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30 senza lode

ho fatto un fumetto.
per essere più precisi ho scritto una storia, l’ho mandata a gualandri e lui mi ha chiamato per dirmi ‘faremo un fumetto’. ho già elogiato numerose volte da queste pagine il suo indubbio talento di illustratore, ma voglio ribadire che mi onora il fatto che egli abbia deciso di fumettare proprio un mio racconto.
nei giorni scorsi mi sotto rotto la testa per cercare di mettere a posto i dialoghi e le didascalie: si trattava della mia prima volta e ho proceduto, come dire, a tentoni.
andremo in stampa fra un giorno o due, giusto il tempo per dare gli ultimi ritocchi.
e la settimana prossima saremo a 'lucca comics' con tapirulan per provare a promuoverlo un po'.
qui sopra, la prima copertina disegnata da gualandri e poi scartata dal nostro prepotentissimo ‘art director’ french. sotto, la postfazione che il tiranno mi ha commissionato, naturalmente all’ultimo momento, e che ho scritto questa mattina in orario antelucano. il capoverso finale su duchamp è comprensibile soltanto leggendo il fumetto.

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Durante il mese di agosto, il centro di Parma si trasforma in un incrocio tra un bagno turco a cielo aperto e un immenso fast-food per zanzare.
Tre loschi figuri passeggiavano quella sera per i vicoli deserti, le mani in tasca, il naso per aria, alla ricerca di una fresca birra ristoratrice e di un posto aperto dove tracannarsela. Non trovando di meglio, finirono per accontentarsi di Piazzale della Pace. Tre Moretti da sessantasei al baretto lì di fianco e poi seduti a gambe incrociate nell’erba. Nessuno dei tre sapeva bene che cosa aspettarsi da questa improvvisata serata di niente.
E forse fu proprio l’afa tutt’intorno, o il ronzio sordo delle zanzare, o il fatto che non c’era assolutamente niente da aspettarsi, o fu per chissà quale altra imperscrutabile circostanza che le singole storie divennero in breve tempo un inarrestabile fiume di parole. L’Accademia, le disavventure coll’altro sesso ai tempi dell’università – ed erano tante – e poi l’arte, la filosofia, il senso stesso della vita.
Le tre del mattino giunsero alfine repenti come un peto.

Due giorni dopo uno di loro disse: “Ho una storia da farvi leggere”.
Tre giorni più tardi il secondo rispose: “Abbiamo un fumetto da realizzare”.
Altri quattro giorni e il terzo domandò: “E io che cazzo faccio?”
Avevano un modo piuttosto rilassato di comunicare, quei tre.

Oh, che maleducato. Vi chiedo scusa. Ora ve li presento.
Quello pelato coi pochi capelli appoggiati sulle spalle alla Hulk Hogan è Andrea, il disegnatore. Di lui sappiamo che s’è laureato all’’Accademia di Belle Arti’ di Bologna, che nel 2005 ha vinto la ‘Biennale Internazionale dell’Umorismo nell’Arte’ di Tolentino e che dietro quella faccia da coglione calpestato da un tacco nasconde un’intelligenza sciabordante. Quello più alto, lo direste mai?, è il presidente di un’associazione culturale chiamata Tapirulan. Si fa chiamare French perché una volta s’è scopato una ragazzina francese dietro una siepe, e da allora vive nel taumaturgico ricordo di quel celestiale momento nell’attesa di un secondo avvento invero ben poco trascendente. Nella vita di mestiere fa il grafico. Il piccoletto là in fondo, quello che trafuga la birra dal bicchiere degli altri due ogni volta che si distraggono, quello è Alberto. A chiunque glielo domandi, risponde che di professione fa tutt’altro. Generalmente la gente lo guarda con aria interrogativa per qualche secondo, dopodiché scuote il capo e mormora ‘Ah, capisco’. Considera la scrittura una forma di terapia.
La loro comune ambizione è di sconfiggere Darth Fener, trombarsi Leila possibilmente tutti insieme e trasformare la Morte Nera in una casa di tolleranza multirazziale democraticamente governata da un triumvirato costituito naturalmente da Loro Tre. Dopodiché, muoveranno il loro eserciti verso la Terra di Mezzo coll’unico scopo di prendere a calci nel culo quei frocetti della Compagnia dell’Anello.
Un’ambizione difficilmente concretizzabile con un fumetto.

Appassionati di arte moderna, perlomeno a parole, tutti e tre ritengono che pisciare nella ‘Fontana’ di Duchamp sarebbe un gesto irresistibile, nonché artisticamente irreprensibile. Un gesto parecchio Duchamp-esco, a conti fatti.

2 commenti

  1. EVVAI!!!! :-DDDDD
    GRANDISSIMI…
    Sono contentissima per te anzi per voi
    vediamo se riesco a fare un salto a Lucca.. per farvi i complimenti dal vivo…
    Un bacio
    B.

  2. ho ricevuto con immenso piacere il commento di un lettore del fumetto. il fatto che dopo aver comperato il fumetto si sia pure preso la briga di comunicarci le sue impressioni ci riempie (a me e gualandri) d’orgoglio. ecco il commento e la mia risposta:

    “Il vostro fumetto sun never sweat è un buon lavoro, io come lettore di fumetti vorrei fare pero’ un critica costruttiva, i disegni a volte mi sembrano un po’ troppo scuri non so se è fatto apposta.
    Quando farete il continuo avvisatemi qui . Avete un sito?. Avete fatto altre pubblicazioni? Saluti.”

    “i riscontri del (poco) pubblico che abbiamo sono per noi importantissimi. io ho fatto i testi quindi giro la tua osservazione a andrea, il disegnatore. da ‘profano’ posso dirti che concordo con te: effettivamente le tavole originali (A3) sembravano più ‘chiare’. ho idea che in qualche modo la riduzione abbia penalizzato anche questo aspetto (oltre a rendere confuse le tavole più ‘affollate’ le quali, ti garantisco, in originale sono eccezionali…)
    non abbiamo fatto altre pubblicazioni insieme: il fumetto che hai in mano è il primo, per noi. entrambi però apparteniamo all’associazione tapirulan. qui puoi trovare una mini-vetrina delle opere di andrea http://www.tapirulan.it/fumetto/andrea_gualandri/index.htm

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