sturm und daitarn

Quando visito un castello prima o poi finisco nella stanza dei ritratti.
In genere la stanza dei ritratti è un salone oblungo col soffitto molto alto e una illuminazione sovente inadeguata.
Allineati alle pareti, imprigionati in grosse cornici dalle fogge pacchiane, qualche decina di generazioni di signorotti e cortigiane sparpagliati su quattro o cinque secoli di storia locale. Di solito la gente butta un occhio veloce e tira diritto. Io invece mi soffermo un po’. Sguardi austeri, posture innaturali, i volti pallidi sono macchie lattiginose circondate dal nero degli indumenti e dello sfondo. Occhi infossati, guance grinzose e assurdamente rubizze, orbite profonde come crateri. Immagini di ectoplasmi. Non posso credere che quella gente fosse davvero in vita al momento del ritratto.
O forse è vero il contrario. Forse quella gente vive ancor oggi, e bevono vino e giocano a tressette e ciapanò e suonano ghironde e si rincorrono gli uni cogli altri con l’uccello di fuori sghignazzando e agitando catene e spostando oggetti a caso, così, tanto per ammazzare il tempo, mentre i loro ritratti avvizziscono, screpolano, invecchiano e infine muoiono.
Un modo migliore di altri per uscire dal tempo e diventare epica.
Adesso prendiamo Gualandri e capovolgiamo il discorso. Diamo un calcio nel culo a mille anni di ritratti morti di gente ancora più morta. e pensiamo a dei ritratti che siano un cicinino più vivi. Ecco quindi che gli ignari protagonisti dei ritratti di Gualandri vengono strappati una volta per tutte al fondamentalismo anime ortodosso e reazionario e, una volta decontestualizzati, riconsegnati loro malgrado al tempo. A questo tempo in divenire così gravido di incertezze, così prossimo a una fine.
I quadri sono fichissimi, anche se io avrei osato un pelino di più. L’autore sa bene che cosa intendo. Chi fosse interessato può ammirare alcuni dei ritratti di Gualandri nello stanzone oblungo del Fuori orario. Saranno lì fino a un imprecisato giorno di febbraio. Se leggete i nomi delle opere avrete modo di capire anche il titolo di questo post.
Quanto alla faccenda dei ritratti che invecchiano al posto degli uomini, ripensandoci trovo che sia uno spunto davvero fico. Un giorno o l’altro mi sa che ci scriverò un racconto.
Ringrazio Daisy e il suo nuovo insostituibile telefonino per la foto qui sopra.