Cosa farsene di un bambino
Nell’attesa di capire la legislazione vigente in merito ai post ironici ma potenzialmente fraintendibili (argomento, questo, che sarà affrontato a breve), chiarisco che quanto segue è fantasia, e del genere peggiore di fantasia: la fantasia fraintendibile da parte di chi non ha fantasia.
Stendetevi sul pavimento di casa vostra. E’ consigliabile che non si tratti di un pavimento troppo molle, dunque se a terra avete per esempio piastrelle di gommapiuma fareste bene o a non fare l’esercizio o a segare le gambe del tavolo e utilizzarne il piano, appoggiandolo sul morbido pavimento.
Sdraiatevi al centro della stanza, con uno scarto massimo di quindici centimetri. Chiamate eventualmente un amico agrimensore per una conferma della centralità.
Tenete le gambe unite e la testa dritta, in modo da fissare la macchia di umido sul soffitto senza strabuzzare gli occhi né aggrottare le sopracciglia.
Afferrate vostra figlia di sedici mesi. Dal momento che è improbabile che vostra figlia di sedici mesi si faccia prendere senza opporre fiera resistenza, avrete avuto l’accortezza di fiaccarla nella precedente ora e mezza con la visione ripetuta della famosa, secondo i malpensanti epilettogena, puntata numero 38 del cartone animato chiamato Pokemon, unita alla golosa promessa espressa con le parole ‘dopo gelati tantissimi buoni vieni vieni bimba’. Le sette precedenti parole vanno intese alla lettera, alla stregua di una formula magica: lo dimostra il fatto che la formula ‘dopo gelati buoni vieni bimba’, solo apparentemente simile, sortisce l’effetto di un sorriso grullo unito a una spumeggiante bolla di bava, ma col mantenimento di una temibile capacità di fuga.
Agguantate vostra figlia per i fianchi, sollevatela sopra di voi con la massima estensione che vi consente la vostra stanca coppia di braccia. Tenetela in questa posizione per non meno di cinque secondi e comunque non più di ventiquattro minuti. Poi, con lentezza, abbassate le braccia fino ad avere la faccia di vostra figlia vicina alla vostra.
Datele un bacio sulla guancia, sussurrate “bravissima, dodici gelati per te tra poco poco” – formula non meno taumaturgica della precedente, a patto che sia recitata con la stessa scrupolosa aderenza al testo -, poi rialzate vostra figlia fin su alla posizione di partenza.
Ripetete questo esercizio per quattrocento volte, o in alternativa fino alla perdita dei sensi vostri o di vostra figlia.
Dal momento che è quasi certo che i primi a perdere i sensi sarete voi, inevitabilmente meno abituati della vostra prole agli sforzi aerobici e anaerobici, adagiate due materassi, uno alla vostra destra e uno alla sinistra, affinché la sua caduta dalle vostre braccia esanimi sia lieve.
Se invece a terra avete piastrelle di gommapiuma, non c’è bisogno di materassi.