
Il mondo tende al terribile
L’ultimo pomeriggio prima di tornare a casa sono andato al supermercato del paese e lì davanti ho visto che c’era un ragazzo col ciuffo impomatato che se ne stava appollaiato su una scala alta e stava finendo di montare sopra l’entrata un rettangolone a led luminosi in cui stavano già scorrendo le offerte migliori e i saluti di benvenuto ai turisti in diverse lingue tra cui l’inglese e il greco, allora quello che ho pensato è stato che i cambiamenti avvengono, avvengono sempre e in un certo senso avvengono in fretta e quelli che per esempio avevano lasciato il paese quella mattina non sapevano che adesso sopra l’entrata del supermercato c’era un rettangolone a led luminosi con scritti saluti e offerte a meno che il ragazzo non avesse cominciato già la mattina quel lavoro, e se il ragazzo aveva già cominciato la mattina quel lavoro comunque di sicuro quelli che avevano lasciato il paese il giorno prima non ne sapevano niente e non avevano idea che quel supermercato ora era un supermercato più tecnologico di quello che risultava a loro e magari in quel momento erano già a casa a disfare le valigie pensando che quel paese è così arretrato da non avere neppure un supermercato sormontato da un rettangolone a led luminosi, e mentre mi concentravo sull’immagine del turista distrutto e abbronzato che fa ritorno a casa e ripone le magliette pulite dentro l’armadio chiedendosi se mai il supermercato di quel paese si metterà al passo coi tempi non riuscivo a capire se quel pensiero era dovuto alla ricerca di un argomento qualsiasi per un post che avevo voglia di cominciare prima possibile o se si trattava del riemergere della mia fissazione per la questione del cambiamento che era indiscutibile e quasi cronica perché da quando ero arrivato due settimane prima non avevo fatto che confrontare il paese di oggi e quello di vent’anni fa, e ogni differenza tra il novantaquattro e il duemilaquattordici mi disturbava tanto da offendermi a partire dalla prima che avevo verificato appena giunto al paese quando avevo visto che la discoteca chiamata remezzo club in cui io e gli altri avevamo passato almeno metà delle serate di quella vacanza del novantaquattro e non solo avevamo passato metà o più di metà delle serate di quella vacanza ma avevamo passato le serate migliori di quella vacanza e di quella estate e di quell’anno e forse di tutto quel decennio pieno di serate belle, quando avevo visto che il remezzo club di fatto non esisteva più e tutto ciò che ne rimaneva erano un bancone polveroso un pavimento sudicio e sdraio ammassate e mezze marcite dentro una stanza chiusa sormontata da una scritta antica priva di led luminosi che aveva perso la erre iniziale e che rendeva il remezzo club un emezzo club che nonostante le apparenze aveva men che dimezzato anzi azzerato il valore di quel posto così evocativo, e quella scoperta era stata amara perché le serate al remezzo club erano state le migliori del decennio che a sua volta era stato il decennio della mia vita migliore in assoluto e le notti sulla spiaggia appena fuori dal remezzo club forse erano state persino migliori delle serate passate dentro al remezzo club, ma tutto sommato questa faccenda del remezzo club era una scoperta solo per modo di dire perché chrissa che era la donna che gestiva l’hotel che ospitava me e la mia famiglia questa volta e che tra l’altro era separato dal campeggio che aveva ospitato me e i miei amici vent’anni prima solo da uno dei corsi d’acqua più striminziti e sudici e meno scorrenti che esistano, vicinanza che chiaramente non era un caso ma una precisa scelta fatta da me e camilla per ricreare condizioni simili a quelle di vent’anni prima, perché chrissa a cui avevo chiesto settimane prima via mail notizie sul remezzo club mi aveva già anticipato sempre via mail che il remezzo club aveva chiuso ma non mi aveva detto niente delle altre cose che erano cambiate rispetto al novantaquattro, e non me l’aveva detto perché io non le avevo chiesto nulla se non quella cosa sul remezzo club, e non le avevo chiesto nulla perché preferivo illudermi che esistesse tutto uguale identico a vent’anni prima anche se sapevo benissimo anche prima di partire che sarebbe stato per certi versi terribile trovare tutto identico come sarebbe stato terribile trovare tutto diverso, e questo perché la mia opinione è che il mondo tende al terribile, sempre, comunque e a prescindere, e tra le cose che non avevo chiesto a chrissa se erano cambiate e ho poi scoperto che erano cambiate c’era il pub zeus sulla via principale del paese che esisteva ancora ma non accoglieva più le candele o per meglio dire i lumini sulle mensole, cosa che può sembrare di poco conto se non si considera che una di quelle candele o lumini vent’anni prima mi si era accesa in mano da sola quando l’avevo afferrata, altra cosa che può sembrare di poco conto se non si considera che quella candela o lumino che si era accesa da sola doveva servire a illuminare tenuemente e sinistramente una seduta spiritica da svolgere sulla spiaggia accanto al remezzo club teatro delle migliori notti del decennio del secolo e del millennio ma non certo migliori per motivi esoterici, tutt’al più esotici, altra ulteriore cosa che può sembrare di poco conto se non si considera che quell’accensione automatica aveva sconcertato me e i miei quattro amici e le due ragazze che avevamo appena conosciuto così tanto che poi quando eravamo usciti dal pub zeus con quella candela o lumino in mano su quella stessa via avevamo incrociato una vecchia che noi tutti eravamo e siamo ancora pronti a giurare, tutti e sette noi, io gianf filippo andrea lucciola betta e silvia, che non aveva occhi ma solo fosche caverne in zona oculare, una vecchia inquietante che insieme alla faccenda della candela o lumino ha segnato le successive stagioni e i successivi anni tanto che persino nel novantanove o nel duemilauno bastava dire tra noi vecchia senz’occhi per cadere tutti nel silenzio dell’angoscia anche se fino a un attimo prima giocavamo a incendiarci le scoregge, e tra le altre cose che non avevo chiesto a chrissa se erano cambiate e ho poi scoperto che erano cambiate c’era il bar sulla spiaggia di amousso beach o ammouso beach o ammousa beach che vent’anni fa era gestito da quelle che sembravano tre sorelle meravigliose ma forse erano due sorelle meravigliose e una cugina meravigliosa ma può anche darsi che fossero tre amiche meravigliose senza legami di parentela o addirittura due ragazze meravigliose e una solo carina perché si sa che quando ci sono tre ragazze di cui due bellissime e una solo carina quando poi dopo anni ci ripensi te le ricordi tutte e tre bellissime, senza distinzioni e senza discriminazioni, fatto che sia che le ragazze fossero parenti sia che fossero amiche sia che fossero belle tutte sia che fossero belle solo due su tre questo non incide sul fatto che adesso a gestire il bar di amousso o ammouso o ammousa beach non ci sono né sorelle né cugine né ragazze meravigliose o carine ma solo uomini e neanche splendidi per come la vedo io e per quello che conta, e quegli uomini mediocri non cucinano merdosissime salsine di colori fosforescenti come facevano quelle ragazze meravigliose, salsine che noi sopportavamo, mangiavamo e ipocritamente elogiavamo solo perché a cucinarle erano le tre meravigliose che era nostra intenzione non contrariare per nessun motivo al mondo, no, quegli uomini scadenti adesso vendono unicamente gelati e snack e quei beveroni tipo frappuccino che vanno per la maggiore in grecia, e tra le altre cose che non avevo chiesto a chrissa se erano cambiate e ho poi scoperto che erano cambiate, altroché se erano cambiate, c’era il ristorante di quegli altri due vecchietti appena fuori dal paese, un ristorante che i primi giorni della vacanza avevo cercato a nord a sud a est e a ovest del paese senza trovarlo e avevo poi chiesto a chrissa se esisteva ancora e per spiegarmi meglio le avevo fatto vedere due foto, un primo piano del vecchietto coi baffi e una foto di gruppo con tutti e nove, la vecchietta che ride e mangia in piedi da un piatto che tiene con una mano, il vecchietto che sorride soddisfatto seduto su una seggiola e le braccia poggiate sulle cosce, a torso nudo e coi pantaloni marroni a vita altissima stretti da una cintura anch’essa marrone, andrea filippo gianf lucciola e betta in piedi, chi radioso chi grave chi soave chi indifferente chi assonnato, io e silvia accosciati e malfermi come calciatori ubriachi nella rituale foto prepartita, e chrissa aveva detto che lei non sapeva aiutarmi ma era quasi certa che suo marito stephanos sì perché era originario di quel paese mentre lei era mezza ateniese, e allora poi lei con stephanos ci ha parlato e anch’io con stephanos ci ho parlato e gli ho lasciato la foto non quella di tutti e nove ma quella del primo piano del vecchietto e lui ha preso la foto l’ha osservata annuendo e sussurrando parole greche è entrato in macchina e ha appoggiato la foto sul contachilometri dietro lo sterzo poi è partito per fare le sue indagini e quando è tornato mi ha detto che forse aveva capito di chi si trattava e non era sicurissimo ma molto probabile che quel vecchio fosse ancora vivo ma non facesse più il ristoratore ma il tagliatore di legna e che il ristorante l’avessero rilevato degli italiani che cucinavano la pizza e i maccheroni, e infatti quando poi il giorno dopo con un’ansia in corpo di difficile decifrazione sono andato davanti al ristorante pizza e maccaronì che vedevo per la ventesima o trentesima volta in due settimane ma per la prima volta riconoscevo come il ristorante che in assoluto avevo più rimpianto negli ultimi vent’anni e l’avevo rimpianto non tanto per l’abbondante ouzo che nel novantquattro ci veniva offerto e quasi imposto dai due vecchietti e che noi di nascosto avevamo cominciato a sversare nelle piante attorno al tavolo una giunti al terzo bicchiere colmo servito come aperitivo pre-cena né per le olive che di sicuro avevamo mangiato e che pure dovevano essere state ottime come spesso le olive greche sono ma l’avevo rimpianto perché non ricordo di essere stato più così bene come attorno a quel tavolo mai più o almeno mai più mi è sembrato così bello mangiare e bere insieme ad altre persone, quando poi il giorno dopo sono andato davanti al ristorante pizza e maccaronì è uscita dalla porta d’ingresso e di uscita una signora italiana bionda dall’aria stanca e gli occhi azzurri che mi ha detto desidera? a cui ho chiesto se per caso quel ristorante tanti anni prima era gestito da due vecchietti un uomo e una donna lui sovrappeso e gioviale lei più secca e con un accenno di baff e la signora italiana senza lasciarmi finire mi ha detto che sì anni prima il ristorante era stato di quei due vecchietti ma ora non più ora erano loro i proprietari e dopo aver detto così mi ha consegnato il menu su cui stava scritto che pizza e maccaronì ristorante italiano con forno a legna fa anche pizza d’asporto e delivery.