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  17.06.2015 | 22:39
Di stratagemmi e di esodi
 

Io non so se è tutte le volte, tutte quante le volte, forse è solo quasi tutte le volte, non tutte, ma non credo, secondo me è proprio tutte le volte, non quasi tutte, tutte le volte che sono con loro, con Paolo, con Alberto, con Andrea, con Diego, stavolta Paolo non c’era ma è uguale, anzi non è per niente uguale perché se c’era Paolo era meglio, molto meglio, ma tanto Paolo anche quando non c’è è come se ci fosse, però era lo stesso meglio se Paolo c’era, perché a Paolo gli si vuol bene anche quando ti fa girare i coglioni per esempio mettendoti la mano sul cambio mentre guidi, o toccandoti la nuca con un dito in un modo che fa incazzare come poche cose nell’universo, o con altri stratagemmi  che non vengono in mente a nessuno se non a Paolo, e poi Paolo ha quella risata che ha solo lui, una risata aperta e piena che a parte la risata di Nora è forse la risata migliore del mondo, ciò non toglie che quando ti tocca la nuca o il cambio ti fa incazzare che è una roba brutta e non c’è un cazzo da ridere, comunque Paolo stavolta non c’era e quindi fanculo a Paolo, viva Paolo ma fanculo a Paolo, invece c’era Alberto, coi capelli lunghi e boccolosi e la cravatta rossa che sembrava tagliata in fondo come certe cravatte che mio padre portava negli anni sessanta e io alla fine degli anni ottanta, anche ad Alberto il bene devo volerlo per forza, non ho scelta, non posso non volergliene perché con Alberto mi sono successe le cose che non dimenticherò nemmeno quando non avrò più ricordi ma solo ricordi di ricordi come dice quel coglione di Tiziano Ferro, con Alberto ho scoperto che esiste il profilo professionale del cauzionista, per dire, e poi Alberto sa tutto e spiega le cose in un modo che non dà fastidio neanche ai permalosi o a quelli che pensano di sapere tutto ma si sbagliano, e anche Alberto ride bene ma non come Paolo e certo non come Nora, una risata ghignante e quasi gracchiata ma comunque bella, e oltre ad Alberto c’era Andrea con la barba un po’ bianca e la sua aria da signorotto, l’andatura lenta da aristocratico, che tra l’altro anche Andrea ha una risata di cui ci sarebbe da dir tanto, una risata che parte dal palato e schizza fuori dalle narici, e anche su tante altre cose che ha fatto Andrea ci sarebbe da dire e da scrivere dei trattati che uno non sa da dove cominciare e infatti io non so da dove cominciare, forse dalle sedie fucsia accatastate sul camion dopo il rock artist, a Gallipoli, vent’anni fa, o dalla sua casa in via Giovanni senza terra che non era davvero in via Giovanni senza terra ma in un’altra via di cui non ho quasi più ricordi né ricordi di ricordi, o da quella domanda che gli avevo fatto nel novantatré a proposito di una sua amica – ma cos’è, una troiaccia? – che l’aveva imbarazzato e fatto ridere della sua risata tutta di narici, o da un episodio qualsiasi accaduto quando c’erano anche Paolo e Alberto, anche perché tre quarti delle volte che ho visto Andrea in vita mia c’era anche Paolo o Alberto o tutti e due, e poi oltre a Andrea e Paolo e Alberto c’era anche Diego, soprattutto Diego, perché se c’era uno che c’era, questa volta, se c’era uno che c’era più degli altri, più di Alberto più di Andrea e certo più di Paolo che non c’era per niente,  quello era proprio Diego, perché Diego stavolta si sposava mentre Alberto Andrea e Paolo no, e anche su Diego di cose da dire ce n’è così tante che dispiace ricordarne e ricordarne di ricordarne solo alcune ma bisogna comunque provarci, che ne so, la 126 blu che viaggia placida verso Torre Suda, o il gelato alla cioccomenta mangiato nei momenti in cui nemmeno un gelato alla cioccomenta riesce a fare schifo, e sia quando si trattava di andare a Torre Suda che quando si trattava di mangiare il gelato alla cioccomenta la costante era la sua risata, visto che della risata di tutti si è detto qualcosa diciamo qualcosa anche della risata di Diego, e la risata di Diego assomiglia alla risata del fratello di Diego, che non somiglia a Diego in niente se non nella risata, e la risata di Diego e del fratello di Diego non è esattamente bella, anzi, fa anche un po’ paura, Diego, anche il fratello di Diego ma concentriamoci su Diego visto che a sposarsi era Diego e non suo fratello, Diego ride come un forsennato, quasi affogando, col risucchio, una roba strana che se non fosse la risata di Diego ma di un altro ci sarebbe da sconcertarsi, ma visto che è la risata di Diego di sconcerto non se ne può avere, certo non è ghignante e gracchiata come quella di Alberto, non è soffiata e nariciosa come quella di Andrea, non è aperta e piena come quella di Paolo e non è la risata più bella del mondo come quella di Nora ma va bene lo stesso, pazienza, anche perché la risata c’entra fino a un certo punto con quello che volevo dire, quasi niente, quello che volevo dire è che tutte le volte che sono con loro, quei quattro, o anche solo tre di quei quattro, probabilmente ne bastano anche solo due o forse solo uno e non escludo che possa andar bene anche essere da soli ma pensare a uno due tre o quattro di loro, quando sono con loro realmente o solo idealmente io tutte le volte, o tutte o quasi tutte ma io credo tutte, tutte le volte penso a quella poesia di Dante che dice che lui vorrebbe essere preso per magia e messo su una barca insieme a Guido e Lapo, che tra l’altro è una poesia che non conosco per niente così come non conosco nessuna poesia tranne un po’ i Sepolcri di Foscolo che mi piaceva perché parlava delle fredde ali del tempo, di quella poesia di Dante so solo i primi due versi e pur non conoscendone il significato mi sono fatto l’idea che visto che Dante esprime come primo desiderio a qualche misteriosa entità magica di essere messo su una barca con Lapo e Guido, quella sia la più grande dichiarazione di amicizia mai scritta, talmente superiore alle altre che dopo quella forse sarebbe stato vietato scriverne altre perché destinate a rimanere sbriciolate nel confronto, un ragionamento che non ha senso, il mio, mi rendo conto, perché allora per esempio dopo Delitto e Castigo nessuno avrebbe dovuto più scrivere libri sui delitti e sui castighi, e dopo la Bibbia nessuno avrebbe dovuto più scrivere libri sugli esodi, in ogni caso anche se il paragone tra la mia amicizia con Alberto Andrea Paolo e Diego e l’amicizia tra Dante Guido e Lapo forse ha un vago senso solo perché anche Diego ha una barca e quindi ci sarebbe la possibilità teorica di stare tutti e cinque in barca insieme anche se mi sembra di ricordare e ricordare di ricordare che sulla barca di Diego sono stato con Andrea e con Paolo ma mai con Alberto, anche se questo parallelismo è a dir poco stiracchiato, bisognerebbe saperne di più sull’argomento per dirlo con certezza ma probabile che sia così, anche se il paragone è fuori luogo, anche perché non è che io sappia granché sull’amicizia di Dante Guido e Lapo, un’amicizia che potrebbe anche essere inesistente, un artificio retorico o qualcosa del genere, mentre l’amicizia tra me Alberto Andrea Paolo e Diego non ha niente di artificioso né di retorico, anzi è forse la cosa meno artificiosa e retorica che mi sia mai accaduta, io lo stesso tutte volte, forse non proprio tutte o forse proprio tutte, tutte o quasi tutte le volte che vedo Alberto, Paolo, Andrea e Diego penso che è lì con loro che devo stare.

Autore: zumba | Commenti 3 | Scrivi un commento

  01.06.2015 | 15:41
Restare ancora
 

Sul sito di Repubblica, in questo momento, sono le 15,24 del giorno 1 giugno 2015, ci sono due foto di Matteo Renzi, una accanto all’altra.
In una ha la tuta mimetica, si trova in Afghanistan, parla ai miitari italiani e li esorta a combattere per la libertà, dice loro “vi chiedo di restare ancora”.
Nell’altra, che è proprio di fianco alla foto in mimetica, Matteo Renzi si trova al quartier generale del suo partito. Gioca alla playstation, precisamente a PES, insieme a Matteo Orfini, presidente del suo partito.
Io, più che parlare di cosa mi suscita quest’accostamento, più che parlare del diverso grado di credibilità e coinvolgimento che secondo me caratterizza le due foto, come nello specifico si evince dalla mimica facciale e dalla postura del Matteo Renzi dritto in mimetica davanti alle truppe e del Matteo Renzi in camicia e jeans seduto davanti allo schermo, preferisco parlare di una cosa, o meglio pormi qualche domanda: Matteo Renzi avrà detto anche a Matteo Orfini, al termine della partita che pare essere stata una riedizione del clasico Real Madrid-Barcellona, “ti chiedo di restare ancora”? E se sì, perché aveva vinto o perché aveva perso? Per dargli la rivincita o per chiedere la rivincita? E se aveva vinto, aveva vinto 4-3? 5-2? 7-0? E se aveva perso, di quanto aveva perso?
Non lo so.

Autore: zumba | Commenti 0 | Scrivi un commento