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china mieville – perdido street station

il maffo mi mise in mano il tomone. lessi il titolo: “‘perdido street station’. uhmmm… – e iniziai a sfogliarlo – di che si tratta?”
“è un… una specie di fantasy”.
“fantasy? allora riprenditi subito ‘sta porcheria” e glielo restituii.
io odio il fantasy e il maffo lo sa bene. sa che mi sono iniettato la versione lunga della trilogia de ‘il signore degli anelli’ per mera devozione nei confronti di peter jackson. sa che sono probabilmente l’unico essere umano della mia generazione a detestare la trilogia ‘guerre stellari’. d’altronde, e siate sinceri, com’è possibile che una combriccola di orsacchiotti possa sconfiggere da sola l’impero di darth fener, e che l’essere più saggio dell’universo sia un nanetto verde provvisto di orecchie più lunghe di quelle di spock che parla esattamente come un sardo? suvvia. quest’estate pensavo di farmi una settimana di vacanza su yavin 4. tornerò a casa con addosso uno splendido pellicciotto di ewok nuovo fiammante. invidiosi, nevvero?
“no, dammi retta, leggilo” insisté il maffo e me lo porse di nuovo.
gli diedi retta: lo lessi.

nonostante il mio personale ostracismo e i numerosi difetti intrinseci, ‘perdido street station’ mi ha affascinato immediatamente. niente foreste incantate, verdi prati, castelli arroccati, spadoni, anelli, forzieri ma bensì una realtà urbana fatiscente, claustrofobica, inquinata, malata, popolata da una moltitudine di esseri bestiali dalle consuetudini a dir poco agghiaccianti. niente orsacchiotti parlanti, alberelli intelligenti, maghi, elfi, nanetti, giovani principessine sessualmente inattive, quindi. a new crobuzon coesistono una comunità di blatte-artiste dal corpo di donna e dalla testa di scarafaggio all’interno della quale l’eterosessualità è vissuta come elemento di emarginazione; uomini-cactus dai muscoli irti di aculei il cui ghetto incappucciato è chiara metafora di un ottuso machismo comunitario auto-segregazionista; uccellacci umanoidi fieri, individualisti, eppure regolati di un codice etico rigidissimo; lucertolone-donna dal corpo ripugnante ma dal cuore d’oro, inconsapevoli custodi di un’arte misteriosa e affascinante; miserabili entità deformi né biologiche né meccaniche che prendono il nome di ‘rifatti’; e poi ancora immensi aracnidi onnipotenti che vanno in visibilio ogniqualvolta gli capiti a tiro un paio di forbici, maghi, taumaturghi, scienziati, mani intelligenti tipo famiglia addams e persino un imprevedibile deus-ex-machina dall’estetica smaccatamente cyberpunk…

da non trascurare infine i numerosi elementi d’anticipazione tipici del romanzo distopico, in linea con la posizione politica sinistrorsa di china mieville. una collocazione che emerge tanto nei romanzi quanto nelle esternazioni, spesso critiche nei confronti degli scrittori fantasy suoi colleghi, a partire da quel j.r.r. tolkien che mieville liquida semplicemente come ‘reazionario’. ma mieville ha fatto persino di più: chi ha un po' di tempo da spendere può dare un’occhiata a questo sito (qui). in disaccordo con il nostro, io dubito che il fantasy possa mai ambire ad essere più politicizzato, ad esempio, di un festival di sanremo, ciò che di primo acchito mi porta a pensare che molto probabilmente mieville è un discreto coglione. ma scrive decisamente bene.
l’estratto qui sotto rappresenta un momento cruciale del romanzo. mi sono permesso un leggero ritocco in modo da non rovinare eventualmente la sorpresa.

———————-

(…)

Il tramonto sanguinava sui canali e sui fiumi confluenti di New Crobuzon. Scorrevano densi e arrossati di luce. Turni cambiavano e giornate di lavoro finivano. Cortei di operai e impiegati delle fonderie, funzionari e panettieri e scaricatori di carbone, esausti, arrancavano dalle fabbriche e dagli uffici fino alle stazioni. Le banchine erano piene di discussioni stanche e turbolente, di cigarillos e alcolici. Le gru di Kelltree lavoravano tutta la notte, spostando carichi esotici da navi straniere. Dal fiume e dai grandi moli, stivatori vodyanoi in sciopero gridavano insulti alle squadre umane al lavoro. Il cielo sopra la città era imbrattato di nubi. L’aria era calda e l’odore alternativamente voluttuoso e nauseabondo, quando gli alberi fiorivano e gli scarichi delle fabbriche si coagulavano in flussi sempre più densi.
Teafortwo fuggì come una cannonata. Schizzò nel cielo attraverso la finestra rotta lasciando una scia di sangue e lacrime, piagnucolando e tirando su col naso come un bambino, sfrecciando in modo irregolare verso Pincod e Parco Abrogato.
Trascorsero parecchi minuti prima che un’altra forma più scura lo seguisse nell’aria.
La complessa creatura appena nata si piegò per oltrepassare una finestra al piano superiore e si lanciò nell’imbrunire. I movimenti al suolo erano titubanti, ogni passo pareva un tentativo, ma in aria veleggiava. Non c’era esitazione, solo il compiacimento del gesto.
Le ali irregolari sbattevano le une contro le altre e si spingevano via in possenti e silenziose folate che spostavano grandi masse d’aria. L’essere compì una sorta di avvitamento, battendo languidamente le ali, il corpo che sfrecciava nel cielo con la caotica e sgraziata rapidità di una farfalla. Nella sua scia, mulinelli di vento, sudore ed essudazioni afisiche.
La creatura si stava ancora asciugando.
Si innalzava. Leccava l’aria che si andava rinfrescando.
La città sottostante imputridiva come pacciame. Un palinsesto di impressioni sensoriali scorreva sull’animale in volo. Suoni e odori e luci che filtravano nella sua mente oscura in uno sciabordio sinestesico, una percezione aliena.
New Crobuzon esalava il ricco sapore-profumo della preda.
L’essere si era nutrito, era sazio, ma la sovrabbondanza di cibo lo confondeva, piacevolmente, perciò sbavava e digrignava gli enormi denti per la frenesia.

(…)

2 commenti

  1. come si scrive
    è chiara metafora di un ottuso machismo comunitario auto-segregazionista
    anzi che vuol dire?
    romanzo distopico

    pensavo l’avessi scritto tu questo
    Suoni e odori e luci che filtravano nella sua mente oscura in uno sciabordio sinestesico, una percezione aliena.

    chi… chiara
    l’evidenza dei fatti i conti con lei ancora non erano del tutto chiusi.

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