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matteo fontana – il gioko

Un gruppo di liceali alle soglie della maturità si riunisce settimanalmente per condividere il ‘gioco’. Un gioco senza nome e senza un ‘significato’ che consiste nell’eseguire in presenza dei compagni un certo numero di pratiche sessuali estratte a sorte da un database. Una specie di gioco della bottiglia, ma un po’ più interessante, per così dire. Poi, a un certo punto, succede il 'casino'.
Facile cascare nella stigmatizzazione becera e aprioristica, facile cavarsela rifilando la colpa, come sempre, alla stronzissima ‘società’. O, peggio, rovinare nel voyeurismo da romanzetto soft-porno. Ma Matteo non sbaglia. Scrive il romanzo in prima persona, ci racconta il gioco semplicemente per quello che è: una sequenza di gesti meccanici; un modo come un altro per trascorrere il pomeriggio. Un concetto talmente semplice da sconcertare, da risultare inaccettabile da parte di chi del gioco non fa parte. La stronzissima società, per dirne una.
Matteo mescola bene gli ingredienti e delinea una storia convincente e avvincente, forse un po’ affrettata nel finale. Per esempio, avrei analizzato più a fondo il rapporto coi compagni dopo il ‘casino’. Lo slang giovanilistico è efficace e spesso divertente, anche se io avrei calcato un po’ di più la mano.
In due parole: un libro che si legge tutto d’un fiato. Cos’altro chiedere a una storia, dopotutto, se non di lasciarsi raccontare?
Peccato per la pessima copertina che secondo me non invita all’acquisto: l’allusione al gioco è fin troppo facile. Al limite avrei messo i ragazzi di schiena, nudi. E perché decapitare la rossa in alto con quel rigo nero? Poveretta. Scellerata l’introduzione che rivela, tra le righe, tutta la trama, finale compreso.
L’Autore mi ha personalmente autorizzato a pubblicare un estratto del suo romanzo. Ho scelto questo.

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(…)

Scoppio di grida, le ragazze si danno il «cinque». È uscita una delle minchiate sadomaso di recente introduzione. Spero di non essere coinvolto, visto che qui non ci sarà da usare l’uccello può anche darsi che mi richiamino dentro. No, esce Tommaso. Porca puttana. Non poteva esserci coppia peggiore, Maresa e Tommaso, si sono già scazzati prima, adesso la vedo male. Tommaso infatti non è per niente contento.
«Dai, porca troia, devo proprio fare ’sta minchiata? È una rottura di coglioni e basta!».
Le ragazze insorgono. Il succo delle proteste è: avete accettato di mettere le cose sado-maso? Adesso dovete smazzarvele! Hanno ragione. Micol torna dal cesso con la faccia pulita e dà manforte alle sue compagne, anche senza aver capito un cazzo della questione. Del resto, fa sempre cosí Micol. Difenderebbe Hitler pur di partecipare a una discussione. Fabio ha le palle girate, oggi non ne va una liscia. Chiede silenzio.
«Tommy, dai, lo devi fare, sono le regole. Magari la prossima volta glielo metti in culo a ’sta puttana».
E Maresa stizzita:
«Oh, puttana ce lo dici a tua madre, hai capito?».
Fabio la tira per i capelli (dev’essere lo sport del giorno tirare Maresa per i capelli) e le dice di stare zitta se no glielo mette in bocca e la strozza. Maresa non ci sta, lo manda affanculo, Fabio la spinge via. «Cosí noi non ci stiamo piú» è il succo dei pensieri (pensieri?) delle ragazze in questo momento. Qualcuna fa per andarsene, Serena sembra una crocerossina accanto a Maresa.
«Dai, va bene, finitela, lo faccio» chiude Tommaso.
Si spoglia in fretta, si mette in bocca quella cazzo di pallina rosa che hanno comprato, il bavaglio, o morso, non so come cazzo si chiama, e Maresa glielo lega dietro la nuca. Poi lo fa mettere ginocchioni e gli sale sulla schiena, tra le urla divertite delle ragazze. Tommaso deve farle fare un giro per tutta la taverna.
Comincia. Lei lo tratta da cavalluccio, ha ritrovato il buonumore. Tutto il gruppo lo segue nel giro, per sfotterlo e deriderlo. Fabio batte le mani con un sorriso poco convinto. Mi guarda come per dire: «Possibile divertirsi cosí?». A me per la verità la cosa in sé non dispiace, in fondo, se la prendi dal lato giusto, fa ridere. Certo piú che sborrare in faccia a Micol. Il problema è che Tommaso è uno che le cose non le prende mai per il verso giusto. E Micol è una stronza che non sa mai quando tenere la bocca chiusa, stavolta letteralmente. Che bella pensata ha la nostra Micol? A metà del tragitto, dopo averlo deriso, dopo avergli dato del «frocione» e altre cose simili, a Tommaso gli piazza un bello sputo in piena faccia. E quello non ci ha visto piú. Muggendo come un toro a Pamplona, si alza di scatto facendo fare a Maresa un capitombolo mica da ridere e si scaglia su Micol, sempre col morso in bocca.
«Mmmh!» le grida contro, pensando di dire chissà quale parola. La prende con una mano al collo e la sbatte contro la parete, tenendola sollevata da terra di parecchi centimetri. Le piazza due ceffoni da paura, e se Misha e Fabio non lo fermavano faceva anche di peggio. Tommaso è alto uno e novanta e gioca a pallanuoto.
Micol si mette a piangere con la faccia tutta rossa per gli schiaffi, a Maresa fa male il culo per la caduta secca sul pavimento, Serena si mette a piangere per simpatia, come un diapason, Nicoletta
grida: «Ma andate affanculo tutti!» e se ne va. Sabrina è mezza sconvolta in un angolo, col terrore che un ceffone nel parapiglia arrivi anche a lei. Io non ho mosso un dito. Che mi frega? Pestatevi pure.
Fabio e Misha spingono Tommaso contro il tavolo delle bevande, rovesciano un sacco di roba e spargono i pop corn su tutto il pavimento. Alla fine lo calmano, gli levano il bavaglio, e lui: «Avete visto quella stronza! In faccia mi ha sputato! Diocaro io ti faccio fuori, scrofa di merda! Hai capito?».
C’è voluto un quarto d’ora perché Fabio riportasse la calma.

(…)

Un commento

  1. Una piacevole lettura, che ti costringe all’apnea.
    Veloce, scorrevole e avvincente.
    Concordo pienamente con le considerazioni di Alberto… a cominciare dalla copertina.
    Il finale della storia lascia un po’ a bocca asciutta, scivolando tra le dita. Una veloce carrellata ai sopravvissuti al “The Day After”… e tanti saluti e baci.
    Probabilmente un approfondimento sarebbe stato forse un po’ noioso, ma qualche pagina in più avrebbe dato il tempo di smaltire le emozioni e farti tornare più lentamente alla realtà.
    Sì perché è facile ritrovarsi a tra i protagonisti…
    … e a far parte del branco.

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