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  10.01.2017 | 22:52
Gli egiziani sono gente rispettosa
 
 

Le cose che ricordo che avevo da piccolo sono le cose che ricordo che poi a un certo punto non ho più avuto. A volte ho smesso di averle da grande, a volte ho smesso che ero ancora piccolo. Per dire, nel 1980 sono andato in Egitto. Avevo 6 anni. Non sono andato da solo in Egitto, ci sono andato con mio padre, mia madre e mio fratello. Abbiamo fatto un giro sul Nilo col battello. Il battello era uguale identico a quello di assassinio sul Nilo. Sul battello dove siamo andati noi non c’è stato nessuno assassinio, però mi ricordo che a un certo punto mi è venuta la febbre. Abu Simbel che per alcuni è la cosa più bella di tutto l’Egitto io non l’ho vista per niente, sono rimasto tutto il giorno in battello a mangiare minuscole banane verdi e a bere carcadè. Qualcuno tra mio padre e mia madre deve essere rimasto con me, non credo che mi abbiano lasciato da solo col battelliere, però non mi ricordo bene. Il battelliere comunque era una brava persona, quindi non ci sarebbero stati problemi. Forse con me ci è rimasto mio padre, che era un dottore e sapeva misurare la febbre anche senza termometro. Un termometro a bordo in ogni caso secondo me c’era, era un battello abbastanza accessoriato. Il carcadè tra l’altro mi ha sempre fatto schifo, forse già dal 1978 se non da prima, mentre le banane verdi no, ma solo perché avevano troppo poco sapore per farmi schifo. Il giro in battello è durato qualche giorno, quando è finito siamo andati dentro alle Piramidi. Prima di entrare ero sicuro che avrei schiacciato qualche punto del pavimento che avrebbe fatto restringere di colpo le pareti. Per sicurezza camminavo al centro dei corridoi, così potevo avere qualche secondo di vita in più di quelli che camminavano attaccati ai muri. Così pensavo, ma era ovvio che era un pensiero sbagliato. Saremmo morti tutti insieme con una gran fragore di ossa scricchiolanti. E invece non è successo. Le pareti non si sono ristrette. Nessuno è morto. Nessuno ha schiacciato i punti sbagliati. A dire la verità non posso esserne proprio sicuro perché sono uscito per primo dalla piramide di Cheope dopo aver distanziato tutti gli altri. Dopo due o tre corridoi con le pareti immobili avevo acquisito una certa spavalderia. Però se qualcuno fosse rimasto intrappolato dentro credo che in un modo o nell’altro l’avrei saputo. Anche se certe cose ai bambini di solito non le dicono. Fuori dalle Piramidi ho trovato un osso di cammello grande come la metà di un testimone da staffetta, più o meno. Non sapevo se era un osso di cammello, ma quando mia madre è uscita dalla piramide dopo un sacco di tempo e l’ha visto ha detto una cosa tipo: bravo, hai trovato un osso di cammello. In realtà prima ha detto una cosa tipo: la prossima volta aspettaci e non fare lo spavaldo. Comunque quando mi ha detto che era un osso di cammello io le ho creduto. In fin dei conti di cammelli lì intorno ce n’erano molti, mica aveva detto che era un osso di canguro. I canguri secondo me c’erano solo allo zoo del Cairo, che non era nelle vicinanze. Credo. Al limite poteva essere un osso di essere umano, un osso scricchiolato magari trascinato dal vento del deserto fuori dalla piramide, ma questo l’ho pensato anni dopo. Sul momento ero sicuro che fosse un osso di cammello. Quell’osso di cammello è diventato subito il mio oggetto preferito. Non me ne staccavo mai. Andavo in bagno con l’osso di cammello in mano. Mangiavo e appoggiavo l’osso di cammello sul tavolo. I miei genitori non mi dicevano mai che era poco igienico tenere l’osso di cammello sul tavolo. Nemmeno mio padre che era dottore e all’igiene ci teneva molto. Ma neanche mia madre, che ci teneva anche lei. Forse me l’avevano fatto lavare. O forse i tavoli egiziani non erano pulitissimi. O forse tutte e due le cose. La sera andavo a dormire, mettevo l’osso di cammello sul comodino e poi mi addormentavo pensando: no, questo non lo perderò, non farò come col Big Jim dell’anno scorso sulla spiaggia di sveti stefan, questo non lo seppellirò nella sabbia prima di andare a fare un giro in barca sicuro di ritrovarlo al ritorno, quest’osso sarà sempre con me. Al mattino mi svegliavo e l’osso di cammello era sempre lì. Poi un giorno sono andato in autobus. I sedili dell’autobus, mi ricordo, erano di un blu elettrico bellissimo. Ho appoggiato l’osso di cammello nel sedile accanto al mio. Io ero sul sedile lato corridoio, l’osso di cammello sul sedile lato finestrino. La gente saliva sull’autobus, si avvicinava, faceva per sedersi, poi vedeva l’osso di cammello e andava a sedersi da un’altra parte. Capivano che quel posto era riservato all’osso di cammello. Nessuno protestava. Forse qualcuno è anche rimasto in piedi. Gli egiziani sono gente rispettosa. Dopo qualche fermata mia madre mi ha detto: dai, alzati, dobbiamo scendere. E io mi sono alzato. Siamo scesi dall’autobus io, mio fratello, mio padre e mia madre. L’osso di cammello no, è rimasto al suo posto. 

Autore: zumba | Commenti 1 | Scrivi un commento