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  24.03.2015 | 22:59
Ridere sul serio
 

La situazione è questa: devo scrivere un libretto su Nora. O meglio: non devo scrivere per forza un libretto su Nora, ma visto che qualche anno fa ho scritto un libretto su Agata mi sento in obbligo di fare lo stesso per Nora. Il ragionamento, questo è chiaro, è sbagliato. Nasce da un’idea di uguale trattamento, o di pari opportunità come si dice adesso, che fa cagare. Il problema è che io faccio molte cose che mi fanno cagare, anzi faccio quasi solo cose che mi fanno cagare, e una di queste è lasciarmi lusingare da logiche che so essere logiche del cazzo. Quindi scriverò un libretto su Nora.
Ora, questo non è un periodo in cui la scrittura mi venga granché bene. Scrivo pochi post sul blog. Scrivo a fatica un romanzo breve che fa schifo. Vivo lo scrivere come una punizione che mi infliggo animato da volontà perverse autopunitive. Ma questo l’ho già scritto, quindi inutile ripeterlo. O forse è utile, perché a sua volta anche questo ripetere sempre lo stesso concetto è determinato da una volontà perversa autopunitiva. In ogni caso, quel che è detto è detto, quindi a posto così.
Dal momento che mi sono imposto di scrivere un libretto su Nora, e che adesso non so scrivere niente di buono e niente di nuovo, l’unico modo che ho di portare a termine il compito è ripescare i post passati che parlano di Nora e trasformarli in libretto. Per questo qualche giorno fa mi sono messo a rileggere tutti i post che ho scritto, selezionando quelli che anche solo vagamente hanno a che fare con Nora. Il risultato: quattordici post. Di questi quattordici post più della metà non parlano di Nora, ma della mia fatica nell’affrontare la seconda paternità. Tre parlano della mia insonnia collegata alla seconda paternità. In uno sembra che ci sia scritto che Nora è morta mentre ce l’avevo in braccio la sera della grande nevicata prima delle elezioni politiche. In un altro si dice che dopo che la faccio addormentare ho paura di svegliarla pisciando. In un altro ancora il succo è che Nora anche se sembra diversa è ruffiana come tutte le altre femmine del mondo. In quattro o cinque si parla più di Agata che di Nora.

Ho provato a immaginare Nora a otto o nove anni. A otto o nove anni Nora leggerà già da un po’. Può darsi che le capiterà tra le mani il libretto su di lei, se lo porterò a conclusione e lo stamperò, così come a Agata è capitato di leggere il libretto che ho scritto su di lei.
Il libretto su Agata è molto diverso. Miniracconti di tre o quattro righe, più un racconto di due pagine. Quello che emerge è lo stupore e la felicità di un uomo che diventa padre, si scopre simile a sua figlia, vuole imparare da lei più di quanto voglia o sappia insegnare. Nessun racconto sulla fatica. Nessun racconto sull’insonnia. Nessun racconto sulla sua morte. Nessun confronto con una sorella maggiore che Agata non ha.
Nora non è una persona invidiosa. Quando faccio un regalo a Agata, e glielo consegno davanti a Nora, Nora è felice. Non fa finta, è felice davvero. Guarda il regalo e guarda Agata a turno, sorridendo, sperando che a Agata il regalo piaccia come a lei.
Se Nora rimane così, e così vuol dire col carattere più bello che si può avere, non lo dico per quella cazzo di logica delle pari opportunità di cui parlavo, non lo dico nemmeno perché so già che anche questo post andrà a finire in quel libretto e cerco di alleggerire ai suoi e non solo ai suoi occhi la mia posizione di padre che ha scritto la gioia della prima paternità e l’esasperazione della seconda paternità, lo dico perché è vero, Nora ha davvero il carattere più bello che si può avere, Nora è più pura e più forte di chiunque altro, Agata è molto intelligente, Agata è molto sensibile, Agata ha una razionalità tanto stringente che a tratti sfocia dalle parti del razionalismo cartesiano, Agata nota quello che nessuno nota, Agata è in grado di cogliere una leggerissima anomalia nella trama di un libro che le si legge quando è già in dormiveglia meglio di un cazzo di editor professionista, Agata ha scritto ‘unicorni contro robot’, Agata ora ha cominciato anche a fare disegni straordinari insieme alla sua amica Valentina così come io ho scritto racconti straordinari con Alberto e Roberto, e in uno di quei disegni di Agata e Valentina si vede una fatina, e sopra la fatina un fumetto con scritto ‘sono un’idiota?’, roba che al confronto le Idioziadi sono merdosissima risciacquatura di piatti, Agata ha qualità enormi, Agata ha una testa che dà dei giri a tutti, anche a me che do dei giri ad alcuni che a loro volta danno dei giri ad altri, ma Nora, porca la puttana merda, Nora ha il carattere più puro e più forte che si può avere, Nora innalza e schianta, Nora conquista e fa terra bruciata, Nora ti riempie i polmoni meglio di una vetta alpina, Nora quando ride ride sul serio e non ce n’è per nessuno, Nora non ti lascia scampo e non ti fa sconti, Nora vince sempre, Nora vince sempre perché non gliene frega niente di vincere, Nora non è morta quella notte che nevicava prima delle elezioni politiche, Nora si capiva un’ora dopo che era nata che era così, pura e forte, pura e forte e invincibile, è nata alle cinque meno un quarto della mattina del 24 aprile 2012 e alle sei e mezza del 24 aprile 2012 mentre la tenevo in braccio nei corridoi dell’Ospedale Maggiore non pensavo ‘merda se mi cade dalle braccia si spacca in mille pezzi’ come avevo pensato la prima volta che avevo tenuto in braccio Agata, no, con Nora avevo pensato ‘questa se mi cade dalle braccia non si fa niente, rimbalza e mi torna in braccio senza scalfirsi, al massimo danneggia il pavimento, mi spiacerebbe per il pavimento, metti che poi inciampa qualche altro papà nel buco del pavimento’, se Nora rimane così, dicevo, ma non si può mai dire perché fa in tempo a cambiare altre cento volte, ma se non cambia e rimane così, pura e forte e invincibile, e secondo me rimane così, pura e forte e invincibile e con la risata migliore del mondo, se Nora rimane così c’è caso che non se la prenderà più di tanto quando si accorgerà che il libro su di lei parla poco di lei e molto di me che non ce la faccio più tanto bene a fare il padre, e se sarà così, se non se la prenderà, forse il merito non sarà solo del suo carattere che, ripetiamolo un’ultima volta, è il carattere migliore del mondo, ma anche di questo post che credo sarà anche l’ultimo racconto di quel libretto su di lei. Un post che per quanto possa sembrare dominato da quel demoniaco spirito di aspirazione al pareggio tra sorelle, e in parte lo è, dominato da quello spirito lì, io credo trovi una ragione di essere nel fatto che io a Nora non ho mai detto le cose che ho scritto adesso, non gliele ho dette finora e forse non gliele dirò neanche più avanti, e quelle cose Nora è giusto che le sappia, perché sono vere, tutte tranne quella cosa del buco nel pavimento del Maggiore che è un po’ esagerata. 

Autore: zumba | Commenti 0 | Scrivi un commento

  12.03.2015 | 22:51
Un affarone
 

Le cose sono cambiate. Non mi vengono in mente altri modi per spiegare la cosa.

 

Io e Camilla portiamo a letto le bimbe a giorni alterni. Prima, il giorno che toccava a me portare a letto le bimbe, già dalla mattina io avevo un’ansia addosso che non mi dava tregua. Mi svegliavo e pensavo: che due maroni, stasera è il mio turno. Lavoravo e pensavo: che due maroni, stasera è il mio turno. Facevo la pausa pranzo e pensavo: che due maroni, stasera è il mio turno. Tornavo a casa e pensavo: che due maroni, stasera è il mio turno. Arrivava la sera, le portavo a letto e pensavo: che figata, domani non è il mio turno.

Adesso invece il giorno che le porto a letto mi sveglio e penso: che figata, stasera le porto a letto, ho una scusa per non scrivere il romanzo.

 

Questa faccenda del romanzo in effetti procede così: mi sono fissato che devo scrivere un romanzo, ma non ho voglia di scriverlo. Me lo sono imposto, pur non essendo legato da un contratto capestro che mi obbliga, pena una multa, a finire un romanzo entro un mese come successe a Dostoevskij per il romanzo ‘il giocatore’. Nessun contratto capestro, nessuna possibile multa, nessuna voglia di scrivere il romanzo, nessuna affinità con Dostoevskij, nessuna.

Il primo problema di quando scrivi un romanzo e non hai voglia di scriverlo è che non hai molta spinta, e infatti in due mesi ho scritto sì e no diciotto pagine. Sarebbero meno, in realtà, forse una decina, ma visto che ci ho messo molte ripetizioni che hanno fatto aumentare il numero di pagine sono arrivato a diciotto, ma quando il romanzo sarà finito, se continuo di questo passo non prima di ottobre 2019, le ripetizioni forse le toglierò, quindi il conto di diciotto pagine è fasullo. La mia totale assenza di spinta si capisce anche dal fatto che quando la sera mi metto lì col computer acceso ogni scusa è buona per non scrivere il romanzo ma fare altro. Per fare un esempio, questo post da un lato è una specie di confessione che il romanzo che sto scrivendo non voglio scriverlo, dall’altro è solo un modo per non scrivere il romanzo che non voglio scrivere. Per fare un altro esempio, adesso sta per cominciare l’importante torneo di tennis ATP 1000 indian wells, torneo che l’anno scorso ha visto federer arrivare in finale guadagnando 600 punti che quest’anno è bene che confermi arrivando di nuovo in finale, o meglio ancora incrementi vincendo il torneo, e l’idea di scrivere il romanzo che non voglio scrivere quando potrei andare sul sito tennisworlditalia e leggere qualche nuova intervista a federer mi sembra inaccettabile. Per cui quando avrò finito questo post che è per metà una confessione e per metà un trucco, ma forse più trucco che confessione, non credo che scriverò qualche pagina del romanzo che non voglio scrivere, ma credo che leggerò le interviste a federer e a nadal alla vigilia di indian wells.

Il secondo problema di quando scrivi un romanzo e non hai voglia di scriverlo è che difficilmente quello che scrivi ha un valore. In teoria, dal momento che scrivo poco, si potrebbe supporre che le poche frasi che scrivo siano molto meditate quindi in un certo senso molto buone, o almeno buone, e invece no. Fanno schifo. In sostanza, mi trovo nella strana condizione di chi si obbliga a scrivere un libro che non vuole scrivere, che lo scrive lentamente, lo scrive di merda e sa di scriverlo lentamente e di merda, quindi prepara le cose in modo da infliggersi questa punizione a lungo. Un affarone.

 

 

Autore: zumba | Commenti 0 | Scrivi un commento

  02.03.2015 | 22:40
Male e niente male
 

C’è questa foto di Jihadi John, il boia dell’Isis. La foto di quand’era bambino. L’ha pubblicata un giornale inglese, e a ruota è stata ripubblicata sui siti italiani. In particolare sul sito di Repubblica, che io continuo a consultare ogni giorno, più volte al giorno, come se si trattasse di un sito che vale la pena di consultare, nonostante le foto dei gattini addormentati sui divani, i selfie di James Franco in mutande davanti allo specchio, il nuovo look di Conchita senza barba, Bianca Balti in passerella al sesto mese di gravidanza, i confronti impietosi tra divi della stessa età ma che sembrano uno il papà dell’altro e cose del genere.

In quella foto Jihadi John, che ancora non era Jihadi John ma Mohamed Emwazi, avrà una decina di anni, è sorridente, ha una felpa rossa tipo american system o qualche altra marca tipo american system che andava di moda negli anni ’80 ma forse non più negli anni ’90 quando è stata scattata la foto, e il colletto di una polo bianca che spunta da sotto.

Quando ho visto quella foto ho pensato, e forse oltre a me l’hanno pensato in tanti, “e allora?”. Dopo aver pensato così ho pensato “e quindi?”. Dopo ancora ho pensato “ma perché, cosa pensavate, che a dieci anni sgozzava i compagni di classe che non indossavano felpe da paninari? Pensavate così?”. Dopo per un po’ ho smesso di pensare.

Quando ho ricominciato a pensare credo di aver pensato “ma sì, giusto così, in fin dei conti le persone hanno bisogno di vedere la faccia che aveva il male quando non era ancora il male, ne hanno bisogno per stupirsi o fingere di stupirsi che il male quando non era ancora il male era diverso dal male quando è il male, ne hanno bisogno perché hanno bisogno di fare delle scoperte, e scoprire che il male prima di essere il male era una cosa diversa dal male, anche se da un lato terrorizza perché fa capire che avere il controllo delle cose, in particolare della trasformazione del non ancora male in male, a volte è impossibile, dall’altro forse fa stare benissimo, perché ti dà la possibilità di dire a qualcuno ‘oh, hai visto com’era il male prima di essere il male? No? Ti faccio vedere io. Guarda che felpa, guarda’”.

Dopo ho smesso di nuovo di pensare e ho guardato gli highlights della finale dell’ATP 500 di Dubai, che ha vinto Federer, e gli highlights non erano niente male.

Autore: zumba | Commenti 0 | Scrivi un commento