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dott. mag.

Dopo otto e passa anni di tentennamenti decisi che era venuto il momento.
Il primo passo fu il più difficile. Quando mi presentai in segreteria per verificare se i miei esami erano ancora tutti validi mi tremavano le gambe e sentivo il tum-tun del cuore tuonare nella testa. Mi dissero che sì, i miei esami erano ancora tutti validi, ma ancora per poco. Aggiunsero che la tesi era ancora registrata – perché non avrebbe dovuto esserlo? – e che il relatore era ancora in forze nell’organico dell’università di Parma.
Espletai un po’ di burocrazia e pagai una quota d’iscrizione che prosciugò le mie finanze, ma alla fine ero nuovamente uno studente dell’Università degli studi di Parma.
Andai dal professore.
Bussai.
“Avanti”, disse.
Quando entrai mi studiò per qualche secondo. Si portò una mano al mento e guardò all’ insù, come a chiedere un aiutino al cervello.
Agitai la mano nell’aria. “Eh, tanti tanti anni fa”, dissi.
“Ah, ecco, mi pareva”, e mi fece accomodare. “Mi rinfreschi la memoria”.
Gli raccontai della tesi iniziata dieci anni prima e mai terminata. “Era sugli algoritmi di compressione mp3”, aggiunsi.
“Mmmh, mp3, quindi”.
“Sì, mp3”.
“Ma lei lo sa che è uscito da un po’ l’mp4?”
Sorrisi. Sì, lo sapevo.
Il professore fu molto comprensivo e accettò di permettermi di terminare il lavoro iniziato a suo tempo.
Portai a termine il grosso della tesi nel corso dell’estate del 2009. Poi, in inverno, feci gli ultimi ritocchi nei ritagli di tempo.
Ad aprile di quest’anno il lavoro era terminato e giudicato positivamente dal professore. Fissammo la data: il sette luglio. Sessione estiva.

Quel giorno mi svegliai alle cinque in punto. Ero fresco come se avessi dormito dieci ore e il discorso nella mia testa filava diritto e sicuro come un’autostrada appena asfaltata. Arrivai in università con largo anticipo rispetto alla convocazione. Consultai l’elenco dei laureandi. Ero dodicesimo o tredicesimo. Il penultimo prima di pranzo. Sarebbe stata una lunga mattinata, pensai.
Non fu così: con mio sommo stupore più della metà dei candidati previsti prima di me non si presentarono affatto. Erano neanche le dieci e trenta quando toccò a me. I miei amici dovevano ancora tutti arrivare. M’incamminai alla postazione. Nei primi banchi i membri della commissione sfogliavano pigramente il mio lavoro, qualcuno – suppongo Sara – scattava foto in continuazione. Mia madre in fondo all’aula stemperava la tensione camminando avanti e indietro senza sosta.
Io ero tranquillo.
Semplicemente andai là, feci il mio discorso, ascoltai la domanda del professore, risposi qualcos’altro e mi congedai con una stretta di mano.
Andò tutto liscio, insomma.
Poi gli amici, la proclamazione, le foto, le parole di congratulazioni, l’aperitivo e tutto il resto. Avvenne tutto molto in fretta.
Poi mi crollò addosso tutta la stanchezza di quei tre giorni di tensione.
Ritornai a casa e dormii tutto il pomeriggio.
Alla sera Sara mi aveva organizzato una festa a sorpresa con tutti miei amici.
Fu una serata bellissima.
Il giorno dopo ero di nuovo in ufficio, nello stesso cubicolo che occupo oramai da otto anni e mezzo, davanti allo stesso pc, a parlare nello stesso telefono con le stesse persone delle stesse inutili cose.
Nella mia vita non era cambiato assolutamente nulla. A parte che avevo addosso un bel Dott. Ing. Malditesta.

Le tesi sono tutte noiose, specialmente quelle in ingegneria, specialmente quelle scritte da quasi-quarantenni ravveduti e troppo vecchi e stanchi persino per potersi considerare dei fuoricorso di lusso. Se qualcuno la pensa diversamente, se qualcuno davvero intende leggersi la mia tesi per qualche ragione a me oscura, ebbene, allora cliccate qui per scaricarla.
A quel qualcuno mi permetto di consigliare la lettura – se non degli altri – almeno del primo capitolo. Ci troverà una manciata di curiosità stuzzicanti, quali per esempio la storia del post-it, o il titolo della prima canzone convertita in mp3, oppure la spiegazione perché si dice floppy disk con la K ma compact disc con la C.
Che roba, eh?
Del fatto che la mia tesi, dopotutto, contenga alcuni elementi di immotivato interesse è inequivocabile testimonianza la foto qui sopra, scattata da qualcuno con la mia digitale.
Ringrazio Fabio, tra le altre cose, per aver accettato di ospitare questo pretestuoso file sull’affollatissimo server di Tapirulan.

2 commenti

  1. sbagli nel giudicarmi. molti babbei sanno fingersi dei cervelloni. difficilmente è vero l’inverso.
    un saluto.

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