
Il mio piccolo cavallo basso
Questa volta non è come per le altre categorie. Superficializzazione delle profondità, per esempio, posso ben dirlo io che l’ho creata, è una categoria che non vale una merda, piena di timori tremori finocchiaggini e ossimori di quart’ordine, non ha senso neppure parlarne, meglio passare oltre. E oltre c’è un’altra categoria che si chiama metapseudoqualcosa. Bene, meglio non farsi illusioni in merito: una categoria che si chiama metapseudoqualcosa può fare solo cagare, piena di cose che non sono cose ma pseudocose, anzi neppure pseudocose – che le pseudocose al limite avrebbero forse anche una loro dignità, o forse no – ma metapseudocose, e al di là delle pseudocose c’è solo una distesa di guano piastrellata di racconti che se non vengono scritti un motivo ci sarà, e allora meglio andare ancora un po’ più in là e soffermarsi sulla terza categoria. O meglio, sarebbe meglio soffermarsi sulla terza categoria se almeno la terza categoria avesse non dico una dignità, che di dignità è chiaro ormai che è meglio non cercare neppure uno iota, ma almeno una ragione d’esistere, quella sì, ma una categoria che si chiama la terza categoria conta talmente poco che persino a dire che conta poco ci si sente dei minchioni. Quindi niente, affanculo anche la terza omonima categoria, e che si ripongano tutte le speranze su quest’ultima categoria, che pur essendo la quarta categoria ha il coraggio di non chiamarsi quarta categoria ma il mio piccolo cavallo basso, che è la libera traduzione di my little pony.
My little pony è un cartone animato che guardo ogni tanto con Agata. Non è il genere di cartone che piace più agli adulti che ai bambini, come i Simpson o South Park, non è una di quelle puttanate indegne che gli adulti guardano per fare piacere ai bambini seppur soffrendo moltissimo, come per esempio le cagate di Richard Scarry con le automobili a banana o via degli uccellini n.3, e non è neppure una di quelle furbate naif che piacciono ai bambini ma anche in una certa qual maniera agli adulti, come per esempio Peppa Pig o Sem Sem.
My little pony appartiene a un’altra categoria, la quarta appunto, la categoria dei cartoni che fanno schifo ma sono belli, un po’ come Beautiful. E ora che il lavoro non mi permette più di guardare Beautiful – ma anche se me lo permettesse ci sarebbe il problema comunque insormontabile che tra qualche tempo a Beautiful Ridge non ci sarà più, se ne andrà fuori dai coglioni senza alcuna pietà per quelli come me che guardavano Beautiful quasi solo per vedere la sua camminata, le sue camicie e i suoi pollici arcuati, e anche se l’idea di Brooke che si strugge per Ridge sperando che torni quando noi sappiamo che non tornerà è tutt’altro che spiacevole, bisogna dirlo, resta il fatto che Beautiful senza Ridge è un po’ come i fratelli Karamazov senza Ivan Karamazov, o Guerra e Pace senza guerra e solo con le stucchevoli discussioni in francese nei salotti bene della grande madre Russia, o Infinite Jest senza la cicogna matta che si suicida mettendo la testa nel forno a microonde -, ora che televisivamente parlando mi resta pochissimo, anche se io e Little Pony allo stato attuale delle cose siamo un po’ come due conoscenti che hanno un amico in comune che li ha presentati – Agata – e che stanno cercando di capire se possono essere amici e uscire insieme anche senza coinvolgere nelle loro uscite l’amico comune, beh, credo che adesso se Dio vuole mi dedicherò al mio piccolo cavallo basso, e se Dio vuole ne scriverò in questa quarta categoria che, fidatevi, varrà – e vale già – immensamente più delle altre categorie passate e future.