pizze
Vado a prendere due pizze alle cipolle perché la mia donna mi ha lasciato a secco. Mi ha telefonato all'ora di cena e mi ha detto che non tornerà.
"Fatti una minestrina" mi ha detto.
Rispondo sì sì sì come quando nel confessionale la voce dice di non peccare più.
"Laura! Dobbiamo accontentarci di una minestrina".
"Pizza o morte!" ringhia mia figlia.
Prendo la moto ed esco, fuori è quasi zero ma io con la moto vado anche sotto zero, perché d'estate con la macchina si va anche con quaranta gradi, no?
Eppure l'aria non è così cattiva, io sono ben tappato e impavido e alle otto parcheggio davanti alla scritta "locanda di mezzanotte", dove sotto dice: "Pizze anche da asporto"
Un ragazzo con i capelli in piedi, appoggiato al muro, aspetta che mi tolga il casco e mi dice: "Freddo!".
"Eh, sì".
"Bella. Cilindrata?".
"Cinquecento".
"Bella". Tira nella sigaretta e più che un tiro sembra un bacio. Anche il ragazzo assomiglia a una sigaretta.
Entro e mi annuncio con il dlindlon della porta. Odio questi muri stuccati verde pisello, ma alla reception riceve una ragazza mora carina. Mi vede e se ne va. Arriva il barista. "E' servito, caro?".
"Vorrei due pizze alle cipolle anche da asporto".
Mi sorride, l'orecchino gli brilla. "Questa sera c'è il mondo, dovrà aspettare qualche minuto".
Ripassa la ragazza mora. Mi sembra che la sua pancia sia cresciuta. Mi guarda come per redarguirmi che non è vero.
La sigaretta, fuori, stretta nel suo chiodo di pelle, gira intorno alla mia moto. Magari mi vuole tagliare il tubo dell'antigelo. Mi avvicino alla porta, che mi legge e fa dlindlon.
Quelli che entrano mi guardano come si guarda un motocicilsta in pizzeria La ragazza passa e ripassa dal bar alla sala e mi guarda come si guarda un posacenere in pizzeria.
Il barista si gode la vista della ragazza e ogni volta le dice che un giorno o l'altro per lei farà una pazzia. "Sei troppo bella" le dice.
"Ma va' – si schermisce la ragazza – e poi ho una faccia così stanca stasera".
"Stanca? Bellissima, ti dico. Una di queste sere scappo con te".
La ragazza mi passa vicino, io assumo un'aria da posacenere e d'altra parte non saprei che consigli darle. Però sono d'accordo con il barista, Magari si scappa in tre.
Do un'occhiata fuori, la moto c'è , Sigaretta no.
Quelli che entrano e fanno dlindlon mi vedono come un posacenere vestito da motociclista. Uno arriva ad avvicinare la cicca al mio viso e penso adesso me la spegnerà addosso, invece la agita e dice: "Le dà fastidio?".
Io gli indico il cartello VIETATO FUMARE.
"Lo so – mi dice – volevo solo sapere se a lei dà fastidio".
Prima che possa rispondergli, arriva la ragazza bruna. "Ecco due alla cipolla". Esco, il ragazzo non si vede. Il fumo della pizza fuoriesce dalle narici dei cartoni. Le carico sulla moto, infilo il casco e accendo.
E mentre sto indietreggiando, lo vedo, Sigaretta, rinchiuso in una familiare, che mi fa ciao con l'aria triste, come se stesse per andare in prigione o fosse stato abbandonato.
"Avrei preferito far colpo su una ragazza" dico a mia figlia con un'impennata di autostima. Laura non mi smonta. "Devi andarci col cane".
Giusto, il giorno dopo vado a prendere la pizza con Margherita, il mio golden retriever. Anche se mia moglie non voleva. "L'abbiamo appena presa ieri, la pizza".
"Io, non tu".
"Ma io non la voglio".
"Cambierai idea, non te la senti già sotto i denti?".
Ma lei è ancora nauseata della torta al cioccolato che ha mangiato alle cinque al compleanno del nipote.
Nemmeno Margherita sembra molto contento, cammina svogliato e sembra foglia farmi un piacere. "Vedrai che è bello" gli dico. Ci portiamo a casa le pizze, vuoi anche tu una pizza? C'è una morettina e si sa alle donne piacciono gli animali".
Margherita mi guarda e so che vorrebbe dirmi che allora bastavo io, ma alle donne piacciono proprio quelli che camminano a quattro zampe e fanno bau e non vanno mai allo stadio.
Davanti alla pizzeria c'è Sigaretta. In piedi, con i capelli in piedi.
"Freddo!" mi fa.
"Eh, sì".
"Bello. Nome?".
"Margherita".
"Quanto?".
"Cinque anni".
Lo lascio fuori legato al palo della luce.
Dlindlon. "Desidera, caro?".
"Due pizze da asporto".
"Spiacente caro, il mercoledì è aperto solo l'hotel, niente pizza" dice, porgendomi i bigliettini da visita. "Telefoni, telefoni pure, prenoti per telefono, la prossima volta".
Guardo fuori. Sigaretta gira intorno al cane, lo osserva. Magari vuole tagliuzzarlo. "Non c'è la signorina?".
Mi fa gli occhioni, si volta verso il bar. "Jasmine!".
Jasmine arriva. Mi sembra che le sia cresciuta la pancia. "Salve" dico.
"Mi dispiace, la pizzeria è chiusa".
"Lo so – dico – volevo solo farle vedere il mio cane. Le piace il mio cane?".
Jasmine fa una faccia mica tanto contenta. "Mi piacciono i gatti".
"Anche quello è un animale" dico.
"Lo vedo".
"E' di razza".
"Non distinguo le razze".
"E' giovane, consuma un sacco. Gli piace molto la pizza".
"Domani può passare a prendere la pizza per il cane".
"Io pensavo che alle ragazze piacessero i cani".
"Lei non conosce le ragazze".
Ci pensai su un po'. "Vero" convenni.
"Posso andare?"
"Certo, come no?".
Il cane mi sorrise. Lo giuro, un sorriso malefico.
Il ragazzo non era più nei paraggi, guardai dentro le macchine e non c'era traccia.
Liberai Margherita e mi feci trascinare verso casa. "Tu non piaci mica alle ragazze" gli dissi.
"Fece finta di niente, annusava il terreno ghiacciato e poi guardava in alto.
"Che fai, guardi le stelle?" gli dissi. Margherita alzò una gamba, pisciò contro un fico, poi prosegui per la sua strada, come se non volesse più avere niente a che fare con me.