james g. ballard – il condominio

un elegante grattacielo di quaranta piani con negozi, piscine, asili, bar e ristoranti diventa il naturale scenario per l’ultima delle rivoluzioni borghesi: quella contro se stessi. epigoni rampanti di una borghesia in espansione, sicuri di sé, ricchi, affascinanti, i duemila inquilini del condominio si ribellano – a vari livelli – ai costumi imposti dalle loro stesse consuetudini fino alle estreme conseguenze, alla ricerca di una violenza istintiva, necessaria, vitale.
nella recente tetralogia formata da ‘cocaine nights’, ‘super-cannes’, ‘millennium people’ e ‘regno a venire’, ballard investiga – con pachidermica lentezza – questa tematica fino a lacerarne ogni paradosso giungendo – spesso – a conclusioni tanto semplici quanto radicali. partendo dal primo e più ‘convenzionale’, cioè ‘cocaine nights’ – convenzionale nella sua struttura di romanzo-con-indagine-sul crimine – ballard dimostra, nei tre romanzi successivi, un’attenzione crescente nei confronti del movente a discapito del crimine medesimo. al punto che in ‘millennium people’, il ‘crimine’ – l’omicidio iniziale (accidentale?) – altro non è che un mero pretesto narrativo per presentare il protagonista e catapultarlo all’interno della scena (qui come altrove sempre una sorta di ‘forestiero nel villaggio dei dannati’).
la borghesia stanca che attraversa i quattro romanzi, anestetizzata dagli schermi televisivi, dai campi da tennis, dai successi professionali, è una borghesia malata, fatiscente ma – eccoci pervenuti a una delle più sconcertanti conclusioni del nostro – al contempo immagine sempre più nitida e vitale della società occidentale di fine millennio. mi spiego: se le perversioni nella mega-villa di ‘cocaine nights’ possono essere visti come i giochetti pesanti di un piccolo manipolo di ricconi annoiati e/o sovraeccitati, così non può essere per le violenze notturne operate dalla comunità alto-borghese del centro residenziale ‘super-cannes’, né della middle-class di ‘millennium people’ né tantomeno della piccola borghesia dei quartieri popolari lungo la m25 di ‘regno a venire’. come dire: guardatevi alle spalle, miei cari, il virus si diffonde – e in fretta. In questo senso, forse più che in altri, ballard scrive ancora fantascienza: nel raccontarci asetticamente ciò che accadrà lunedì prossimo, con la precisione chirurgica di un telegiornale per qualche inspiegabile ragione ricevuto prima ancora di essere trasmesso.
di questa tetralogia, che ballard scrive in circa un decennio, ‘il condominio’ [online qui] – antecedente di 20 anni – è il padre putativo. più estremo (al confine con – anzi, oltre – l’horror) nello sviluppo ma più misurato (forse superficiale?) nell’analisi sociologica, costituisce probabilmente l’approccio più immediato a quest’ultima grande tematica ballardiana.
il primo da leggere, insomma, e il più appagante (anche voi farete le tre perché non riuscite a appoggiare il maledetto libro e dormire). e, datemi retta, una volta divorato il romanzo, se avete ancora un occhio aperto, rileggetevi la prima pagina. ne vale davvero la pena!
a tratti la prosa ballardiana ricorda lo stile monolitico dell’ultimo orwell. ma a differenza di quest’ultimo, il nostro talvolta si diverte a confondere il lettore. come nell’estratto qui sotto.
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Ma quello che faceva arrabbiare Wilder, della vita nel suo condominio, era il modo in cui un insieme apparentemente omogeneo di professionisti ad alto reddito si era strutturato in tre campi disuniti e ostili. Le vecchie suddivisioni sociali, basate su potere, capitale ed egoismo, si erano riaffermate anche lì come in qualsiasi altro posto.
Di fatto, il grattacielo si era già diviso nei tre gruppi sociali classici, la classe inferiore, la classe media, la classe superiore. Il centro commerciale del decimo piano costituiva un chiaro confine fra i nove piani più bassi, con il loro proletariato di tecnici cinematografici, hostess e gente simile, e il settore mediano del grattacielo, che andava dal decimo piano alla piscina e alla terrazza-ristorante del trentacinquesimo. I due terzi centrali del condominio formavano la sua borghesia, costituita da membri delle professioni, egocentrici ma sostanzialmente docili: medici e avvocati, contabili e fiscalisti che lavoravano non per conto proprio ma per istituzioni sanitarie e grandi società. Puritani in grado di disciplinarsi da sé, avevano l’alto grado di coesione di coloro che desiderano ardentemente piazzarsi secondi.
Sopra di loro, ai cinque ultimi piani del grattacileo, c’era la classe superiore, la prudente oligarchia di piccoli magnati e imprenditori, attrici televisive e accademici arrivisti, con i loro ascensori ad alta velocità e servizi di qualità superiore, con la passatoia sulle scale. Erano loro che stabilivano il ritmo dell’edificio. Erano i loro reclami a venire accolti per primi ed erano sempre loro che, sottilmente, dominavano la vita del grattacielo: stabilivano quando i bambini potevano usare le piscine e il giardino pensile: fissavano il menù del ristorante e i conti salati che tenevano lontani quasi tutti tranne loro. Ma, soprattutto, erano loro a gestire il delicato rapporto di patronato che teneva in riga il livello medio, con la carota perennemente penzolante dell’amicizia e dell’approvazione.
HAHAH!!
Grandissimo!
grazie della visita..ci sei a sabbioneta?ma ce lhai un e-mail?ok ok basta domande ciao
cara sonia
ho provato a contattarti in splinder ma devo registrarmi e io sono di una pigrizia pachidermica. un pigrosauro. il mio e-mail è ufj@tapirulan.it.
anch’io ho provato ad inviarti 2 mail all’indirizzo che mi hai dato ma le respinge..bene..nel 2008 ci sono delle toppe comunicative vedo..
in caso tu riesca ad inviarne..la mia mail è Ladyviole@yahoo.com
ciao pigrosauro
ti lascio anche il mio indirizzo mojogoldmine@gmail.com