Cinque quarti
– Ormai non li conto neanche più.
– No?
– Saranno sette, otto, nove. Ma non li conto più.
– Cosa mi vuoi dire?
– Lo sai.
– Cosa mi vuoi dire, bimba?
– Il lettore si sarà scordato che hai un’altra figlia oltre a Agata.
– Esagerata.
– Non li conto più, ma saranno forse anche dieci post di seguito senza alludere a me.
– Tu dici che non li conti, io dico che non conta.
– E invece conta.
– Non conta. Io penso a te anche quando non parlo di te.
– Stronzate.
– Non sono stronzate.
– Tu dici che pensi a me anche quando non parli di me, io dico che non pensi a me nemmeno quando parli di me.
– E allora a cosa penso quando parlo di te?
– A te.
– Sempre la solita faccenda del solipsismo.
– Con pochissime varianti.
– L’impossibilità di scindere la coscienza dalla consapevolezza della coscienza.
– Si può anche dire così, sì.
– Cosa devo fare, bimba?
– Non lo so.
– Neanch’io.
– Tu dovresti saperlo, però. Mentre io sono autorizzata a non saperlo.
– Non basta questo post? Questo post parla di te.
– No. Parla di te.
– Questa cosa me l’hai già detta.
– Questa cosa continua a essere vera.
– Bimba, mi sento una merda.
– Una merda o di merda?
– Non lo so, forse entrambe le cose. Qual è la differenza?
– Nessuna, se per te autostima e tono dell’umore sono sinonimi.
– Dove hai imparato tutto questo?
– Tre quarti delle cose le ho imparate prima di nascere. Un quarto guardando fuori dalla finestra quando mi lasci da sola. L’ultimo quarto immaginandomi un mondo in cui le sinfonie suonano in cinque quarti.
– Non sono sicuro di avere capito, bimba
– Non importa, papà.
– Buonanotte bimba.
– Buonanotte.