Robirobi•Blog

neve e sangue

Eccomi, ci sono.
Come, chi se ne frega?
Ve be', credevo…
Comunque pensavo di andare in moto a donare il sangue.
Nevicava, così mi sono detto: "Se esco in moto, invece di donare il sangue dovrò riceverlo. Corretto. Così alle 6,36 ho suonato a quella santa donna di mia madre. "Mi presti la macchina?". Le macchine sono aborti della società moderna, ma che ci volete fare, la neve appena svegli può essere un dolce sogno o un pugno nello stomaco. Non che non abbia mai affrontato la neve a due ruote, eh. Sia bici che vespa. Percorsi epici, ricordo un giorno di S. Lucia con un vento bestiale, tolsi i piedi dai pedali della bici e arrivai a casa ugualmente, come se avessi innalzato una vela sul manubrio.
La prima persona che questa mattina ho incontrato in auto era un motociclista che avanzava sulle uova. Senso di colpa. Ecco, anche tu avresti potuto, ad avere corraggio. Vero, ma questa mattina mi sono alzato privo di coraggio. Uno dei rari giorni della mia vita.
Ho donato il sangue, davanti al manifesto di Igor Cassina che diceva: "Campioni anche nella vita". C'era un infermiera che quando alla fine mi ha dovuto togliere l'ago chiedeva alla collega:
"E adesso cosa devo fare?"
"Pigia lo stop". Quello della basculante che sorreggeva la sacca del sangue.

"E adesso?". Aveva dei fili rossi in mano. Immaginavo che se l’infermierina avesse troncato uno di quei fili il mio sangue sarebbe completamente defluito come da un tetrabrik di succo di frutta succhiato da un bambino assetato. Ma c’era Igor che mi diceva: "Tramquillo, non sei un campione nella vita?".

Guardavo la sacca del mio sangue. Era color vino. Restava da stabilire il vitigno. Voglio dire, chi mi dice che fosse veramente sangue?

Un frate donava il sangue. Era la prima volta che lo vedevo. Un suo confratello aveva finito, si era rivestito con il saio, stringeva il crocifisso di legno e lo guardava mentre quegli, bianco e grassottello, gli dava uno sguardo dispiaciuto: "Non ce la faccio"… La basculante si lamentava con i bip del rimprovero. Il sangue non voleva sapere di defluire dalla vena. Così il fraticello pallido, dopo la levataccia e una donazione mancata, si è infilato il suo saio. "Mi dispiace" diceva all’infermiera. Quella, pur di consolarlo, se lo sarebbe portato a letto. Gli ha fatto un gran sorriso. "C’è tanto sangue, qui, sarà per la prossima volta".

Sangue o vino?

Sono tornato a casa sotto la neve. Ho acceso il camino, ho bevuto un caffè e ho guardato fuori dalla finestra. Ho scoperto che la neve mentre cade, se la guardi contro il cielo grigio è nera. Solo una volta a terra è bianca.

E’ nera o bianca? E il sangue, è veramente sangue? Misteri di un inverno arrivato troppo presto.

2 commenti

  1. è fantastico scoprire che ci sono degli scrittori come te che riescono, da semplici avventure giornaliere, a trarre dei fantastici mini-racconti. Complimenti non smettere mai di scrivere…potrebbe essere fatale per l’umanità…ih.
    baci

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