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indiavolata

E’ da quando la conosco che Sara desidera andare in India.
E’ andata più o meno così. Però immaginate che questa conversazione abbia il respiro di circa un decennio.
Mi porti in India?
No.
Mi porti in India?
No.
Mi porti in India?
No.


(Io e Sara siamo stati separati per un paio d’anni)
Poi:
Mi porti in India?
No.
Mi porti in India?
No.
Mi porti in India?
No.
Mi porti in India?
OK.
Cos’hai detto?
E allora quest’estate ci siamo fatti un breve giro dell’India. Delhi, Rajastan, Agra, Varanasi. Poco più di due settimane.
Ogni anno, quando torno da un viaggio, mi riprometto di scrivere un diario prima di dimenticare quelle sensazioni. Poi una sera fuori, un concerto, una grigliata e una riunione a Torino, alla fine passano tre mesi e il diario non lo faccio più. Stavolta mi sono impuntato. Stavolta mi sono chiuso in casa e sono uscito tre giorni dopo, a diario ultimato. Il risultato è un ibrido tra consigli pratici, una cronologia e qualche pensiero buttato lì alla rinfusa. Andrebbe riletto mille volte, limato, editato e impaginato un po’ meglio di così. Ma ho addosso la fregola di farvelo leggere. Cliccate qui. E tornate a scrivermi i vostri commenti, ci tengo.
La foto è di Sara

6 commenti

  1. Forse Adele si riferisce all’aeroporto di Francoforte Hahn, importante scalo Rynair che in realtà si trova a 120 Km da Francoforte.

  2. Certamente, ma è proprio questo il punto: tu dimmi come si fa a pensare che una scatoletta come quella sia apertelevirgolette L’Aeroporto Di Francoforte chiuselevirgolette???
    La prendo sempre in giro la cara Adele. Un giorno ti racconto di quella volta che mi propose di andare insieme a visitare l’Arnese.

  3. Ciao, mi fai un articolo su annoying orange?
    NO!
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    NO!
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    NO!
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    http://www.youtube.com/watch?v=KmA1mn0UgPE

  4. Ero armato delle migliori intenzioni, vale a dire delle peggiori, ed ero pronto come in quei filmati del cazzo di youtube o roba del genere a mettere la cancellina sullo schermo, oltrechè a correggere con matita rossa e blu tutto ciò che è ridondante, pleonastico, fuori luogo, fuori tono, sopra o sotto le righe. Lo ero, giuro. Quando per esempio ho visto che non c’era scritto a quanto corrisponde una rupia, neppure una volta, mi sono inalberato. E mi sono inalberato pure con termini come “invero”, che secondo me non c’entrano molto in quel contesto o almeno non mi piacciono. E il fatto che il diario assomigliasse a tratti più a una guida che a un diario non mi convinceva. E questo continuo far riferimento alla lonely planet che smaga un po’. Perché non dà maggior spazio ai battibecchi con Sara o comunque alle cose che fanno trasparire in filigrana elementi sul loro rapporto, sulle loro dinamiche, sulla filosofia sottesa al viaggio? Mi chiedevo. Perchè la furbata 1 e 2 che meritavano più spazio muoiono quasi subito senza essere sviluppate? Perchè il tono così serio se non serioso di certi passaggi? Chissenefrega delle sete indiane? Non LA sete, LE sete. Datemi un altro gioco pestalamerda, non il prezzo del ristorante vista lago, che non so neppure a quanto corrisponde. Ma a un certo punto è successa una cosa. Ci sono entrato, nella guida. Ci sono entrato, in India. Forse in corrispondenza della gita nel deserto, che secondo me è la pagina più bella. Forse non la migliore, ma la più bella. E quella domanda (“dove siamo finiti?”) che cambia pelle e significato. Bellissimo. Da lì la svolta. Non so se dipende da me, dalla maggiore attenione prestata da lì in poi, o dal fatto che sei come cresciuto come scrittore, ma a quel punto è diventato un diario letterario. Sì, letterario. non un diario e basta. Ma questo non spiega ancora abbastanza. Hai reso, hai reso tutto. L’India è comparsa al pentagramma dei sensi. E poi, la cosa più importante. Una cosa che non mi succede mai quando leggo. Quasi mai. Alla fine non ero triste perchè era finito. Alla fine ero emozionato. Cazzo, emozionato.
    Quindi sei stato bravo.

  5. Bravo,
    mi piace come scrivi, mi diverte il tuo senso dell’umorismo e, seppur lungo, il diaro scorre come l’acqua nel fiume Ganga…

    Mi piace la tua Indiavolata!

    Unici appunti su Varanasi. Per me la fai scivolare via, troppo. E forse con qualche imprecisione:
    – a quanto ne so, i lebbrosi non vengono cremati perchè unti dal divino (la lebbra ne è la manifestazione e c’è anche una divinità della lebbra, mi sembra Yama). Da un punto di vista sanitario la cremazione sarebbe suggerita.
    – Le donne non possono stare in prossimità dei cadaveri durante la cremazione non per “legge” (sati), bensì perchè non è ammesso il pianto (l’emotività femminile!) nel rituale più importante e in fin dei conti gioioso dell’intero ciclo della vita Indu.

    E la magia di questa città ruota attorno a un assunto: morire a Benares, la città eterna, per interrompere il ciclo delle reincarnazioni…

    Per il resto mi sono rivisto, ho ritrovato tante cose della “mia” India, della mia esperienza e di quello che ho afferrato.

    Ho riso.
    E mi hai anche emozionato: sei riuscito a riportare il dialogo sull’induismo con Sanjeev in maniera straordinaria. Così come il tuo afferrare il senso della spiritualità indiana e trasmetterla in poche righe.

    Azzeccate anche le foto.

  6. Non è stata soltanto la vanità a spingermi a chiedere a Simone e Guido il permesso di copiare qui le mail coi i loro commenti al mio diario. Ma soprattutto il fatto che sono commenti costruttivi, intelligenti, interessanti. Dovrò leggerli e rileggerli, che c’è tanto da imparare nelle loro parole.
    A Simone e Guido un grazie di cuore per avere avuto la pazienza di leggersi tutto il papiro, e per avere trovato persino il tempo di consigliarmi come migliorarlo.

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