Robirobi•Blog

woolworth’s, 1954

Avevo il file di questo racconto in forma di poesia e non ricordavo chi l'aveva scritto.
Poi ho letto, nelle prime righe, di un pensiero venuto a galla. Il modo in cui è scritto mi diceva che è lui. E' lui? Rapida ricerca sulla rete per conferma. Naturalmente è Raymond Carver.     

Com’è venuto a galla o perché,
non lo so. Ma ci sto pensando
da quando Robert mi ha chiamato
e mi ha detto che sarà qui tra poco
per andare a raccogliere le vongole.
Era il mio primo lavoro
agli ordini di un certo Sol.
Era sulla cinquantina, ma
faceva il magazziniere, come me.
Aveva fatto carriera fino
a diventare nessuno. Ma era contento
di lavorare. Come me, del resto.
Sapeva tutto quel che c’era
da sapere sulle merci di quel piccolo
grande magazzino ed era disposto
a insegnarmelo. Avevo sedici anni
e prendevo un dollaro e mezzo l’ora. Mi piaceva,
non c’è dubbio. Sol m’ha insegnato
tutto quel che sapeva. La pazienza non gli mancava,
ma per fortuna io imparavo presto.
Il ricordo più importante
di quel periodo: l’apertura
delle scatole di biancheria per donna.
Mutandine e altre cose morbide
e appiccicose del genere. Le tiravo fuori
dalle scatole a piene mani. C’era qualcosa
di misteriosamente dolce in quelle
cose, anche allora. Sol le chiamava
“Leggerì”. “Leggerì?”
Che ne potevo sapere io? Per un po’
l’ho chiamata anch’io “Leggerì”.
Poi sono cresciuto. Ho smesso di fare
il magazziniere. Ho cominciato a pronunciare
quella parola franciosa come si deve.
Ormai sapevo di cosa parlavo!
Avevo cominciato a uscire con le ragazze
con la speranza di toccare quella morbidezza,
di tirarle giù, le mutandine.
E a volte capitava. Dio,
mi lasciavano fare! Ed era proprio vero:
le mutandine erano “Leggerì”.
Tendevano a sfilarsi con leggerezza,
a volte, giù dal ventre,
restando un po’ appiccicate
alla pelle bianca e calda.
Scivolavano lente giù sui fianchi, le natiche
e lungo le bellissime cosce, accelerando
finché arrivavano alle ginocchia,
ai polpacci! Arrivavano poi alle caviglie,
unite per l’occasione,
per essere finalmente scalciate via
sul fondo della macchina e lì
dimenticate. Fino al momento
in cui bisognava ritrovarle.
“Leggerì”.
Quelle ragazze erano così dolci!
“Indugia leggera ancora un poco, sei così bella!”
Ora lo so chi l’ha detta: è una bella frase
e l’userò. Robert e i suoi figli
con me sulla spiaggia
armati di secchi e palette.
Ai ragazzini le vongole non piacciono
e non smettono un attimo di esclamare “Uh!
e “Che schifo!” quando le tiriamo
fuori dalla sabbia con le palette
e le gettiamo nei secchi.
E intanto io ripenso sempre
a quando ero ragazzo a Yakima.
Alle mutandine lisce come la seta.
Come quelle leggerissime che portava Jeanne
e Rita, Muriel, Sue e la sorella
Cora Mae. Tutte quelle ragazze.
Invecchiate ormai. O peggio.
Diciamolo pure: morte. 

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