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lettera del compagno lazlo al colonnello valerio

L’estate scorsa ero a Ferrara a una specie di festival cui partecipavano grosso modo tutti i gruppettini italiani che ho imparato a detestare in questi vent’anni. Gli headliner erano i Tre allegri ragazzi morti, tanto per intenderci. Io ero lì per due motivi diversi e a loro modo entrambi validi. Uno si chiama Sara, l’altro si chiama Giorgio Canali.
Non ci provo neanche a cercare di descrivere la rabbia che scarica Canali quando imbraccia una chitarra e sale sul palco, o il senso di insopportabile compressione che ti pompano dentro le sue canzoni per giungere alla catarsi finale che esplode ineluttabile e violenta come un’eruzione. Posso solo consigliarvi di andarlo a vedere, una volta nella vita, Giorgio Canali.
Come di consueto il concerto è stato breve: poco meno di un’ora. Poi Giorgio è tornato sul palco e ha presentato come bis un brano inedito. Le sue parole: “Questa canzone doveva essere dentro a Materiale resistente, ma alla fine fu esclusa perché a nessuno piaceva come suona ‘sta cazzo di armonica”. E poi ha attaccato con questa roba qui. Se vi è mai capitato di vedere Canali dal vivo potete immaginarvi cos’è successo sul palco in quei cinque minuti. Se avete poca fantasia potete dare un’occhiata qui.
Il colonnello Valerio cui è indirizzata la missiva è un certo Walter Audisio. Chi mastica di storia lo conoscerà certamente. Io ho dovuto usare Wikipedia.

Be’, ogni volta che ascolto questo pezzo mi si drizzano i peli delle braccia. A voi no?

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