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  29.01.2018 | 21:33
La risposta è sì
 

Un po’ perché non sono più capace di scrivere su questo blog, un po’ per quello che è successo ieri, riciclo un post di gennaio 2013.
Era tempo di Australian Open, come ora.


Venti Slam 

Uno scrittore definito da un famoso giornale specializzato in definizioni argute come ‘la mente migliore della sua generazione’, definizione che per quanto lusinghiera a partire da un dato momento ha fatto sì che ogni nuova opera dello scrittore fosse accolta non tanto come romanzo – se era un romanzo – né come raccolta di racconti – se era una raccolta di racconti – né come saggio – se era un saggio – ma come l’ennesima prova che le sinapsi cerebrali dello scrittore grazie alle meravigliose pompe sodio potassio erano le migliori sinapsi della sua generazione, cosa che ha qualcosa di vero ma è molto riduttiva come sa chi per esempio ha letto un romanzo molto lungo dello scrittore-mente che oltre a essere la prova delle ottime pompe sodio potassio e dei prodigiosi dendriti dello scrittore-mente è anche e forse soprattutto un romanzo coi controcazzi come solo un romanzo postmoderno o postpostmoderno coi controcazzi sa essere, o come chi ha letto per fare un altro esempio un saggio dello scrittore-mente su un famoso tennista che oltre a essere la prova di una differenza di potenziale postsinaptico differente dalla differenza di potenziale postsinaptico di qualsiasi altro scrittore della sua generazione è anche e forse soprattutto un omaggio tutt’altro che virtuosistico a uno sport che lo scrittore-mente amava e praticava, uno scrittore, dicevo, si suicida mentre sta scrivendo un romanzo.
Come è facile prevedere i grandi capi delle case editrici di tutto il mondo non si lasciano sfuggire l’occasione di pubblicare il romanzo incompiuto dello scrittore-mente, e come è ugualmente facile prevedere la fascetta che abbraccerà il romanzo nel più ipocrita degli abbracci recherà quella definizione che non lascerà lo scrittore-mente neppure da morto, e tutto questo nonostante sia chiaro non solo ai grandi capi delle case editrici ma a chiunque abbia letto almeno quindici righe dello scrittore-mente che il romanzo postumo è talmente incompleto da risultare impubblicabile, talmente incompleto da fare sentire chiunque non si sia limitato a leggere quindici righe dello scrittore-mente, ma si sia spinto fino ad apprezzarlo tanto da sviluppare una dipendenza nei confronti delle sue opere affine a quella che sviluppano alcuni dei personaggi del suo romanzo molto lungo nei confronti di un film che dà il titolo al romanzo molto lungo, da far sentire il lettore di quel romanzo incompleto una specie di necrofilo voyeurista di infimo grado, talmente incompleto che se solo lo scrittore-mente avesse saputo della sordida operazione commerciale in cui sarebbe stato trasformato il suo romanzo forse lo scrittore-mente avrebbe gettato le pagine nello stufa come aveva fatto Gogol’ con l’ultima parte delle anime morte più di centocinquanta anni prima.
Il racconto che ancora una volta non scriverò parlerà di uno di questi grandi capi delle case editrici – uno dei più buoni, uno dei più combattuti, uno di quelli affetti da alopecia del pelo sullo stomaco – che subito dopo la pubblicazione del romanzo incompleto riceve in sogno la visita dello scrittore-mente, tutte le notti per un anno lo stesso sogno, e nonostante il grande capo buono e combattuto durante il sogno pensa tutte le volte che lo scrittore-mente stia per dirgli qualcosa come ‘che cosa cazzo ti ha fatto pensare che io avrei avallato lo scempio che avete fatto, bastardi?’,  per poi mettergli le mani addosso tanto da costringerlo a confessare di essere – il grande capo buono e combattuto – la merda migliore della sua generazione, in realtà no, lo scrittore-mente, nel sogno, tutte le notti, si limita a sedersi sul letto accanto al letto del grande capo buono e combattuto, le braccia appoggiate stancamente sulle cosce, la bandana bianca sulla testa, gli occhiali leggermente ovali alla Camillo Benso conte di Cavour, e dopo aver dato un’occhiata in giro per la camera del grande capo  - buono, combattuto e indeciso se addossare tutte le colpe della necrofilia editoriale all’addetto marketing senza scrupoli appena assunto dalla casa editrice -,  lo scrittore-mente dice soltanto ‘secondo te Federer ci arriva a venti Slam?’.
   

Autore: zumba | Commenti 2 | Scrivi un commento