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NON TOCCARMI L’ELEFANTE

 

Io lo so che sei un fenomeno. Quando qualcuno dice che legge dieci pagine di pesca o di caccia come le scrivi tu e si annoia mi arrabbio, sul serio, perchè mi intrighi anche solo con l’odore del pesce.

Stai buono e lascia stare il mio elefante, Hem, quello non è per la caccia grossa, il mio studiolo non è l’Africa e tu non ti divertiresti, nemmeno se nascondessi l’elefante dietro una pianta di pomodori del mio orticello.

Volevo solo dirti che Francis Macomber è così reale che mi sembra di averlo avuto ieri a cena. Anzi sono quasi sicuro che ci fosse anche lui, a raccontarmi di come ha ucciso la paura, la sua fiera più grande e pericolosa.

Non toccarmi l’elefante, lo uso come fermalibri e lascio il suo posteriore sul balcone, così mi concima i bonsai. Io sono biologico e vegetariano. No, non sono astemio. E’ vero che bevi Chianti alle cinque del mattino? Mi viene il voltastomaco.

Francis era a cena da me, dicevo, e in fondo l’ammiro perchè la sua paura e il suo riscatto sono quelli di ciascuno di noi.

Però io tengo all’animale, sai, quel leone che sente il proiettile entrargli il corpo e la morte coglierlo piano, crudele, quasi una corrida nella savana. Sai che vogliono eliminare le corride? Di cosa scriveresti, ora?

Quella pallottola si conficca nel corpo del leone con un rumore sordo ed io me la sento dentro come se anch’io stessi morendo con lentezza, logorato dalla vita.

Vorrei essere Francis fino in fondo, avere un giorno da leone, un leone che non abbia pallottole in corpo e che faccia perdere definitivamente le sue tracce. Vorrei che tu non sparassi più ai leoni, Hem.

E non stuzzicare l’elefante, qui non c’è spazio per fare tanto chiasso.

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