il cosiddetto punto di non ritorno

Ieri sera ho sognato una mia amica. Io e lei ci conosciamo da quasi trent’anni, eppure scommetterei che era la prima volta che mi capitava di sognarla.
Eravamo in una scuola elementare. C’erano bambini dappertutto. Io e lei eravamo gli unici due adulti. Per un disguido burocratico il nostro esame di quarta elementare non era mai stato reso ufficiale. Dovevamo rifarlo. Era una cosa non da poco: nel sogno l’esame di quarta elementare era l’esame più difficile di tutta la carriera scolastica. Seicento domande a scelta multipla. Eravamo entrambi nervosi. Cominciarono a succedere tutte quelle cose assurde che succedono generalmente nei sogni. Prima non riusciamo a trovare l’aula, poi le seggioline dei bambini erano troppo piccole per noi, la biro non scriveva, continuavo a sbagliare a mettere le crocette. Cose del genere.
Poi con quell’incoerenza sublime tipica dei sogni la scena mutò. Ora eravamo soltanto io e la mia amica. Sembrava che stessimo aspettando qualcosa. Forse l’esito dell’esame. Lei mi girava la schiena nuda e mi chiedeva di grattarla al centro, sotto il gancio del reggiseno. Io obbedivo e grattavo per un po’. Poi lei si girava e mi chiedeva di fare altrettanto, però davanti. La mia amica non ne avrebbe bisogno ma dato che c’ero, nel sogno, le avevo messo una taglia o due in più. Grattarla in quel punto non era facile. Continuavo a sfregare le nocche contro le tette che ballonzolavano su e giù. A un certo punto la mia amica faceva una faccia che significava più o meno ma cosa devo fare io con te, dimmi, cosa devo fare?, mi prendeva per i polsi e si posava le mie mani sulle tette. Per qualche secondo gliele palpeggiavo di gusto. Poi però entrava in scena Sara, piazzava le mani sui fianchi e diceva con una voce molto stridula: “Alberto, si può sapere cosa stai facendo?”
In quell’istante mi sono svegliato.
Dalla finestra entrava un po’ di luce, ma non tanta. Sara dormiva di fianco a me girandomi la schiena. Faceva finta di niente. Le ho mollato uno schiaffo sul sedere.
Sara ha sobbalzato e poi mi ha domandato se per caso ero impazzito.
Le ho raccontato il sogno.
Sara mi ha domandato di nuovo se per caso ero impazzito. Poi si è rimessa a dormire consigliandomi di non riprovarci.
Ebbene, da un lato concordo con voi che il sogno era tutto mio e Sara non aveva fatto niente, ma se io sto sognando di smanacciare le tette di un’amica molto prosperosa e Sara interviene nel sogno a domandarmi cosa sto facendo, ecco, allora forse Sara non ha fatto niente quella sera lì, ma in generale qualcosa alla mia psiche ha fatto. Qualcosa collocato a metà tra il gravissimo e il cosiddetto punto di non ritorno. Non vi pare?