lattuga (racconto di Natale)
Alla tele non davano nulla di bello e avevo preso a leggere una relazione scientifica sulla ritenzione idrica nei tori da monta, quando bussarono alla porta. Era Bunz, mi tese la sua tazzina da latte con inciso in oro zecchino il canino dell’orso Yoghi e mi chiese se non avessi una paio di mutande, possibilmente nere.
"Ehi, sono le nove di sera" gli dissi, sfilandomi lo spazzolino da denti, che ero solito tenere in bocca fino all’ora della nanna per non dimenticarmi di lavarmi i denti. Però a volte mi dimenticavo ugualmente e mi svegliavo con lo spazzolino in bocca e allora mi mettevo davanti allo specchio e assumevo la posa dell’agente 007 e poi facevo bang con lo spazzolino verso lo specchio.
"Hai ragione, hai proprio ragione" disse.
"E allora perché non alzi i tacchi?".
"Vedi, domani mattina ho deciso di piantare la lattuga nell’orto e mi occorre una protezione".
"Difficile, a fine dicembre sotto la neve".
Bunz mi si avvicinò con il sorriso di chi la sa lunga. "Appunto per questo. Pianto un seme di lattuga e lo copro con le mutande. E’ un esperimento…".
"Suffragato da dati scientifici".
"E tu come lo sai?".
Copione già visto. Cercai un paio di mutande e le infilai nella sua tazza, poi gliela consegnai. "Penso che non funzionerà" dissi.
Fece un’aria fra lo stupito e l’offeso. "Come? E i miei dati scientifici?".
"Io ho usato quelle mutande in moto, la settimana scorsa, c’erano due gradi o giù di lì e i miei spermatozoi battevano i denti".
Bunz osservò le mutande con la bocca aperta. Poi disse "oh".
"Eh, già" sottolineai.
Rimase lì un po’. Rimasi davanti a lui con le braccia incrociate. "Senti un po’" gli dissi.
"Cosa?" mi disse.
"Sotto la neve non è bello pensare. Torniamo dentro".
Si piantò a gambe larghe in mezzo alla stanza. Non la smetteva di fissare le mutande. "Puoi farmi un piacere?" mi disse.
"Se posso".
"Ho deciso di variare l’esperimento. E’ una cosa un po’ azzardata, ma insomma".
"Vieni al dunque".
"Riprenditi indietro le tue mutande, se gli spermatozoi battono i denti, come farà un seme di lattuga a germogliare?".
"D’accordo" dissi, presi la tazza e andai a depositare le mutande.
"La tazza".
"Che sbadato" dissi, la recuperai e gliela portai.
"Senti una cosa, mi faresti un altro piacere?".
"Se posso".
"Visto che ho la tazza, non mi verseresti un po’ di caffè?".
Lo portai in cucina, gli versai il caffè e gli offrii qualche biscotto.
"E cosa hai fatto?" mi chiese.
"Fatto cosa?".
"Quando gli spermatozoi battevano i denti".
"Ho bevuto un caffè e mi sono rimesso in sesto".
Bunz non parlò più, intingeva i biscotti nel caffè e guardava alla finestra i grossi fiocchi bianchi dentro il cielo nero.
"Ti ringrazio – disse – le tue colazioni serali sono davvero leggendarie. Posso chiederti un altro favore?".
"Se posso".
"Versa in tazza ancora un po’ di caffè. Lo uso domani nell’orto per innaffiare il seme di lattuga".
"E’ decaffeinato, fa lo stesso?".
"Non fa niente" disse e levando una mano in segno di saluto e di ringraziamento tornò sotto la neve. Si voltò. "Vero che non fa niente?".
Le falde giganti cadevano tutte quante nella tazza e sparivano per incantesimo.
wow! davvero fantasioso…ma come ti vengono certi racconti?
un consiglio: x me non ti conviene utilizzare vicino il verbo dire perchè il racconto diventa pesante…
baci tua figlia!