scripta volant

Qualche annetto addietro ricevemmo un’interessante proposta da uno degli illustratori ospitati su Tapirulan. Il progetto, coordinato da questo illustratore, consisteva nella pubblicazione di una dozzina di libelli di sessantaquattro pagine, uno al mese, dedicati a dodici differenti generi letterari (giallo, rosa, favole, horror ecc.) e illustrati dall’illustratore medesimo.
Il libri avrebbero composto una collana chiamata “Corti di carta” e sarebbero stati pubblicati da una piccola ma intraprendente casa editrice, specializzata in fumetti e illustrazione, ma desiderosa di aprirsi a nuove forme editoriali. A Tapirulan spettava il compito di redazione per il capitolo “favole”.
Misi insieme una miniredazione e accettai di buon grado. Mi stimolava, più che il progetto in sé, il fatto di lavorare per la prima volta con una vera casa editrice. Avrei potuto imparare molte cose.
In realtà i contatti diretti con la casa editrice furono sporadici. La mia unica interfaccia era l’illustratore. I rapporti con lui si deteriorarono in breve tempo. Era una di quelle persone che scrivono lunghi mail con tante maiuscole e molti punti esclamativi, di quelle persone che parlano in primo e unico luogo di se stessi e leggono le mail degli altri frettolosamente e mai fino in fondo. Ciò che generò, alla lunga, parecchi malintesi.
Il concorso non fu ciò che definirei esattamente un successo, dal momento che nella nostra sezione partecipò un solo concorrente. Se da un lato ciò rese enormemente semplice il compito della redazione, dall’altro pose alcuni interrogativi sulla sensatezza di un progetto del genere.
Pochi giorni dopo la scadenza del bando ricevetti un comunicato dal’editore in cui si leggeva che nella sezione favole il vincitore era quell’unico partecipante, che per mera comodità d’ora in poi chiameremo Robirobi.
Non essendo in diretto contatto con l’editore, espressi via mail la mia perplessità al tizio che parlava molto di sé, sottolineando che a mio modo di vedere l’input doveva venire dalla redazione verso l’editore, non viceversa. Mi fu risposto che la fola era molto semplice: essendoci un solo partecipante, l’editore avrebbe pubblicato lui. Punto.
Replicai che in ogni caso il testo avrebbe potuto non essere all’altezza, forse l’editore non era interessato alla qualità di ciò che pubblicava? Fossi stato in lui, nell’editore, avrei comunque tenuto conto dell’opinione della redazione. Mi fu risposto di piantarla con queste cazzate, che il concorso è roba dell’editore, che l’editore pubblica chi gli pare e se ci va bene allora OK, citeranno il nostro nome come redazione, altrimenti che quella era la porta.
Dal momento che ritenevo comunque valido il testo, come associazione acconsentii a mettere il nome di Tapirulan. Personalmente, invece, ritenni di prendere la porta.
Ma è risaputo che ogni porta malchiusa prima o poi si riapre con una folata. Fu così che un annetto più tardi (era il 2009) trovai il banchetto dell’editore alla Fiera del Libro di Torino. Tutto sommato ero curioso di vedere com’erano venuti questi “Corti di carta”. Mi appropinquai. Dei “Corti di carta” neanche l’ombra. Il tizio al banchetto mi mise in mano un’altra pubblicazione e fece di tutto per convicermi che si trattava di un “Corto di carta”. Il “di tutto” consisteva eminentemente nel ripetermi cento volte “no, no, questo è proprio un Corto di carta” a ogni mia obiezione. Alla fine decisi di passare da coglione, annuii e comperai il primo libro che mi mise in mano, per ragioni nelle quali preferisco non dilungarmi.
Di ritorno da Torino, pensai di indagare un po’. Feci una mini-inchiesta.
Nel sito dell’editore non c’era traccia dei libri.
Contattai le redazioni, l’illustratore che parla molto di sé e pure la casa editrice.
Ecco alcuni dei i riscontri delle redazioni:
– Degli altri Corti non so nulla, però quello che ci competeva è uscito regolarmente a giugno 2009.
– Per quanto mi riguarda so che il libro vincitore della sezione è stato sicuramente presentato al Salone del Libro di Torino. Non c’è traccia di vendita sul sito e nemmeno ho ricevuto risposte su dove trovarlo. Avrei sperato almeno di riceverne una copia gratutita ed invece non riesco ad averla nemmeno acquistandola.
– …poi non so perché da un momento all’altro sono stata mesi in attesa senza che nessuno mi dicesse niente. Dopo ripetute richieste di spiegazioni e chiarimenti via email [l’illustratore che parla molto di sé] si degnato di rispondermi (dopo 4 mesi) dicendomi che era stato tutto bloccato, che [l’editore] non faceva più iniziative del genere. In poche parole non se ne faceva più niente. E nessuno si era preso la briga di avvertirmi pur avendo preparato io stessa pagine di regolamenti, pubblicità e banner sul mio sito e su siti amici. Sinceramente tutto questo non mi ha dato prova di grande responsabilità e professionalità.
– …non siamo contenti della gestione di Corti di carta. Il progetto non è stato portato avanti seriamente, il coordinamento e le informazioni ricevute sono state davvero scarse. Noi, come associazione, abbiamo lavorato molto per la pubblicazione del corto e anche l’autore del libro vincitore, ha dedicato molto del suo tempo per la sua buona riuscita.
– Ho abbandonato il concorso Corti di carta ormai da molto tempo, per motivi che ora sarebbe troppo lungo spiegare. Non ho più avuto notizie per cui mi dispiace ma non posso rispondere alla tua domanda. Dovresti chiedere a qualche altra “redazione”. Ti auguro miglior fortuna.
Dimostrando correttezza, anche l’illustratore che parla di sé rispose alla mia mail. Ecco le sue parole: Ho girato la mail alla casa editrice (che ci legge in copia) la quale a breve ti aggiornerà mettendo la mail a conoscenza di tutti. Risponderei io in prima persona ma le stampe e tutto quello che concerne le edizioni è stato totalmente gestito [dall’editore]. Io stesso non sono in possesso delle opere prodotte, ho avuto difficoltà per riceverle e per motivi personali non lavoro più come illustratore per loro. So che hanno pubblicato i Corti sui gatti, il fantasy ed altri ma tutti sotto un’altra collana. Il mio ruolo era quello di portare acqua al [loro] mulino, da lì in poi avrebbero gestito loro il tutto e quindi a breve delucidazioni su tutto arriveranno direttamente dalla sede.
L’editore, più volte sollecitato, non ha mai risposto.
Infine ho sentito l’autore “vincitore” della sezione favole, che per comodità e coerenza continueremo a chiamare col nome fittizio di Robirobi. Ecco la sua risposta: Sono stato contattato in marzo per copertina e illustrazioni. Per il resto, nulla.
Siamo tutti dilettanti, qui, e questo significa a volte poca professionalità ma comunque tanta passione. Eppure l’impressione è stata opposta, di una certa professionalità da parte dei dilettanti, mentre i professionisti non ci hanno messo niente, neanche la passione.
Pubblico questo post nel mio blog invece che sul sito in aperto contrasto con la redazione di Tapirulan che ritiene inutile, anzi, dannoso per l’associazione riparlare di una esperienza negativa a distanza di così tanto tempo.
Forse.
Ma io la penso diversamente. Sbagliando s’impara, si dice, e ammettere i propri errori è indubbiamente segno di maturità. Da tempo sostengo che Tapirulan può trovare buone occasioni di crescita attraverso la collaborazione con altre associazioni e altre case editrici, e quindi l’esperienza, per quanto negativa, ci ha insegnato parecchio.
In chiusura mi preme ribadire qui ciò che già dissi a suo tempo all’illustratore che parla molto di sé. Il mini-romanzo scritto da quell’autore che per comodità e coerenza continueremo a chiamare Robirobi è un lavoro eccellente. Mi auguro con tutto il cuore che un giorno o quell’altro un editore lo noti e lo pubblichi. Un editore, stavolta, serio, professionale e motivato.