Black book

Si può farsi attirare al cinema da una locandina e da un titolo misterioso?
Evidentemente sì.
Black book è certamente un titolo evocativo: cosa ci sarà in quel libro nero?
Soprannaturale, mistero, insospettabili segreti?
E poi la protagonista, Carice Van Houten, con quel suo sguardo seducente che dalla locandina ti invita ad entrare in sala. E così ho fatto io.
Per poi scoprire che il film è del redivivo Paul Verhoeven, per intenderci, lo stesso di Basic Instinct, Total Recall e Starship troopers.
Ed effettivamente il tocco del regista olandese si vede, soprattutto nell'ostentare certe scene di nudo e in qualche situazione totalmente irrealistica. Come quella in cui la protagonista, con una dose letale di insulina in corpo, mangia una stecca di cioccolato, si butta da un balcone e corre come Marion Jones per le vie della città finalmente liberata, sfuggendo così al suo aguzzino.
Ma a parte questo, il film, che racconta delle ultime settimane della resistenza olandese durante l'occupazione nazista, è davvero avvincente e pieno di colpi di scena. Si passa dalla denuncia del massacro di ebrei olandesi perpetrato dai nazisti, alla spy story, in un crescendo di voltafaccia, tradimenti e doppi giochi a cui si fa quasi fatica tenere il passo, con i cattivi che diventano buoni e i buoni cattivi.
E veniamo alla locandina e a Carice Van Houten, non solo bella, ma anche brava nel rendere visibile su schermo la perdita dell'innocente e scanzonata ingenuità di una giovane ex-cantante ebrea, che nella spirale di eventi si trasforma in una seducente spia, capace di infiltrarsi tra le file…e le lenzuola del nemico.
Michele