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Dopo, stamattina, intanto che correvo,

Appena accendo il computer vado su internet. Il primo sito che guardo di solito è il sito di Repubblica. Il secondo è il blog di Paolo Nori. Il terzo è il sito di Tapirulan. Il quarto è il sito del mio indirizzo di posta elettronica. A volte il sito di Paolo Nori è il terzo o il quarto. Raramente è il primo.

Non so perché continuo a leggere il sito di Paolo Nori. Le cose che scrive non mi piacciono molto. Spesso si ripete. Certi meccanismi di costruzione della frase sono ormai troppo prevedibili. Magari un post è brillante, ma poi ne seguono tre piuttosto fiacchi, e il quarto è di nuovo brillante ma solo perché è quasi identico al primo.

Sabato 23 Paolo Nori ha scritto un post sul suo blog che parla del fatto che mentre correva ha cominciato a pensare ai bioritmi. E’ un post scadente. L’ho letto il giorno stesso. Mi sembra subito dopo il sito di Repubblica e subito dopo il sito di Tapirulan.

Domenica 24 non ricordo cosa ho fatto, ma forse il sito di Paolo Nori non l’ho guardato. Sono andato direttamente al sito della posta elettronica e da lì non mi sono mosso.

Lunedì 25 appena arrivato in ufficio ho acceso il computer e sono andato su internet. Il primo sito è stato quello di Repubblica, poi quello di Paolo Nori. Quando ho visto che l’ultimo post scritto era ancora quello dei bioritmi mi è sembrato molto strano. Solitamente Nori scrive un paio di post al giorno, a volte tre. Forse è partito, mi sono detto. Però non capisco, è appena andato in Polonia e anche dalla Polonia scriveva almeno un post al giorno.

Martedì 26 ho visto uno che conosco e che frequenta la scuola di scrittura emiliana di Nori. Ehi, com’è che Nori non ha più scritto nulla sul suo blog dopo i bioritmi di sabato? Gli ho chiesto. Eh, boh. Mi ha risposto lui.

Mercoledì 27 alla radio ho sentito che Nori era stato investito e che era in coma. Ho acceso il computer e come prima cosa ho guardato il suo blog. Ancora i bioritmi, nessuna novità.

Ecco, io forse sono fatto un po’ male, non posso che pensare questo, ma la pena che ho provato, perché pena ne ho provata, e non poca, intendo la prima fonte di angoscia collegata con la notizia del suo incidente non era riferita a sua figlia o sua madre o il suo migliore amico o il suo agente se ha un agente, non credo, non mi sembra il tipo.

La prima fonte di angoscia aveva a che fare con quel blog lasciato da solo, incustodito, con un post poco brillante sui bioritmi in primo piano, e ogni giorno che passava, perché ho continuato tutti i giorni, più volte al giorno, a frequentare il blog di Paolo Nori, ogni giorno la pena aumentava, e anche se verso giovedì, vale a dire ieri, ho pensato molto anche a sua figlia, alla madre di sua figlia, ai suoi amici scrittori e alla barista del bar di Basilicanova, che è il paese da cui viene, il pensiero che quel blog restava lì, ad aspettare Paolo Nori, sperso come uno straniero in un aeroporto, e Nori che correva pensando ai bioritmi era lo stesso Nori che correva mentre veniva investito, lasciando chissà per quanto tempo quel blog in attesa di un post decente, quel pensiero era quasi insopportabile.

Io lo so perché continuo a leggere il blog di Paolo Nori. Perché anche se scrive post poco brillanti, sempre con lo stesso giro della frase, anche se scrive troppi libri per scrivere libri grandiosi, anche se gli argomenti sono sempre quelli, i romanzi russi, sua figlia, i bioritmi, se scrivo in un modo che a me non fa del tutto schifo lo devo quasi solo a lui.

2 commenti

  1. Se vuoi essere alla moda ora devi scrivere un racconto che parli di un tale Enzo, magari ambientato a Milano. Chissà cos’avrebbe detto questo Enzo ad uno non troppo finissimo chiamato Franco.

  2. Ci tengo così tanto a essere alla moda che lascerò perdere i racconti e d’ora in poi scriverò solo dei saggi. Dieci, per la precisione.

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