Robirobi•Blog

due vecchie righe, due nuove righe

Il mio nome è Stradiotti Roberto, sono maschio, calvo e bipede.
Mi sono laureato in filosofia dopo una vita, e per otto ore al giorno occupo un poltroncina girevole in un'azienda cartotecnica di Cremona.
Sono attirato da ogni forma espressiva, e in particolare dalla letteratura.
Vorrei vivere una vita dove l'arte mi impegni dal mattino alla sera – fatta salva la pausa della merenda – e fare un'oretta di lavoro per la pagnotta prima di andare a letto.
Soprattutto vorrei che quest'ora quotidiana mi permettesse di vivere decentemente, ma non ho ancora scoperto il trucco.

 

Questi blog, ti giri un attimo e te li trovi da un’altra parte. Non ci sono più i blog di una volta, che li mettevi la sera sopra il comodino e il giorno dopo al risveglio te li trovavi nello stesso posto.

Vogliono essere indipendenti già a tre anni, i blog di oggi. Sbattono la porta e se ne vanno. A volte si trasferiscono in punta di piedi perché – dicono – nel tal sito si sta meglio, è più confortevole e colorato.

Ora, dentro l’home page di TAPIRULAN, il blog di Robirobi se ne sta stravaccato ne più né meno che Titiro sotto il faggio, mentre l’autore lotta con il motore del tappeto che pretende ritmo, intensità, pancia in dentro e petto in fuori, tutte cose che mi danno qualche problema, quasi irrilevante, ma problema. Perché sul tapirulan chi si ferma è perduto, minimo sbatte il mento.

Corro e ringrazio il presente sito per avermi offerto un net-tetto. Ringrazio e corro.

Prima di proseguire dovrò riprendere i concetti espressi, a vantaggio di chi sia stato assente per malattia, disinteresse, noia. Io stesso sono stato spesso assente da me stesso, mi ritrovavo dove non dovevo essere, ero sempre in disordine, come se avessi appoggiato la mia anima in un angolino remoto e privo di significato, fin quasi a dimenticarmene.

E poiché mi accorgo a questo punto di essere davvero noioso, partirò senza indugio a riassumere in breve chi sono, perché ci sono, quali sono le mie intenzioni, come se fossi a una cena con amici. Quando aprirete il mio blog, mano alle posate, tovagliolo nel colletto e via.

Potrei fermarmi e chiedermi perché alle cinque e mezza pièm del sabato sia qui di sopra a scrivere, ma penso mi impantanerei in un sistema in cui io stesso mi perderei, magari in un angolino remoto e privo di significato e allora chi mi troverebbe più e bla bla.

 

Il mio nome è sempre Stradiotti Roberto, come potete vedere nelle due righe di presentazione del sito, le vecchie due righe. Stradiotti Roberto o Roberto Stradiotti, perché cambiando l’ordine degli addendi la somma non cambia, sono sempre io, insomma. Per amore della precisione, però, lo pseudonimo Robirobi dà come risultato Robi al quadrato, è quindi improprio chiamarmi robi per due, perché ho la presunzione di elevarmi alla potenza.

Sono sempre maschio, non lo reputo né una fortuna né una disgrazia, e penso che ormai non cambierò fino alla fine dei miei giorni, di cui ad ora non vedo nemmeno l’inizio.

Ehilà, sono le sei, i cani abbaiano. Dovrei chiedermi perché sono qui, un sabato qualunque, ancora dopo mezz’ora a parlare di me e null’altro che di me e bla bla, ma insomma di me non parlo mai, ecco perché sono qui seduto. Cioè di me non parlo mai nemmeno con me e scrivendo ho la possibilità di conoscermi meglio, no? Sempre che sia sincero.

Sono sempre calvo, però i miei capelli hanno ormai raggiunto la ragguardevole altezza di mezzo centimetro, il che mi alza di altrettanto la statura, comunque lascerò invariata la carta di identità, i piccoli gesti di umiltà fanno solamente bene.

Sono sempre bipede, ma non posso essere certo di mantenere fino alla morte questa situazione prettamente umana, e tralascerò il discorso sugli studi, che è diventato ormai stucchevole e farebbe apparire la mia presentazione – l’ennesima, penso – un curriculum deficientis.

Va bene, ma se le due vecchie righe e le due nuove righe sono identiche, a che scopo parlarne? La cose ripetute non fanno male, non ho mai sentito nessuno lamentarsi per la stessa canzone sentita due volte. E poi a noi umani le ripetizioni piacciono assai.

Una novità a dire il vero ci sarebbe. Non occupo più una poltroncina girevole in un’azienda catotecnica di Cremona. Non perché mi abbiano portato via la poltroncina. Beh, è successo più di una volta, ma sono sempre andato a recuperarmela, con le buone o con le cattive.

E’ accaduto che cinque mesi fa avevo sognato che il 31 marzo la mia azienda avrebbe chiuso i battenti, e così è stato. Esattamente il 31 marzo. E ora penso che sia solo colpa mia.

Le modalità sono state degne dei più avanzati sistemi capitalistici, in America certe cose ancora se le sognano.

Il presidente, socio unico – il che la dice lunga – ha osservato quattro mesi di silenzio assoluto. Forse ha fatto un voto, avevamo pensato. Quante volte l’abbiamo invitato a incontrarsi con noi, ad aprire il suo cuore e forse se Tapirulan gli avesse promesso il timbrino di Bufanda sulla fronte, non si sarebbe lasciato sfuggire la ghiotta occasione. Ma cinquanta persone possono aspettare.

Descriverò l’ultimo giorno di attività dei dipendenti della storica azienda grafica situata in via Flaminia 5/7 a Cremona, della quale per motivi di privacy non dirò il nome.

Quel famoso 31 marzo, orfani di direttore da ormai cinque mesi, ci trovammo dentro e ci chiedemmo: "E adesso cosa facciamo?". Giuro che è tutto vero, non ho inventato nulla, lo so che leggendo gli articolini di robirobi potreste pensare che mi sto prendendo gioco di voi (e comunque quegli articolini hanno una fondatezza quasi scientifica).

Qualcuno venne sfiorato dall’idea di fare pulizia. Portammo via questi diligenti estremisti per sottrarli a linciaggio certo.

In seguito, dopo avere adeguatamente stazionato presso la macchinetta del caffè a compiangerci come vecchie zitelle, passammo ad occupazioni più goderecce, come le partite di briscola a coppie, e il mini torneo di calcetto, con pallone improvvisato come si fa ancora oggi nelle favelas.

Da parte mia, rimasi al computer per un po’, e tanto per non perdere il vizio scrissi le ultime pagine di una cosa lungalungalunga che forse, con un po’ di vanità, si potrebbe chiamare romanzo. Alla mia età devo avere il coraggio di chiamare romanzo qualcosa che ho scritto e che supera di gran lunga le cento pagine.

E così con marzo si sono chiuse tante cose.

Il presidente socio unico, rompendo il silenzio stampa, l’altro giorno si è incontrato con le parti.

"Perché non avete risposto alle nostre ripetute richieste di incontro?" abbiamo detto. Cioè, se telefoni a uno e quello non ti risponde, quando lo vedi minimo gli dici: dove ti eri ficcato?

"Se l’azienda non ha risposto, avreste dovuto immaginare le sue intenzioni". Questa la immaginifica risposta di un pioniere dell’era post-industriale e post-moderna, una velata presa per il post-eriore.

Io mi sono fatto un’idea. Non è nemmeno mancata la forma, alla fine. Il presidente mi aveva già avvisato per via onirica qualche mese fa, nel sogno è stato sincero. Se mai ho dormito troppo io, avrei dovuto predicare ai colleghi, dire loro qualcosa come:

"Il conte mi è apparso in sogno su una nube dorata e mi ha detto che siamo i prescelti, il 31 marzo partiremo per la terra promessa, comunque fuori dai confini aziendali. Su di me è disceso uno spirito per profetizzare, eppure non mi sembrava di avere bevuto così tanto la sera. Lo spirito puro a novantacinque gradi mi ha detto, parla alle genti e muoviti, che il tempo stringe". E così tutti sarebbero stati al corrente delle decisioni della proprietà. Sarebbe stato perfetto. E invece ora mi sento in colpa.

Ho già sparso voce di aver sognato mercoledì l’esito delle elezioni di domani, e che se indovinerò aprirò un ufficio in città. Farò il mago di Cremona, però dovrete lasciarmi dormire molto eh, se volete qualcosa di certo sul vostro futuro.

 

Sono sempre attirato da ogni forma espressiva, e in particolare dalla letteratura. Confermo, aggiungerei la forma muliebre, che è ugualmente espressiva, anche se appaga maggiormente l’estetica che l’etica.

Vorrei che l’arte permeasse le mie giornate, per il momento sto ciacolando e sono quasi le undici pièm, ed è sempre sabato e ormai non mi chiedo nemmeno più cosa ci stia a fare qui seduto, tanto alla mia età tutte le occupazioni hanno un che di fissazione senile.

Domani in paese c’è la pesca delle trote, le mettono digiune in una piscinetta dieci per cinque e vedono se riescono ad abboccare. Non parteciperò, anche se devo convincermi una volta per tutte che è così che funziona il mondo di adesso: ti prendono per fame.

4 commenti

  1. Tante informazioni sul tuo conto, in effetti, non le avevi mai date. Non so se l’arte riuscirà mai a permeare le tue giornate per intero (fatto salvo la merenda), ma per adesso la tua arte ci sta facendo divertire ed emozionare. Infine un ringraziamento per avere, tra le righe, suggerito un’ottimo slogan pubblicitario per l’Associazione: “sul tapirulan chi si ferma è perduto, minimo sbatte il mento”. Riprendo a correre.

  2. un affettuoso benvenuto anche da parte mia. ti aspettavamo con trepidazione.

    una piccola riflessione. nel mondo di adesso l’astensionismo è ahimè proibito. la festa di paese è una realtà quotidiana, e la pesca delle trote ne è la principale attrazione. e, diamine, cosa sono mai quelle facce tutte bigie? orsù, coraggio. bisogna partecipare tutti. da una parte o dall’altra dell’amo.

  3. Bellissima presentazione,davvero divertente:dai piccoli gesti di umiltà,al curriculum deficientis fino allo “slogan” già citato da French!!
    Mi dispiace per il lavoro concluso il 31 marzo…comunque adesso io ti farei dormire molto perchè mi servirebbero 2-3 sogni magici ;)!!!

  4. penso di conoscere bene il pianeta della tua provenienza , non questo dove tutte le strade portano alla fine .
    mi fa sentire meno “aliena” leggere i miei pensieri scritti da un’altro “alieno” , pare buffo ma e’ cosi’.
    Mi spiace per il tuo lavoro saltato,per i tuoi colleghi … ma se il romanzo lo hai finito allora prova a vivere veramente di quello che scrivi. perche’ no???? avrai qualche manica ammanicata visto che nel rotolorotolante mi sembra tu sia gia’ conosciuto. se invece vuoi una dritta presuntuosamente potrei fare da tramite , bando alle modestie che sono sempre solo ipocrisia !!
    so’ che non sono fatti miei, ma l’amore sfrenato per la letteratura ci rende praticamente fratelli d’inchiostro .

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