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  30.12.2014 | 22:11
Tutte le parole sono già usate
 
 

Ho seguito un corso di scrittura. Dieci lezioni, dieci compiti da fare. In generale i miei dieci compiti non sono stati un granché. Alcuni mediocri, altri brutti. Il primo e il secondo, una merda. Giusto per dare subito una bella immagine di me al maestro.
L’ultimo compito consisteva nello scegliere una foto e descriverla. Ho scelto la foto che è già comparsa in questo blog. Quella di Vassiliki del novantaquattro. Io e Silvia in basso, di fianco a Silvia l’uomo seduto a torso nudo. Di fianco all’uomo seduto a torso nudo, la vecchia sorridente che mangia in piedi. Nella fila sopra, Filippo, Betta, Gianf, Andrea e Lucciola.
Non avrei voluto scegliere quella foto. Per me i conti con quella foto di vent’anni fa erano ormai chiusi, non serviva continuare a discuterne. Quella che volevo, quella che ho cercato e che non ho trovato, era una foto del millenovecentosettantotto o del millenovecentosettantanove. Una foto scattata durante una festa di carnevale che si svolse all’asilo Romeo Galli di Imola. Una foto di cui ho parlato in un racconto che poi è finito nella raccolta di racconti. Nella foto si vedono diversi bambini che giocano, corrono, lanciano stelle filanti o coriandoli, parlano, bevono bibite. Sul fondo, poco più grande di un puntino, ci sono io, da solo, zitto, col dito indice della mano destra nel naso.
Volevo scegliere quella foto perché se devo pensare a una foto rappresentativa, una foto che spieghi per bene chi sono, mi viene in mente quella, e questo perché tutte le volte che mi sono immaginato che qualcuno mi chiedesse chi sono io – una domanda che mi sembra nessuno mi abbia fatto, ma forse ricordo male -, ho immaginato di rispondere che io sono quello che si mette l’indice della mano destra nel naso, prima in un buco poi nell’altro, mentre intorno a me gli altri fanno festa. Tutte le volte.
Questa idea che ho di me è vera sempre, ma è vera soprattutto in quella infernale tripletta di giornate che va dal 24 al 26 dicembre, quando gli altri fanno festa, e parlano, parlano, magari non tirano più coriandoli né stelle filanti, magari non bevono una bibita ma lo spumante, e io, che mi accorgo che tutte le parole sono già usate, che tutte le cose da fare le fanno già gli altri, io sto fermo, zitto, avulso dal contesto, e sono sempre quello lì del millenovecentosettantotto o del millenovecentosettantanove, col dito indice della mano destra nel naso, prima in un buco poi nell’altro.

Autore: zumba | Commenti 0 | Scrivi un commento

  17.12.2014 | 23:11
Due modi
 
 

Ci sono due modi di porre la questione.
C’è il modo per così dire emotivo, e nel modo emotivo va a confluire quello che mi si è agitato dentro quando ho comprato il biglietto del film, fila 10, posto 9, la posizione migliore, perfettamente centrale. C’è quello che mi si è agitato dentro quando sono entrato nella sala e ho visto che c’ero solo io, nessun altro. C’è il sollievo che ho provato nel poter ridere forte senza nessuno che mi rompesse i coglioni e nel poter tenere il telefono con suoneria altissima fottendomene dell’avviso ‘silenziare il telefono oppure spegnerlo’ anche se poi il telefono non l’ho usato per niente, perché già lo uso tanto per lavoro e quando smetto di lavorare non chiamo nessuno e spero che non mi chiami nessuno, e infatti non ho chiamato nessuno e nessuno mi ha chiamato. C’è il ricordo di quando ho visto il primo film con Enrico, nel novantacinque, quando ero un coglione, come ora ma diversamente da ora, che c’erano Andrea e Corrado fuori dalla sala alla fine del film che mi hanno sentito dire che quel film che avevo appena visto con Enrico per me era bellissimo, forse il più bello del mondo, e che quel film era bellissimo e forse il più bello del mondo era un’idea che poi negli anni non è mai venuta meno, neppure una volta dal novantacinque a oggi, neppure negli anni bui in cui quel film non l’ho visto per niente o quasi per niente.

E poi c’è il modo per così dire analitico, e nel modo analitico vanno a confluire altre cose, prima tra tutte la domanda: è così che andava fatto il sequel di quel film? Una domanda che richiederebbe una risposta lunga, ma se immaginiamo che chi ci fa la domanda non accetti una risposta più lunga di una sola parola, allora la risposta è sì.
Preferisco dedicarmi al modo analitico, per cui, una volta risolta la questione iniziale della domanda appena scritta, aggiungo altre osservazioni a caso, sempre tutto sommato analitiche, per esempio:
1. Jim Carrey o è un fottuto genio che prima di dedicarsi al sequel ha visto rivisto e studiato attentamente il primo film e nello specifico tutte le smorfie che ha fatto lui in quel primo film, o è un fottuto genio che non ha avuto bisogno di vedere rivedere e studiare il primo film per rifare quelle stesse smorfie che non ha più fatto in nessun altro film, comprese quelle microsmorfie che solo io e altre otto persone nel mondo abbiamo notato e amato, in ogni caso è un fottuto genio.
2. Jeff Daniels fa schifo per tutto il film, sembra un Rod Stewart rintronato e annoiato, ha l’aria di non divertirsi per niente a recitare in quel film, e avere quell’aria in un film del genere equivale a scavarsi la fossa da solo e evidenziare l’abisso tra sé e l’altro protagonista che oltre a essere un attore circa ottanta volte superiore ha capito quale era l’unico modo in cui aveva senso recitare in quel film, e cioè con lo stesso spirito che hanno avuto gli autori delle idioziadi nella stesura della loro opera pionieristica: lo spirito degli scoreggiatori nella vasca da bagno.
3. L’inizio del film è micidiale, all’altezza del primo. Viene pagata la cosiddetta tassa Mary Swanson, o più precisamente Mary Samsonite, citandola nella prima battuta, si dà in sostanza l’illusione allo spettatore che la protagonista del primo film avrà qualche ruolo di primo piano anche nel secondo, poi giustamente il film segue un’altra strada sbattendosene i coglioni di Mary Swanson-Samsonite.
4. Nel film hanno spazio alcuni dei personaggi o abbozzi di personaggi che non dicono nulla allo spettatore svogliato del primo film (quello per intenderci che citando il titolo del primo film dimentica la &, quello che ha apprezzato l’ultima scena del primo film, quello che ritiene la scena del ghiaccio leccato sulla seggiovia la migliore del primo film), ma per lo spettatore esperto sono i pilastri su cui si basa la forza di quel primo film. Penso in particolare a Billy del 4c, a Grande Mulo e a Frieda Feltcher che in questo secondo film, grazie anche al carisma respingente di Kathleen Turner-faccia da mastino, ha un ruolo preponderante.
5. Il film ha enormi difetti, uno di questi è l’eccessiva coerenza della trama. Sembra che a tratti i fratelli si scordino di quale film sono i registi. Mancano quelle che io chiamo sacche della sceneggiatura, e questo non va bene neanche per il cazzo. Un altro di questi difetti è in realtà un difetto comune anche al primo film, vale a dire quei giochetti di parole del tipo “ad Aspen ti aspennano” che vanno benissimo per altri film, ma per questo secondo film, e per il primo, sono un appesantimento inutile e nocivo al tempo stesso.
6. Il film ha grossi pregi, uno di questi è il riuscire a essere un omaggio al primo film e a chi quel primo film l’ha amato, ma senza scadere nel narcisistico e autocitazionistico omaggio a se stessi da parte dei fratelli registi, e nello stesso tempo essere un film diverso dal primo, per certi aspetti troppo coerente, ma con una sua identità autonoma che tutto sommato ha una sua ragion d’essere. A questo proposito una menzione se la merita la macchina cane da pastore che quando appare lascia intendere che accompagnerà i protagonisti per un bel po’, come nel primo film, e invece no.
7. La scena del Culo Libre, oltre a essere la migliore del film, in parte idealmente collegata alla scena della piscia nella birra del primo film e in parte scollegata, è anche l’unica scena del film in cui Jeff Daniels riesca a stare una spanna sopra Jim Carrey, anche se resta il dubbio che Jim Carrey in questo frangente abbia lasciato vincere Jeff Daniels, forse mosso a compassione dalla deriva del compare del tipo ‘sono ormai un attore serio che non può che essere a disagio nello scoreggiare nella vasca come i celebri autori delle idioziadi’. Va però detto che questa scena, per quanto bellissima, non vale nemmeno la metà della più bella scena del primo film, quella in cui Jeff Daniels sulle montagne rocciose soffre per l’assenza di guanti di fronte a uno sbigottito e strafottente Jim Carrey che invece ha le mani sudate per via dei doppi guanti. D’altra parte, va detto anche questo, non esiste nulla nella storia della cinematografia che sta alla pari con la scena dei doppi guanti.
8. Il finale del secondo film fa cagare, ma non quanto il finale del primo film. O meglio, se il finale del primo film faceva cagare senza sconti e senza giustificazione, il finale del secondo film fa cagare ma in qualche modo è necessario in quanto collegato al finale del primo film. Mentre Jim Carrey e Jeff Daniels camminano e vedono arrivargli incontro le due supertopolone al rallentatore, lo spettatore esperto, quello che per intenderci citando il titolo ricorda sempre di inserire la &, riesce a immaginare un fratello regista che dice all’altro fratello regista ‘ma sì, faccio questo finale cazzone, chissenefrega, gli spettatori lo vogliono, se l’aspettano, è il finale giusto anche se è sbagliato, lo sai tu, lo so io, tanto poi facciamo un altro finale dopo i titoli di coda e di colpo ci facciamo perdonare tutto’, e il secondo fratello regista, dopo un attimo di finta riflessione, annuisce scoreggiando piano.

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  07.12.2014 | 22:22
Se
 

Io, se dovessi mettermi nei panni di uno che ha letto tutti i post scritti qui, e quindi ha letto sia quel lungo post di qualche mese fa che si chiamava nel novantacinque ero un coglione che questi ultimi brevi post di avvicinamento alla data di mercoledì scorso, credo che penserei che se uno come me che la mena così tanto con quel film e con la data di uscita del film dopo cinque giorni non è ancora andato a vederlo, allora è un coglione, e quindi non è cambiato molto rispetto al novantacinque. E invece sono cambiato molto, ma sono sempre un coglione.

Autore: zumba | Commenti 0 | Scrivi un commento

  01.12.2014 | 17:30
Aggiornamento e arretrati
 

Tra due. E ieri erano tre. E l'altro ieri quattro.

Autore: zumba | Commenti 2 | Scrivi un commento