Come
Finirà come deve finire, mi dicevo prima della partita. Sì, ma come deve finire? Mi chiedevo poi, senza rispondere.
Non sono riuscito a seguire la finale con continuità. Ero troppo agitato. Fissavo il computer collegato al sito di wimbledon per un game, dopo dovevo trovare qualcos’altro. Stavo al computer per un po’, poi leggevo un capitolo di un libro. Mi rimettevo al computer, dopo tre minuti pulivo i fornelli. Tornavo al computer, tempo qualche scambio e mi mettevo a passare l’aspirapolvere. Pur di fare qualcosa, tra un’occhiata al computer e l’altra, ho lavato a mano dei pantaloni già puliti. Durante il secondo set. Poi li ho stesi e li ho rilavati a metà del terzo set.
A un certo punto, era da un po’ che non andavo al computer, ha chiamato Camilla. Allora, come va? Mi ha chiesto. Te lo dico subito, ho detto io. Sono tornato al computer. 5-2 per Djokovic al quarto set, che aveva vinto due dei tre precedenti set. Considerato che Federer al quarto set contro Djokovic non ha possibilità nemmeno se sta vincendo lui 5-2, era chiaro che la partita ormai era chiusa.
Sta finendo, Federer ha perso, ti chiamo tra poco, le ho detto. A quel punto ho smesso di rilavare cose pulite e ho deciso di seguire gli ultimi minuti del match senza interruzioni. Ormai non ero nemmeno più agitato.
Federer ha tenuto la battuta. 5-3. E questo era facile. Non scontato, ma facile. Poi ha fatto il break 5-4. E questo era difficile, ma tutto sommato possibile. Poi ha ritenuto la battuta. E ci poteva stare. 5-5. A quel punto la cosa più probabile era un altro tie-break, dopo il tie-break del primo set, che aveva vinto lui, e il tie-break del terzo, che aveva vinto Djokovic. Invece Federer ha fatto un altro break. 5-6 per lui. Cosa altamente improbabile e quasi sicuramente destinata a scatenare la rabbia di Djokovic tanto da provocare il controbreak. Dopodiché un tie- break che avrebbe visto trionfare Djokovic. Sicuro. Invece Federer, il vecchio Federer, il vecchio e insicuro Federer incapace di vincere una partita che duri più di due ore, dopo tre ore e mezza di gioco ha tenuto il servizio e ha conquistato il quarto e penultimo set.
A quel punto l’agitazione è tornata oltre i livelli di guardia. Ho letto un altro capitolo del libro, mi sono tagliato le unghie, ho buttato la frutta marcia ancora presente in frigo, già che c’ero ho dato una pulitina al frigo e sono tornato al computer, convinto di scoprire che Djokovic nel quinto e ultimo set aveva piazzato il break iniziale per ristabilire i valori in campo e far capire subito che quanto appena accaduto era solo una specie di contentino per un comunque valido avversario. E invece il break non c’era. Il punteggio era di 1-1.
Ho fatto una veloce valutazione in seguito alla quale ho capito che se non fossi uscito subito di casa l’agitazione avrebbe avuto la meglio, e che per salvarmi non sarebbe stato sufficiente nemmeno un gesto estremo. Qualcosa come passare il mocio sul terrazzo o stirare i tovaglioli.
Ho preso lo zaino, ci ho messo dentro le sigarette, le chiavi di casa e il cellulare. Poi sono uscito senza nessuna meta precisa. Dopo cinque minuti ho incontrato una ragazza. La ragazza mi ha fermato. Scusa, posso disturbarti un attimo? Ha detto lei. Prego, ho detto io. Il carro attrezzi mi ha portato via la macchina, devo andare a prenderla in via del Gomito, ha detto lei. Oh, ho detto io. Di solito non fermo gli estranei, ma non so proprio come fare, ha detto lei. Mh, ho detto io. Devo pagare centosettantotto euro e non li ho tutti, devo tornare a casa con urgenza, abito lontano, ha detto lei. Ah, ho detto io. Mi puoi aiutare? Ha detto lei. Come? Ho detto io. Dandomi qualcosa, ha detto lei. Quanto? Ho detto io. Diciassette euro, mi mancano diciassette euro, ha detto lei. C’è un problema, ho detto io. Quale? Ha detto lei. Non ho il portafogli, sono uscito senza, ho detto io. E non andresti a prenderlo? Sai, devo arrivare a Castel d’Aiano, non insisterei se non fosse una situazione così, ti prego, non so davvero come fare.
E’ stato un attimo.
Tu adesso vai a casa, prendi diciassette euro, torni qui e glieli consegni. Ho pensato. Anzi, fai il brillante e le lasci venti euro. Ho pensato ancora. E lo fai perché, se lo fai, Federer vince il quinto set, la partita e il torneo di Wimbledon per l’ottava volta, superando Sampras e Renshaw che l’hanno vinto solo sette volte e spingendosi ancora un po’ più su nell’empireo dell’inarrivabile leggenda tennistica. Diciotto slam, quattro più Sampras e soprattutto di Nadal, quel porco di Nadal.
Aspettami qui, arrivo subito, le ho detto. Sono tornato a casa, ho preso venti euro, me li sono nascosti nell’incavo del palmo e sono uscito. Nel punto in cui le avevo detto di aspettarmi non c’era nessuno. Ho guardato nei dintorni: nessuno. Sono andato a dare un’occhiata al parco lì vicino: nessuno.
Pazienza, mi sono detto. Il gesto comunque l’ho fatto, quindi è come se questi venti euro glieli avessi dati. Ho fatto tutto il possibile. Ci ho anche messo poco tempo, ho quasi corso lungo la strada. Mi sono detto ancora. L’ho persino cercata al parco, di più non mi si può chiedere. Ho concluso.
Sono tornato a casa, ho rimesso i venti euro nel portafoglio e ho seguito fino alla fine la partita, che è finita come doveva finire.