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evasi

Il poeta Joseph Brodsky, o, nella dizione russa, Iosif Brodskij, scrive su Montale che “anzichè imitare la vita, l’arte imita la morte, imita quel regno sul quale la vita non offre alcuna nozione”.

Chi come me condivide la sua affermazione, sostiene nel contempo che non possiamo fare a meno dell’arte, perché l’arte non è evasione. Se mai, fu il giorno del nostro concepimento o della nostra nascita a segnare il nostro esilio, la perdita di un’identità universale a favore di quella anagrafica. Quello della vita non è il nostro terreno, ma l’arte ci aiuta a ritrovare la nostra dimensione extra-corporea.

Scrive Brodskij della farfalla:

Sei migliore del Nulla.
O meglio: sei più prossima,
sei più visibile.
Di dentro, ad esso
del tutto simile.
Nel volo tuo
il Nulla acquista carne;
nel quotidiano strepito
ecco perché
uno sguardo tu meriti:
sei la barriera lieve
fra il Nulla e me.

Nella scrittura ritroviamo l’universo da cui siamo evasi, che abitavamo cento anni fa e che abiteremo fra cento anni. Uno scrittore lo lascia intuire, ma un poeta ha il potere sovrumano di mostrarlo fra le nebbie della vita.

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