Quando i soldi diventano virtuali

Questo disegno l’ho relizzato nel 2002. Era per la copertina della mia tesi che trattava della “Storia della moneta fiduciaria”. In sintesi estrema: nel corso dei secoli l’uomo ha usato diversi tipi di “moneta”, dal bestiame (da pecus che significa pecora deriverebbe il termine “pecunia”), alla moneta di metallo sino alle banconote. Queste ultime, in particolare, sono le “monete fiduciarie” per eccellenza perché di per sè non hanno alcun valore “intrinseco”, ma il loro valore è imposto e si regge sulla fiducia di coloro che le utilizzano nei confronti di chi ne stabilisce il valore. Insomma l’argomento è molto complesso e devo dire che studiare la moneta fiduciaria porta di conseguenza una paradossale diffidenza nei suoi confronti perché sono tantissimi gli episodi di abuso della fiducia…
Ieri ho scoperto che molte persone che intendevano iscriversi a tapirulan, andavano a pagare in posta la quota di 10 euro. Purtroppo il conto dell’associazione è un conto corrente bancario e in posta si possono fare versamenti solo su conti correnti postali. Spiegando la situazione all’impiegato mi ha detto che il computer, una volta inserito il numero di conto, avrebbe rifiutato il versamento… Era quello che pensavo anch’io sino a ieri. In realtà, e questa è la scoperta che mi ha lasciato basito, esiste un tizio che ha un conto corrente con un numero uguale al nostro e quindi i pagamenti venivano sì effettuati… ma a lui! Esiste la possibilità che un conto corrente bancario e uno postale abbiano lo stesso numero! E siccome in posta chiedono solo il numero di conto e non le altre coordinate bancarie, senza contare che gli impiegati se ne fregano di vedere che il destinatario sarebbe una banca, le possibilità di errore sono altissime.
Ma porca di quella vacca, possibile che siano così idioti da non prevedere delle discriminanti tra i due tipi di conti correnti! Ora, dicono in posta, dovrei fare denuncia (a chi?), presentare la documentazione, portare questo e quello, insomma perdere una valanga di tempo per le loro teste di cazzo.
non c’entra nulla col post, ma con quello che ci siamo detti:
Daniele Scaglione “Istruzioni per un genocidio”
Gille courtemanche “una domenica in piscina a Kigali” dal quale tratto il fil Hotel Ruanda.
Ma il libro di scaglione è molto più importante e rende onore a Roméo Dallaire (nel film innominato e interpretato da Nolte).