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  27.10.2016 | 22:26
PPL
 
 

Ma visto che tanto le possibilità alla fine sono solo due, che scrivo un nuovo post o che non lo scrivo, che smetto o che per un po’ prolungo l’illusione di riuscire ancora a scrivere qualcosa, anche solo un post, se considero questo tanto vale che lo scrivo, faccio sempre in tempo più avanti a smettere di illudermi. E se devo scrivere un post lo scrivo su di lei.

Un nome talmente finto che è vero. La nascita a New York a inizio novecento. La morte a due anni e mezzo. I genitori inconsolabili.
Qualcun altro, non so, Baricco, inevitabile pensare a lui che è così bravo a non lasciarsi sfuggire storie del genere, qualcun altro come Baricco ci tirerebbe fuori una trama perfetta. Riuscirebbe a ricamarci merletti su merletti di Paracula Perizia Letteraria sul fatto che una bimba con quel nome nasce a New York, muore da qualche parte e viene poi seppellita in provincia di Catania, in un paese che ha il nome di una via e invece non è una via ma un paese. Erano nati in quel paese i genitori? Erano partiti da là speranzosi e leggeri alla fine dell’Ottocento, prima di diventare quelli che sarebbero poi diventati, due genitori non consolabili, o fuggivano da qualcosa che li angosciava e impediva speranza e leggerezza? Dopo quanti anni da quel viaggio nacque lei? Come visse in quei due anni e mezzo? Rise più di quanto pianse? Abbracciava bene come abbraccia Nora? La velocità del suo cervello assomigliava alla velocità del cervello di Agata? Per cosa morì? Una polmonite? Una caduta dal terrazzo? Un osso di pollo rimasto incastrato nella gola? Come fu il funerale? Dove fu fatto? Durante il viaggio di ritorno da New York i due genitori parlarono, si tennero la mano, si abbracciarono anche solo per un secondo sulla scala ripida di un transatlantico? Cercarono di rendersi meno insopportabile quel tempo o prevalse l’inconsolabilità anche reciproca? Affrontarono nella stessa maniera quel lutto o finsero solamente di farlo perché era la cosa più semplice e meno dolorosa? Quell’evento per la coppia rappresentò una di quelle crepe che separano via via sempre di più le due persone che formano la coppia oppure i due si trovarono dalla stessa parte della crepa, e ad allontanarsi fu il resto del mondo? Ebbero altri figli? Se li ebbero, quei figli crebbero affrontando la continuità dell’agiografia del figlio maggiore morto presto, come è successo a tanti in analoghe situazioni? E questi figli minori dimenticati, messi tra parentesi, destinati a uscire con le ossa rotte da un paragone automatico impossibile e ingeneroso avvertirono in sé lo svilupparsi di un globo mellifluo di scontentezza rancorosa che li portò a ribellarsi, anche solo a tratti, a cercare di far capire ai genitori che non erano solo fratelli minori di una bambina morta a due anni e mezzo, salvo poi pentirsi della ribellione e riadattarsi al ruolo da cui non avevano avuto la forza di smarcarsi se non per poco?

Non tutte queste cose, solo alcune mi chiedevo l’altro ieri mentre guardavo la tomba della bambina, e le altre, e il quadrato del cimitero profumato di siepe, e la punta dei cipressi che si fletteva lenta, e il palindromo dell’EtnagigantE dietro la punta dei cipressi, e la faccia nera della chiesa di Trecastagni dove si è sposato mio fratello tra i cipressi e l’Etna, e poi è arrivata la bara con dentro la nonna.

Autore: zumba | Commenti 1 | Scrivi un commento