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  18.07.2015 | 21:54
Se esiste l'ineluttabilità positiva
 
 

- Rogerwi.
- Come?
- Puoi chiamarmi Rogerwi.
- Che starebbe per Rogerwinner?
- Esatto.
- Ah!

Granny Smith si rialza dal letto di biada, rimette le mutande provviste di doppio alone  beige/marron e scoreggia sorridendo a Roger.

- Ti piacerebbe, stallone.
- Non sono uno stallone, sono un merdosissimo pony unicorno di ultima generazione.
- Se è per questo non sei neanche un winner.
- Come lo sai?
- Tutti lo sanno a Equestria. Tutti.
- Tutti?
- Tutti. Persino Big Macintosh. Persino Spike. Tutti.
- Oh. E cosa dicono?
- In che senso?
- Di me, della partita, del serbo. Cosa dicono?

Granny comincia a raschiare il pavimento di carbon fossile con gli zoccoli fosforescenti e si soffia via dal muso rade ciocche di criniera stopposa.

- Sicuro di volerlo sapere?
- Sicuro? Ah, non chiedermelo. In questo momento non sono sicuro di niente. Hai visto come ho giocato il quarto set? Ti sembra il modo di giocare di un pony sicuro di qualcosa?
- Non ho visto il quarto set.
- E il terzo?
- Nemmeno il terzo.
- Il secondo?
- No, nemmeno il secondo.
- Il primo? Il primo l’hai visto?
- No.
- Allora di sicuro avrai visto il quinto.
- Coglione, non ho visto la partita ma so che quest’anno è finita in quattro set. Per chi cazzo mi hai preso, per quella troietta di Scootaloo?

Roger non si decide ad alzarsi. Si rotola nella biada grattandosi la schiena rasata e guarda verso nord ovest dove campeggia il frutteto di Applejack, che Roger associa a teneri ricordi di crostate e pissing coprolalico. Che zoccolaccia quella Applejack, non riesce a impedirsi di pensare Roger prima di scuotersi, asciugarsi le guance sudate con le cavigliere di spugna e rivolgersi nuovamente alla sua attempata concubina.

- Granny, perché non hai visto la partita?
- Davvero non l’hai capito?
- No.
- Prova a pensarci, Roger.
- Ci ho pensato, credimi, ma non lo capisco.
- Fai uno sforzo.
- Ne ho già fatti troppi ieri in finale. Dimmelo e basta.
- Cosa ti dice l’intuito, Roger?
- L’intuito mi dice solo che se non mi rispondi entro tre secondi potresti fare una brutta fine. Porca puttana, Granny, perché cazzo non hai visto la mia partita?

Granny prende a singhiozzare girando in tondo per la stalla. Soffia, si dimena e lascia uscire dal buco posteriore incontrollabili gocce di urina al gusto di orzata.

- Perché piangi, Granny?
- Secondo te perché piango, Roger?
- Mi sembrava di aver già chiarito che non sono intuitivo e che non voglio esserlo. Nel mio mondo ideale quando faccio una domanda ricevo subito una risposta.
- Questo non è il mondo ideale, Roger.
- Certo che lo è. Siamo a Ponyville, cazzo.

Granny sorride sarcastica titillandosi lo sfintere con un forcale di gomma arabica dal manico vibrante che qualche burlone deve aver lasciato nella stalla.

- Roger, Roger, hai una visione così ingenua del reame di Equestria.
- Dimostramelo.
- Lo sapevi che Princess Celestia ha lasciato che a dorare il suo corno fosse un nuovo artigiano di Canterlot, senza prima indire un referendum consultivo tra noi pony?

Roger, sbalordito, si mette tutti e quattro gli zoccoli davanti alla bocca.

- Ecco, vedi che non è il mondo ideale?
- Scusa, Granny, non avevo idea di questa deriva autoritaria di Princess Celestia.
- La prossima volta pensaci bene prima di esprimere certi giudizi.
- Senz’altro. Adesso però me lo dici perché piangevi?
- Non per te, Roger. Non piangevo per te.
- E per chi allora?
- Per lui.

Granny punta lo zoccolo lontano, oltre la stalla, oltre il frutteto di Applejack, oltre la boutique di Rarity, oltre il castello di Princess Cadence, oltre i confini del reame di Equestria, e poi ancora oltre, oltre i possedimenti del diabolico Discord, e poi ancora oltre, oltre il mondo immaginario in cui pony e unicorni si trovano a condurre una vita tutta fatta di scaramucce, risate ultrasoniche e merda a pallettoni, fino a raggiugere chi sta scrivendo questo post.

- Oh, lui.
- Sì, lui.
- Perché piangi per lui e non per me?
- Già, perché? Perché, Roger?
- Granny, vaccatroia, saltiamo la fase in cui mi chiedi il perché, almeno questa volta, e rispondimi, porca la merda.

Granny sospira, scuote la testa, poi parla.

- Roger, tu hai trentatré anni, una moglie che ti adora, quattro figli che stravedono per te e quella puledra di Lindsay V. che non vede l’ora di farsi infiocinare, sei così ricco che se ti compri un miliardo di selle hasbro deluxe al giorno potrai continuare a comprarti un miliardo di selle hasbro deluxe al giorno fino al giorno in cui quella lorda di Pinkie Pie tornerà vergine, sei tuttora il numero due della classifica e nessuno ti può togliere il titolo di più forte giocatore della storia di questo sport, hai giocato una semifinale contro il pegaso inglese che ci ha fatto tutti sbrodolare di goduria, quel passante di rovescio tutto polso a due punti dalla fine è una roba che resterà per sempre negli annali, l’unicorno serbo forse vincerà ancora quattro o cinque titoli ma non arriverà mai a diciassette, e se anche ci arriverà, ma non ci arriverà, ci arriverà senza essere considerato da nessuno, neanche da sua moglie, neanche dal suo allenatore, neanche da se stesso, cazzo, alla tua altezza, in sostanza hai tutto di tutto tranne il diritto di piangerti addosso, quindi io per te non ci piango, no, vaffanculo, piango per lui, perché lui ieri girava come un coglione per il centro di Bologna, in bici, da solo, al sole, pensando alla tua partita e già pregustando il post che avrebbe scritto su di te, un post che sarebbe stato ben diverso da quello di un anno fa perché stavolta tu avresti vinto, era certo, non c’era dubbio che stavolta tu avresti vinto e il coglione serbo avrebbe perso, e lui mentre girava per piazza delle sette chiese e quel cazzo di pavé gli faceva vibrare il culo e il sudore scendeva a torrenti fin dentro le mutande pensava a quanto fosse giusto rispolverare noi cazzo di little pony, capisci?, noi cazzo di little pony, forse per l’ultima volta, e anche dopo il giro in bici quando è andato al cinema al solo scopo di far passare del tempo e arrivare a casa dopo le sei quando ormai la partita doveva per forza essere finita con la tua vittoria, mentre guardava il film pensava un po’ alla partita ma soprattutto al taglio da dare al post, un post che avrebbe dovuto prendere il via da Rogerwi come l’altro aveva preso il via da Rogerlù, due post analoghi ma opposti come opposte sono vittoria e sconfitta, era giusto così, pensava dentro il cinema, di più, era necessario, era inevitabile, e tutte queste riflessioni, questo senso di ineluttabilità positiva, se esiste l’ineluttabilità positiva, questo presagio di ultima occasione colta e non lasciata andare affanculo l’hanno accompagnato per tutto il film con la dolcezza che hanno le carezze che a volte gli fa Nora prima di tirargli delle martellate nella testa, e questa dolcezza, questa sensazione o quasi percezione dell’imminente scoperta che le cose sono andate bene perché stavolta non potevano che andare bene, questa sensazione o quasi percezione è durata anche dopo, mentre lui tornava a casa percorrendo per la prima volta la cosiddetta tangenziale delle bici che passa tra i viali di Bologna, e poi mentre apriva la cantina e ci infilava dentro la bici, e poi mentre saliva le scale con appena troppa fretta per chi dovrebbe avere dalla sua la forza dell’ineluttabilità positiva, e poi mentre entrava in casa e accendeva il computer, e poi mentre si stava aprendo il sito tennisworlditalia che offre la cronaca punto per punto delle partite finali di quel torneo, e quella dolcezza è finita dopo pochissimo, perché quando si è aperto il sito e lui ha cliccato sul link della diretta della finale è apparsa la scritta che il serbo stava vincendo 2 set a 1 e il punteggio nel quarto era di 5-3 sempre a favore del serbo, e dopo nemmeno un minuto il serbo come sai bene ha vinto anche quel game, la partita e il torneo, quindi per te, Roger, io non ci piango nemmeno scannata, mentre per lui sì, altroché se piango, sì, per lui sì, sì.

Roger sposta gli occhi nuovamente a nord ovest. Adesso il frutteto di Applejack gli sembra tristissimo, le mele hanno l’aria di essere tutte marce e non è più sicuro di quel pissing coprolalico. Forse l’ha solo immaginato tra un allenamento e l’altro.

- Dimmi un’ultima cosa, Granny. Perché non hai guardato la partita?
- Avevo di meglio di fare.
- Di meglio? Cosa c’è di meglio della finale?
- Prova a pensarci, stavolta è facile. Persino un cazzone antiintuitivo come te può farcela. Addio Roger.
- Addio Granny, sei stata la scopata più bella della mia vita.
- Tu no.

Granny Smith trotta fuori dalla stalla senza girarsi mentre Rogerwinner comincia a riflettere.

Autore: zumba | Commenti 0 | Scrivi un commento

  06.07.2015 | 22:43
Senza se ma con qualche ma
 

L’altro giorno ho rivisto un amico che non vedevo da un po’. Stava salendo su una bici. Non l’ho visto bene. Occhiaie, barba a chiazze, la camicia non stirata. Come va? Gli ho detto. Eh, così. Mi ha detto lui. Mi spiace, gli ho detto io. Non ti devi mica dispiacere, mi ha detto lui. Non va male. Ha aggiunto. Ah, allora bene. Gli ho detto io. Bene cosa? Mi ha detto lui guardandomi con aria sospettosa. Bene che non va male. Gli ho detto.
Stavo per andare via, poi mi sono ricordato che tempo fa gli avevo prestato venti euro. Ero indeciso se chiederglieli indietro. A me non è che piaccia tantissimo chiedere indietro i soldi, però non ne avevo, non avevo nemmeno il bancomat, e poi lui aveva detto che le cose non gli andavano male come sembrava.
Lui deve aver capito che avevo un dubbio in testa, per cui mi ha anticipato e mi ha chiesto: cos’è? Cosa vuoi? Che ti serve? Ci sarebbe una cosa, gli ho detto io vergognandomi un po’. Una cosa cosa? Mi ha detto lui. Quei venti euro, ti ricordi? Gli ho detto io. Quali venti euro? Mi ha detto lui. Quelli che ti ho prestato una volta, sarà stato il mese scorso o quello prima, quella volta che dovevi andare a mangiare la pizza. Gli ho detto io. Ah, quelli. Mi ha detto lui con una specie di noia indispettita sulla faccia. Erano venti? Sei sicuro? Ha aggiunto. Mi sembra di sì. Ho detto io. Quindi non sei sicuro. Ha detto lui. Sì, mi sembra proprio di sì. Ho detto io. Ti sembra o sei sicuro? Ha detto lui. Sono sicuro. Ho detto io. Una banconota da dieci e due da cinque. Una delle due banconote da cinque aveva un’orecchia nell’angolo. Ho aggiunto io inventandomi un dettaglio. Venti euro, può darsi. Ha detto lui sempre con quella noia indispettita sulla faccia. Poi ha cominciato a fare cenno di sì con la testa e dopo mi ha salutato dicendomi: allora ciao eh, ciao.
Scusa, ma come rimaniamo d’accordo? Gli ho chiesto. In che senso? Mi ha chiesto lui. Quei venti euro, quando pensi di darmeli? Gli ho chiesto io. Lui ha alzato la testa, ha guardato le nuvole nel cielo con un’aria filosofica e dopo una pausa abbastanza lunga ha detto: tu credi nella democrazia, vero? Io non sapevo cosa rispondere. Tu credi nella democrazia? Ci credi o non ci credi? Ha insistito lui. Io sì, ci credo. Ho detto io poco convinto. Ci credi senza se e senza ma? Ha chiesto lui. Guarda, non mi piacciono molto queste espressioni. Ho detto io timidamente. Quali espressioni? Ha detto lui accigliandosi. Senza se e senza ma. Ho detto io. O ci credo o non ci credo. O magari ci credo senza se ma con qualche ma. Comunque sì, alla democrazia ci credo. Ho aggiunto.
Lui ha cominciato a scuotere la testa, ha ripreso a guardare il cielo e mi ha detto: beh, se ci credi non puoi non essere d’accordo con me sul fatto che non posso decidere da solo se darti o non darti quei soldi. Non posso non essere d’accordo se devi darmi o non darmi quei soldi. Ho mormorato io, stordito da tutte quelle negazioni. Bene, vedo che siamo d’accordo. Ha detto lui risalendo sulla bici.
E quindi cosa vuoi fare? Gli ho chiesto dopo un attimo. Chiederò il parere del mio popolo. Ha detto lui spingendo in fuori il petto. Tu hai un popolo? Gli ho chiesto io. Si chiama democrazia: potere al popolo. Ha detto lui. Tu hai un popolo? Gli ho chiesto di nuovo. Se per esempio il mio popolo mi dicesse che il mio debito è da rinegoziare, io dovrei tenerne conto, non credi? Mi ha chiesto lui. Tu hai un popolo? Gli ho chiesto per la terza volta. Se il mio popolo mi dicesse che ti devo dare solo dieci euro, e in monetine da un centesimo, cosa dovrei fare? Chi sono io per voltare le spalle al mio popolo, con tutto quello che il popolo ha fatto per me? Si chiama democrazia, sai? Democrazia. Ha detto lui partendo con la bici in direzione periferia.
Ma pensa, ha un popolo. Ho detto tra me guardandolo allontanarsi.  

Autore: zumba | Commenti 1 | Scrivi un commento

  01.07.2015 | 21:47
L'altra meta
 
 

Qui si racconta il concerto più bello a cui abbia mai assistito. E con "mai assistito" intendo mai assistito. L'illustrazione è di WR2.

 

Fast forward

30/05/2015. Ore 20.50
“Poggio. Gira di qua. Lo vedi il cartello?”
“Dice Poggio Grande, noi andiamo a Poggio Piccolo”.
WR1 abbraccia con un gesto il borgo consistente di tre case, una chiesa e una trattoria. “Se questo è Poggio Grande… il Piccolo sarà mica lontano” Indica un casale isolato.
“Sai che due tortelli me li farei proprio volentieri?” aggiunge WR2 transitando davanti alla trattoria.

30/05/2015. Ore 21.08
WR1 e WR2 scoprono a loro spese che le due principali caratteristiche di Poggio Piccolo sono quella di essere immenso e quella di essere da tutt’altra parte rispetto a Poggio Grande. WR2 puntualizza che anche un piatto di cappelletti in brodo non farebbe schifo.

30/05/2015. Ore 21.20
Dopo aver definitivamente rinunciato a qualunque velleità di individuare da soli l’ubicazione del campo sportivo di Poggio Piccolo, WR1 e WR2 attendono WR10 nel piazzale antistante il bar “Bar Poggio Piccolo” ormai da molti minuti, fumando sigarette e domandandosi reciprocamente dove cazzo sono capitati. “Ma WR10 non è mica originario di queste parti?” domanda WR1. “Sai, anche due fettine di cotechino con salsa di lenticchie”, risponde WR2.

30/05/2015. Ore 21.55
Un signore con un cane di media taglia al guinzaglio informa WR1, 2 e 10 che il campo sportivo di Poggio Piccolo è situato esattamente davanti a loro. I tre hanno modo di constatare che il campo sportivo di Poggio Piccolo funge da ideale divisione tra la zona industriale di Poggio Piccolo a sinistra del campo sportivo e la zona industriale di Poggio Piccolo a destra del campo sportivo. Non è illuminato e la recinzione sembra una recinzione di mediocre fattura.

30/05/2015. Ore 22.07
WR2 parcheggia la Zerozero nel piazzale del distributore situato sulla SP31 all’ingresso di Castel Guelfo di Bologna. WR2 scrocca a WR1 cinque Euro e li infila nell’apposita feritoia del distributore. Alle sue spalle, qualcuno canta in un microfono la strofa “Il più bello spettacolo dopo il Big Bang siamo io e te” in una inedita versione grindcore, gradevole più o meno quanto una scolopendra in un orecchio.

30/05/2015. Ore 22.09
WR1 cammina su e giù per il piazzale cercando di reprimere un conato di vomito. “Io guido di merda”, si scusa WR2. “Eh, no”, interviene WR10. “Io, Guido di merda”, puntualizza, riferendosi verosimilmente all’iniziativa nella quale ha coinvolto gli altri due.

30/05/2015. Ore 22.32
Nella circonvallazione di Castel Guelfo di Bologna tre attempate signore si dicono pronte a giurare sulle teste bacate dei loro mariti che al campo sportivo di Castel Guelfo di Bologna non sta succedendo proprio niente. I tre cominciano a prendere in considerazione l’eventualità di cambiare programma.

30/05/2015. Ore 22.58
WR10 scende dall’auto, guarda i due amici e allarga le braccia. “Eppure sono sicuro che il pub era qui”, mormora. “Ma tu non eri mica di queste parti?” domanda WR1. “Un hamburger. Ecco. Ci vorrebbe un bell’hamburger fatto come cazzo si deve” aggiunge WR2.

30/05/2015. Ore 23.19
WR1, WR2 e WR10 percorrono a passo molto sostenuto Viale Terme a Castel San Pietro Terme all’inseguimento di un canto soave e lontano. Il canto si interrompe all’altezza della gelateria La Terrazza. WR10 ferma due passanti e chiede informazioni sull’origine del canto. I due passanti hanno grosso modo l’età di Scilla e Cariddi.

30/05/2015. Ore 23.39
Il pub O’Malley risulta essere chiuso. “Non vedo il sangue scorrere da sotto la porta”, commenta WR2, ma per apprezzare la battuta di spirito occorre conoscere il testo della canzone “O’Malley’s bar” di Nick Cave. WR10 nota un cartello che specifica la nuova, temporanea ubicazione del bar.

Play

30/05/2015. Ore 23.55
La festa della birra dell’O’Malley’s bar è gioviale almeno quanto il testo della canzone “O’Malley’s bar” di Nick Cave e la temperatura è quella di una pozzanghera di sangue sul pavimento di un pub. La birra no, quella è appena tiepidina. Dall’altra parte del campo sportivo c’è un palco. Sul palco una manciata di uomini coi capelli lunghi sta smontando gli strumenti. Dietro al mixer, uno di quei fonici un po' sordi e molto teste di cazzo, di quelli che a una certa ora la musica la conoscono solo loro. WR1 domanda se qualcuno per caso ha voglia di patatine fritte.
“Stavo pensando a come cazzo si gioca a Rugby”. Chiede WR1
“20 o 30 persone intelligenti da una parte e altrettante dall'altra, si menano per un pallone che non sembra, neanche per il cazzo un pallone”. Dice WR2.
“Non proprio 20 o 30”. Puntualizza WR10: “Saranno anche 50 o 60, guarda non scherzo, saranno poco meno degli abitanti di Poggio piccolo”.
“Zio valser! Così tanti” fa WR1: “Mica pensavo ci stesse tutta sta gente in un campo di rugby”.
“Possono persino aumentare. Presente i Gremlins?” dice WR10.
“E’ un casino quando incominciano a sudare: si bagnano... e si moltiplicano, neanche fossero patriarchi biblici” fa WR2.
WR 10: “Capitato una volta nel '83-84 credo...”. Lo corregge WR2: “Era l’85, l’anno di Heartbreakers dei Tangerine Dream”.
“Yeah, Desire, che pezzo... comunque dicevo”, rivolto a WR1, “in una città del Sud Africa i giocatori delle due squadre hanno sudato così tanto che hanno allagato lo stadio. La gente (che ce n'era) l'han dovuta evacuare tanta era la preoccupazione degli organizzatori. Tanti del pubblico invece non volevano sentire ragioni e sono rimasti, gli han messo il boccaglio e la maschera, a loro. Alcuni c’avevano quella di Zorro. Dicevano che faceva fico.
“Mi ricordo bene. I giocatori nel campo con tutta quell'acqua erano diventati 120-130 per parte, non si capiva più un cazzo”, puntualizza WR2.
WR10: “Ooh, mica che il rugby sia proprio così comprensibile, però”
WR2: “Valà che è vero, ma quella volta la buttarono in vacca. L'arbitro, un idraulico di Pretoria, propose di giocare comunque a una sorta di rugby sincronizzato col kayak!”
WR1 e 10:” Ooooh, zio beel!”
WR10: “Ah niente, gli atleti si sono messi la ciambella di Nonna papera e con quelle cosce che si ritrovano al posto delle braccia hanno incominciato a remare per portare la palla ovale alla meta...”
WR1: “Ecco, parliamo di meta. Ma quante cazzo ce ne vogliono in un campo?”.
WR2: “Due”
WR1: “E perché in questo campo, che gli venga niente al fonico di merda, ce n’è solo una?”
WR10: “E' mica una meta quella. Quella è una fionda. La fionda per il tiro al somaro, qua usano così, però sono più bravi a Poggio grande, è una tradizione dicono. Ooh lanciano i somari a una velocità... incredibile! Più del rugby sincronizzato col kayak”.
WR1: ”Sia, ho idea che ci siamo persi proprio un grande evento”.
WR10: “intendi la famigerata partita di rugby del 1985?”
WR1: “No, intendo il concerto di stasera a Poggio grande”.
WR2: “Poggio piccolo, diovalser. Era Poggio piccolo”.
WR1-2-10: “Forse...”.


Rewind

31/05/2015. Ore 3.07
WR10, dopo aver controllato l’angolo posteriore sinistro della sua autovettura, sale le scale di casa sua.

31/05/2015. Ore 2.41
WR10 scarta sulla destra fino a posizionarsi con due ruote in corsia d’emergenza e due ruote in prima corsia mentre un’auto bianca tipo Opel Corsa colpisce non forte l’angolo posteriore sinistro della sua autovettura.

31/05/2015. Ore 2.40
WR10, mentre si trova sulla prima corsia dell’A14 tra Castel San Pietro Terme e San Lazzaro di Savena, nota nello specchietto retrovisore un’auto bianca tipo Opel Corsa che giunge alla velocità approssimativa di 190 km/h. L’auto viaggia con due ruote nella prima e due ruote nella seconda corsia.

31/05/2015. Ore 2.32
WR10 inserisce una banconota da 20 euro nell’apposita feritoia presso il distributore Agip posto circa 300 metri dopo il grande incrocio che taglia la via Emilia all’altezza di Castel San Pietro Terme. Sgancia la pistola erogatrice e riempie parzialmente il serbatoio della sua autovettura.

31/05/2015. Ore 2.29
WR10 scuote la testa, sgancia la pistola erogatrice del distributore Agip posto circa 400 metri prima del grande incrocio che taglia la via Emilia all’altezza di Castel San Pietro Terme, inserisce la pistola erogatrice nell’apposito foro della sua autovettura e dopo venti secondi di tentativi toglie la pistola erogatrice dall’apposito foro della sua autovettura senza aver riempito il serbatoio della sua autovettura.

31/05/2015. Ore 2.28
WR10 inserisce una banconota da 20 euro nell’apposita feritoia presso il distributore Agip posto circa 400 metri prima del grande incrocio che taglia la via Emilia all’altezza di Castel San Pietro Terme, schiaccia il pulsante corrispondente alla pompa 3, si accorge che il pulsante corrispondente alla pompa 3  è spento e legge l’avvertenza “si raccomanda di schiacciare solamente i pulsanti accesi in quanto i pulsanti spenti corrispondono a pompe vuote”.


Ghost track

31/05/2015. Ore 10.22
WR10 legge sulla pagina facebook dei Dhamm che il concerto che la sera prima avrebbe dovuto svolgersi al campo sportivo di Poggio Piccolo si era in realtà svolto al bar Renzo di Imola, come tra l’altro gli era stato notificato da due amici imolesi alle ore 23.45 circa del giorno precedente, vale a dire a metà dell’ascesa verso il campo da rugby di Castel San Pietro Terme.
31/05/2015. Ancora Ore 10.22
WR10 ricorda di aver mandato a fare in culo i due amici imolesi chiedendo loro provocatoriamente se pensavano che lui fosse tanto cazzone da credere a quella stronzata. WR10 ricorda anche di aver interpretato la risata di uno dei suoi due amici imolesi successiva alla sua domanda provocatoria  come un “sì, sei cazzone esattamente quanto credo, né più né meno”.
31/05/2015. Ancora Ore 10.22
WR10 nota che la notizia dello spostamento della location del concerto su facebook piace a 3 persone e si chiede se quelle 3 persone sono lui, WR1 e WR2.

Autore: zumba | Commenti 0 | Scrivi un commento