anche se in quel momento è da solo, la domanda giusta è sempre “come state?”, e la risposta giusta alla domanda giusta è “bene, e voi?”, o in alternativa “benino, la piccola ha la bronchite, speriamo che la grande non si ammali, e voi?”.
Il problema è che io non ho in gran simpatia né le domande né le risposte giuste, quindi se sono io a fare la domanda all’altro genitore di solito chiedo “come stai?”, causando l’espressione che dicevo nell’interlocutore, mentre se sono io a rispondere alla domanda “come state?”, di solito rispondo “bene, e tu?”, risposta che genera un’espressione ancora più stranita nell’altro genitore.
Il problema legato a questa problema è che pur non avendo simpatia per le domande e le risposte giuste, ho anche un rapporto complicato con le risposte e le domande volutamente spiazzanti, e questo provoca una serie di cose che fanno sì che quando do quelle risposte o faccio quelle domande che non sono proprio quelle giuste intanto penso “e bravo coglione, ti senti davvero figo ora che sei uscito dal binario e hai fatto valere la tua individualità di soggetto a prescindere dalla tua famiglia, vero?”, ma in risposta a questo pensiero penso anche “no, non mi sento figo, semplicemente mi sento meglio, potrò sentirmi meglio o devo stare peggio perché sennò pensi che voglio fare il figo?”, e in risposta a questo pensiero penso “no, no, figurati, fai pure, prego, solo evita di prendermi per il culo con la storia dello stare bene, quello che sta bene quando fai così è solo il tuo cazzo di narcisismo”, e in risposta a questo pensiero penso “e anche se fosse, avrò diritto a alimentare il mio narcisismo o questo diventa un problema per il tuo di narcisismo?”, e in risposta a questo pensiero penso “coglione, il mio narcisismo è anche il tuo narcisismo, va bene che sei dissociato ma non ti preoccupare che il narcisismo è uno”, e quando penso a tutte queste cose a me viene in mente l’io narrante delle memorie del sottosuolo, quella specie di miscuglio infetto di orgoglio e vigliaccheria, e capisco che sono messo abbastanza male.