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vengo paese lontano

Vengo paese lontano, più lontano tuo paese lontano e se tu abito vicino, più lontano ancora.

Vengo via perché mio padre muoio e mia madre dopo tre mesi muoio dolore, più dolore che canile. Io prima che vengo qui ho canile, che chiamo Gechi, proprio canile chiamo così, ma quando rimango sola e devo venire via questo paese devo abbandono canile Gechi, cento cani dentro, ma dolore cani sono metà dolore padre e dolore madre che muoio dolore tre mesi dopo. Dolore genitori sempre due volte. Dolore marito anche quattro volte, perché abbandono Gechi tomba mio marito che faccio dispetto cani e così dieci zero quattro mattino sole, cane stanco che mio marito arrivo piano e urlo e spavento mentre cane dormo, mio marito faccio bu e cane faccio gnam, dieci zero quattro. Dieci e trenta pezzo qui pezzo là, testa mio marito, vicino cane, sorride scherzo. Forse.

Vengo paese tanto lontano che consumo due paia rotaie per arrivare e trovo lingua così diversa che prima che chiedo dove sono bagno faccio tutto addosso. Se non parto muoio allora parto e anche se ci metto tanto che imparo lingua faccio così. Uno mese guadagno soldi uno anno e mio paese tutti dico che io sono regina, anche se porto questo grembiule nero. Mio paese muoio anch’io, ora sono donna senza passato, passo presente che pulisco e solo mentre pulisco mi accorgo che sono presente. Non ho futuro perché non torno più giorno futuro mio paese, senza Gechi e senza marito. Anche se Dio non voglio che muoio, io muoio mentre pulisco alone tavolino e lui lo sa. Muoio ogni volta che pulisco, ma questo devo faccio, casa signor Cordi.

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