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david foster wallace – infinite jest

la recensione sarebbe stata destinata a questo blog, ma i ragazzi di maidireblog desiderano pubblicare soltanto materiale inedito. e sia. li accontento volentieri: mi torna comodo. questo post era davvero troppo polposo. la recensione, a chi dovesse interessare, si trova qui.

l’episodio dell’agonia di povero tony è sfortunatamente troppo lungo per essere riportato integralmente. è un vero peccato, potete credermi.

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La malattia di Povero Tony peggiorava con l’Astinenza. I sintomi stessi sviluppavano sintomi, noduli e avvallamenti che palpava con delicata attenzione nel cassonetto, con addosso le bretelle e l’orribile berretto di tweed, stringendo a sé una borsa della spesa con dentro la parrucca, la giacca e tutte le cose belle che non poteva né mettersi né dare in pegno. Il cassonetto vuoto della Empire co. nel quale si nascondeva era nuovo, verde mela fuori e nudo ferro increspato dentro, e restava nuovo e inutilizzato perché la gente si rifiutava di avvicinarsi abbastanza da adoperarlo. Povero Tony ci mise un po’ per capire il perché; per un breve tempo aveva pensato a un caso, al pallido sorriso della fortuna. Furono gli spazzini di un camion-chiatta della E.W.D. a chiarirgli la cosa con un linguaggio che lasciava molto a desiderare in quanto a tatto, a suo modo di vedere. Quando pioveva, dal coperchio di ferro verde filtrava l’acqua e su un lato del cassonetto c’era una colonia di formiche, e Povero Tony temeva e detestava particolarmente le formiche sin dai tempi di un’infanzia nevrastenica; e alla luce del sole quel rifugio diventava un ambiente di vita infernale, dal quale anche le formiche sembravano allontanarsi.
A ogni passo nel corridoio nero della vera Astinenza, Povero Tony Krause si impuntava e semplicemente rifiutava di credere che le cose potessero andare peggio. Poi smise di capire in anticipo quando era il momento di andare alla toilette, diciamo così. L’orrore dell’incontinenza non può essere descritto in modo appropriato. Fluidi di varia consistenza cominciano a scorrere da diversi orifizi. Poi, naturalmente, restavano là, i fluidi, sul fondo di ferro del cassonetto. Là stavano, non se ne andavano. Lui non poteva pulire e non poteva farsi di eroina. Il completo insieme delle sue relazioni interpersonali consisteva di persone a cui non importava niente di lui e di persone che volevano il suo male. Nell’anno del Whopper il suo defunto padre ostetrico si era stracciato i vestiti in segno di simbolico ‘shiva’ nella cucina di casa Krause, 412 Mount Auburn street, nell’orribile centro di Watertown. Fu l’incontinenza più la prospettiva degli assegni mensili dell’Assistenza Sociale a stanare Povero Tony e costringerlo a una folle corsa traballante per trasferirsi nel bagno maschile dell’oscura Biblioteca della Armenian Foundation a Watertown, di cui provò a rendere più confortevole uno degli scanni con fotografie di riviste patinate, qualche amato soprammobile e carta igienica disposta tutto intorno al sedile del gabinetto; poi tirò ripetutamente lo sciacquone e fece il possibile per contrastare la vera Crisi d’Astinenza a forza di bottiglie intere di Codinex Plus. Una minuscola percentuale di codeina viene metabolizzata in sana vecchia morfina C17, e concede un agonizzante accenno di quel che può essere un vero Sollievo dalla Scimmia. In altre parole, lo sciroppo per la tosse non fece altro che allungare il processo, estendere il corridoio – lo sciroppo rallentò il tempo.
Povero Tony Krause restava giorno e notte nel suo scanno domestico, seduto sul water rivestito di isolante, alternativamente emettendo fiotti e tirando lo sciacquone. Alle 1900h sollevava i tacchi a spillo quando il personale della biblioteca guardava sotto la porta degli scanni e spegneva le luci lasciando Povero Tony in un’oscurità dentro l’oscurità che era così assoluta da non riuscire più a sapere dov’erano le sue stesse membra, se c’erano ancora. Lasciava lo scanno forse ogni due giorni e, riparandosi nelle ombre, zampettava come un pazzo fin da Brooks con indosso una specie di patetico mantello o scialle fatto di fazzoletti di carta marrone presi dal bagno degli uomini.
Con il progredire dell’Astinenza, il tempo cominciò ad assumere per lui degli aspetti nuovi. Il tempo cominciò a passare come se avesse dei bordi affilati. Quello che passava nello scanno buio o semibuio sembrava trasportato da una processione di formiche, una luccicante colonna marziale di quelle rosse formiche militariste del sud degli U.S.A. che costruiscono cumuli altissimi, pullulanti e disgustosi; e ogni schifosa formica luccicante voleva una minuscola porzione della carne di Povero Tony in ricompensa per aver fatto avanzare lentamente il tempo lungo il corridoio della vera Astinenza. Alla seconda settimana nello scanno, il tempo stesso sembrava essersi trasformato nel corridoio, buio davanti e buio dietro. Qualche giorno ancora e il tempo cessò di passare, o di essere trasportato, o persino di essere qualcosa connesso a qualsiasi movimento, e assunse una forma superiore e distinta, quella di un enorme uccello senza ali, con le piume flosce e gli occhi arancioni, incontinente, appollaiato in cima allo scanno, che sembrava osservare Povero Tony Krause senza alcun interesse per lui come persona, né sembrava augurargli del bene. Anzi. Dalla sua postazione in cima allo scanno gli diceva sempre le stesse cose, incessantemente. Cose irripetibili. Neppure nella misera esperienza di vita di Povero Tony poteva esserci qualcosa capace di prepararlo all’idea che il tempo avesse una forma e un odore, e stesse accucciato davanti a lui; e i sintomi fisici sempre più gravi erano come una giornata passata a fare shopping da Bonwit, a confronto con il tempo che gli diceva che quei sintomi non erano che pallidi accenni, dei segnali stradali che indicavano un insieme più vasto e infinitamente più terribile di fenomeni connessi all’Astinenza che erano sopra la sua testa appesi a una cordicella che si sfilacciava inesorabilmente col passare del tempo. Che non si fermava né finiva; cambiava solo forma e odore. Entrava e usciva da lui come il più terribile dei detenuti che lo avevano assalito nelle docce. Una volta Povero Tony aveva avuto l’hubris di pensare di avere già avuto sul serio il tremito, in passato. E invece non aveva mai davvero tremato fino a quando le cadenze del tempo – taglienti e fredde e stranamente odorose di deodorante – non avevano cominciato a entrargli nel corpo da diversi orifizi – fredde come solo il freddo umido sa essere – la frase di cui pensava di conoscere il significato era ‘il freddo fin dentro le ossa’ – colonne di freddo rivestite di schegge gli entravano in corpo e gli riempivano le ossa di polvere di vetro e sentiva le sue giunture scricchiolare come vetro frantumato ogni volta che si muoveva dalla sua posizione rannicchiata, il tempo era nell’ambiente e nell’aria ed entrava e usciva da lui quando voleva, gelido; e il dolore del fiato contro i denti. Il tempo lo assaliva nel nero corvino delle notti della biblioteca, con una cresta arancione alla moicana, un bustino di paillettes senza spalline, volgari scarpe Amalfo e nient’altro. Il tempo lo spalmava e gli entrava dentro con brutalità e faceva quello che voleva e lo lasciava nella forma di un infinito fiotto di merda liquida che nessuno sciacquone riusciva a mandar via. Passò un sacco di tempo morboso a cercare di capire da dove venisse tutta quella merda se non beveva che Codinex Plus. Poi a un certo punto capì: il tempo era diventato la merda stessa; Povero Tony si era trasformato in una clessidra; ora il tempo passava attraverso di lui; Povero Tony aveva cessato di esistere se non nel suo flusso dai bordi taglienti. Ora pesava 45 kg circa. Aveva le gambe delle dimensioni delle sue braccia di prima dell’Astinenza. Era perseguitato dalla parola ‘Zuckung’, un termine straniero e forse Yiddish che non ricordava di avere mai sentito prima. Quella parola continuava a ritornargli in testa con una cadenza da passo di marcia, e non significava nulla. Ingenuamente aveva creduto che quando si impazziva non ci si accorgesse di impazzire; ingenuamente si era immaginato che i pazzi ridessero sempre. Continuava a rivedere suo padre senza figli maschi – mentre gli smontava le ruotine della bicicletta, controllava il beeper, si metteva camice verde e maschera, versava tè freddo in un bicchiere zigrinato, si strappava la camicia sportiva dal dolore di avere lui come figlio, mentre gli afferrava la spalla, crollava in ginocchio. Lo vedeva da lontano attraverso vetri fumé, mentre veniva calato sottoterra nel cimitero di Mount Auburn, e nevicava. “Raggelato fino alle Zuckung”. Poi, quando finirono anche i fondi per lo sciroppo alla codeina, Povero Tony rimase seduto sul gabinetto dello scanno sul retro nei bagni della biblioteca della A.F. circondato dai suoi vestiti che prima lo avevano tanto confortato e dalle fotografie prese dalle riviste di moda che aveva attaccato al muro con del nastro adesivo cinquinato al banco Informazioni quando entrava; rimase lì seduto per un’altra notte e un altro giorno intero, perché sapeva di non poter arginare il flusso della diarrea abbastanza a lungo per riuscire a raggiungere un altro posto – se ci fosse stato un altro posto dove andare – nel suo unico paio di pantaloni maschili. Durante le ore di apertura a luce accesa, il bagno degli uomini era pieno di vecchi che portavano tutti gli stessi identici mocassini e parlavano Slavo e mitragliavano flatulenze che puzzavano di cavolo.
(…)

Un commento

  1. Ti ringrazio per l’esclusiva.
    La Redazione di MaiDireBlog aveva tentato già UfJ anni fa a suon di milioni ma, per questioni di sponsor, non se ne fece nulla. Adesso i lettori ci sperano.

    Una bella pagina di presentazione con tanto di redirect a questo blog tapiresco farebbe bene ad entrambi… Che dici?

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