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  27.09.2014 | 22:48
Adorabili
 

2  giugno 1981

Il mio sogno

Io faccio un sacco di sogni.
Quando non avevo ancora sei anni ho sognato una pianta con le foglie di pelle di coccodrillo.
Un’altra volta ho sognato di tuffarmi dal trampolino, dentro un oceano di stelle d’oro e d’argento.


Ecco, se esiste un mistero riguardante la mia vita, date le premesse che a rigor di logica avrebbero dovuto determinare il seguente corso degli eventi, è il mistero sul come ho fatto a raggiungere i quarant’anni vivendo con una bibliotecaria di nome Camilla e due piccole persone di nome Agata e Nora e non, per esempio, con un arredatore d’interni di nome Christopher e due adorabili pechinesi di nome Birba e Cottonfioc.

Autore: zumba | Commenti 1 | Scrivi un commento

  18.09.2014 | 23:07
Non si incolpi nessuno, sono io
 
 

Davo un’occhiata al sito satirico Spinoza.it. Sulla parte sinistra dello schermo c’erano le battute per così dire ufficiali del post, una sotto l’altra. Sulla parte destra i Tweet che compaiono su Spinozalive.
Io non so bene cosa sono i Tweet, cos’è Twitter, non so nemmeno cos’è Spinozalive. Twitter però anche se non so cos’è so che in qualche modo mi interessa, credo per via della brevità che impone. Quando ancora stavo su Facebook (non so come si dice: stare su Facebook? Essere su Facebook? Andare su Facebook? Frequentare il sito Facebook.it?) usavo quel sito come ora si fa con Twitter, credo. Cioè scrivendo cose brevi. Forse meno di centoquaranta caratteri, forse poco più.
Visto che Twitter mi interessa, per un po’ mi sono anche detto che sarebbe stata una buona idea starci (stare su Twitter? Essere su Twitter? Andare su Twitter? Frequentare il sito Twitter.it o .com? Twittare?). Quello che mi ha fermato è uno dei pochissimi Grandi Motori che determinano le mie azioni: avere meno cose in comune possibile col presidente del consiglio col chiodo. Certo, spiace privarsi di una cosa potenzialmente piacevole solo per non somigliare a un coglione, ma è pur sempre vero che Twitter non lo conosco, e se lo conoscessi probabilmente come quasi tutto mi farebbe schifo, e se anche non mi facesse schifo avrei poco tempo per starci, quindi poco male.
Ho cliccato, mi sembra, su uno dei Tweet di Spinozalive. Era un Tweet sull’ISIS. Sono finito da qualche parte che aveva a che fare con Twitter, non so bene dove. Forse sulla pagina Twitter di uno dei comici che scrivono sul sito Spinoza.it, se esistono le pagine Twitter. Poi ho cliccato da qualche altra parte che non ricordo, un link esistente su quella ipotetica pagina Twitter, e sono finito in una pagina di foto, forse su Google immagini, che avevano qualche relazione con l’ISIS. Fino a quel momento le uniche immagini collegate all’ISIS che avevo visto le avevo trovate sul sito Repubblica.it, dove si vedono solo (o almeno io avevo visto solo) i brevi filmati in cui gli ostaggi prima di essere decapitati accusano gli Stati Uniti o la Gran Bretagna per la miope e aggressiva politica estera. Quei brevi filmati tra l’altro sono anticipati dall’avviso che le immagini seguenti potrebbero turbare la sensibilità degli utenti, per cui la prima volta che ho visto quei filmati pensavo - con una forma perversamente inebriante di ambiguo terrore che sarebbe meglio non ammettere - di vedere una decapitazione, invece niente. Il filmato si interrompe prima.
Il mio interesse per l’ISIS, e forse non solo il mio, è legato a quella che si potrebbe definire come morbosa fascinazione per il male assoluto: tema che riporta a tutta una galleria di soggetti inzuppati nella cattiveria distillata tra cui il posto d’onore, nella mia testa, occupa Stavrogin, personaggio dostoevskijano demoniaco che come tutti sanno o dovrebbero sapere prima di ammazzarsi scrisse un biglietto su cui si trova la più bella frase della storia della letteratura universale.
Qualche tempo fa per via di questo interesse ho dato un’occhiata anche a quello che c’è scritto sull’ISIS nel sito Wikipedia.it. Tra le varie informazioni mi ha colpito il fatto che dall’ISIS sin da subito o quasi subito ha preso le distanze Al Qaeda, per via dell’eccessiva violenza che contraddistingue l’ISIS e che Al Qaeda, se ho capito bene, non condivide. Quell’informazione mi ha ricordato che il pensiero migliore che io sia riuscito a formulare in tutto l’anno 2013 è stato ‘c’è qualcuno nel mondo che scopa meglio anche di Rocco Siffredi’, pensiero che la dice lunga tra l’altro sulla qualità delle mie riflessioni nel temibile anno 2013.
In quella pagina di Google immagini, se era Google immagini, che mi si è aperta non so dove e non so come, erano visibili le foto delle decapitazioni. In una si vede un uomo steso per terra, di sera, e un altro uomo dietro di lui, in ginocchio, che appoggia il coltello sulla gola di quello a terra, mentre tutto intorno altri uomini osservano la scena apparentemente senza trasporto anche se una pozzanghera di sangue già si allarga nei pressi delle scarpe di quegli uomini. In un’altra foto si vede la testa di uno degli ostaggi americani dentro una scatola. La testa sembra essere stata appoggiata con cura. Gli occhi sono chiusi. Nessuna smorfia di dolore è rimasta sulla faccia. Sotto la testa l’inizio del collo tranciato abbastanza bene ma non benissimo, con una specie di piccolo gradino. In un’altra foto si vede l’ostaggio americano col mento all’insù mentre il boia gli taglia la gola. Il boia tiene su il mento dell’ostaggio con un dito o con due, con la calma e la perizia tipica dei migliori barbieri. Si vede appena uno degli occhi dell’ostaggio, che sembra tranquillo, o solo arreso.
Mentre guardavo quella foto ripensavo a Graziano, il barbiere di Imola che mi faceva la barba quindici anni fa nel più completo silenzio, e che quando aveva completato il lavoro mi toglieva il telo di dosso, poggiava il rasoio sul bordo del lavandino, afferrava un lungo pettine ambrato in cui erano solitamente annidati tra i trenta e i trentacinque unti capelli bianchi e mi diceva: una pettinatina? 

Autore: zumba | Commenti 0 | Scrivi un commento

  15.09.2014 | 22:52
La costituzione di Z.
 

Art. 1

Z. è un individuo antidemocratico fondato su se stesso.

Art. 2

Z. ai diritti inviolabili preferisce quelli violabili.

Art.3

Per Z. tutti i cittadini hanno pari dignità, cioè poca.

Art. 4

Z. non ritiene che il progresso spirituale della società dipenda dagli individui più che dagli oleandri piantati tra le corsie dell’autostrada Messina Catania.

Art. 5

Z. è uno ma non è indivisibile. Oppure viceversa.

Art. 6

Z. tutela tutte le minoranze linguistiche tranne quelle che usano il verbo ‘messaggiare’.

Art.7

Lo Stato e la Chiesa non sono del tutto indipendenti, ma in fin dei conti chi lo è?

Art. 8

L’ultima volta che Z. ha avuto qualcosa da dire in merito alle confessioni religiose Samantha Fox aveva il più bel paio di tette del mondo.

Art.9

Z. promuove lo sviluppo della cultura a patto che si parta del presupposto che la cultura è una merda.

Art. 10

Lo straniero è tollerato da Z. in quanto difficilmente può essere peggio dell’italiano.

Art.11

Z. ripudia la comunicazione come mezzo per risolvere le controversie interpersonali.

Art. 12

Z. non ha bandiera, ma se ce l’avesse sarebbe di qualche colore. Ma non ce l’ha.



Autore: zumba | Commenti 1 | Scrivi un commento

  05.09.2014 | 17:17
Di tutto compreso niente
 
 

C’è chi un giorno la chiamerà sindrome di Kramer, dal nome del giocatore di calcio tedesco che ha giocato la finale dei mondiali di Rio ma non ne ha memoria. E se accadrà Gaetano Curreri, che ha scritto una canzone il cui testo recita ‘è stato bellissimo ma non mi ricordo niente’, forse potrà aversene a male.

Io del matrimonio di Luke non è che non ricordo niente, diciamo che ricordo poco. Qualche dettaglio, forse neppure i più rilevanti.

Ricordo che una volta usciti di casa ho messo sul seggiolino dell’auto Nora, e Camilla ha messo la cintura a Agata. Ricordo che ho lasciato l’auto e la chiave dell’auto in un garage di via San Felice. Ricordo che avevo una cravatta blu elettrico e Camilla un vestito verde tipo tuta molto bello. Ricordo che abbiamo camminato veloce per non fare tardi, e poi come mi succede sempre quando sono arrivato ho visto che ero in anticipo e mi sono dato del coglione.  Ricordo che la chiesa ortodossa di via Sant’Isaia era piccola e luccicante, che la sposa quando è arrivata era grande e luccicante, che lo sposo non era né piccolo né luccicante ma in compenso era felice come mai mi era capitato di vederlo. Forse anche la sposa era felice, ma era difficile capirlo per via del cappello con veletta. Anche il prete, o pope, era a suo modo felice.

Ricordo che quando io e un’altra signora siamo stati chiamato dal prete o pope in qualità di testimoni a tenere una corona d’oro sollevata dieci centimetri rispettivamente sopra la testa di Luke e di Rita ho pensato che fosse un  lavoretto facile facile. Dopo trenta secondi ho pensato che fosse facile ma non facilissimo. Dopo due minuti ho pensato che fosse mediamente difficile. Dopo circa cinque minuti mi è venuto in mente che Luke il giorno prima mi aveva detto che avrei dovuto tenere sollevata la corona per circa venti minuti e ho vacillato. Dopo altri tre o quattro minuti l’altra testimone ha cambiato mano con cui reggere la corona, e a quel punto mi sono sentito autorizzato anch’io. Da quel momento ho ragionato secondo per secondo, se è possibile ragionare secondo per secondo, e ogni novanta secondi circa ho cambiato mano. Ricordo che ho pensato che se la corona mi fosse scivolata dalle mani Luke e il prete o pope, per diversi ma simili motivi, sarebbero stati un po’ meno felici, e la sposa meno luccicante.

Ricordo di aver pensato che quel matrimonio, anche se non somigliava per niente a quello di French, per certi versi somigliava a quello di French. Per esempio per il suo essere esattamente come doveva essere. O per fare un altro esempio per il suo essere uno di quei matrimoni in cui può succedere di tutto compreso niente.

Ricordo che l’agriturismo in cui era prevista la cena e il pernottamento era bellissimo, e ricordo che quando son salito su per la stradina a piedi e ho visto il prato e i tavoli a ferro di cavallo mi sono sentito bene come quando andavo alla cantina dei suonati e entrando nella grande sala giravo la testa e vedevo la batteria gli amplificatori le casse i microfoni le aste dei microfoni e tutto il resto e a quel punto non mi sentivo come a casa solo perché alla cantina dei suonati mi sentivo a casa più che a casa.

Ricordo che la sera dopo il matrimonio ho bevuto molto vino rosso tanto che mi si è annerito un dente e che poi io e Jack Attilio abbiamo suonato a turno la chitarra, che lui aveva imparato un sacco di accordi strani tipici delle canzoni brasiliane e le canzoni brasiliane sapeva pure cantarle con voce brasiliana, mentre io ero ancora lì a fare le stesse stronzate di sempre, la canzone dei cinque cereali, t’appartengo di ambra e cose così, ricordo anche che quando è arrivato da Imola Andrea con due valigie cariche di bonghi e delle scarpe dalla suola liscia che non gli hanno impedito di aggredire a ampie falcate una salita ripida stile Annapurna ho pensato che fosse una specie di misterioso privilegio essere amico di un batterista che arriva di notte con due valigie piene di bonghi per suonare t’appartengo di ambra insieme a me e a Jack Attilio in onore di Luke che nemmeno conosce.

Ricordo che mentre eravamo lì a suonare le nostre stronzate uno dei russi parenti della sposa che aveva in corpo una quantità di alcool difficilmente quantificabile e altrettanto difficilmente compatibile con la vita ha cominciato a urlare qualcosa, una richiesta per la band che eravamo o qualcosa del genere, e allora a me è venuto in mente che da qualche parte Paolo Nori ha scritto che ai russi piace molto Toto Cutugno per cui io ho attaccato col ritornello dell’italiano che sempre secondo Paolo Nori dovrebbe essere l’inno nazionale italiano e quel russo ha cominciato a battere le mani e i piedi e a dire carasciò e a alzare il bicchiere con entusiasmo e io mi sono sentito come dovrei sentirmi sempre, vale a dire come un cantante coi controcazzi turgidi e sgocciolanti.

Ricordo che il giorno dopo siamo stati attorno alla piscina dell’agriturismo una quantità invereconda di ore, che abbiamo mantenuto una condotta di vita che fino al giorno prima pensavo circoscritta alla zona di Hollywood e che abbiamo mangiato soltanto gamberi e astici e bevuto unicamente spumante, ricordo che un’amica di Luke ha dato una rispostaccia a Agata ma Agata stava così bene a fare tuffi in quella piscina che non ci ha fatto caso, ricordo che Camilla si muoveva con la disinvoltura tipica di chi è a proprio agio, ricordo che Nora non ha fatto nulla di particolare se non dimostrare una volta in più di essere superiore all’umanità nel suo complesso, ricordo la pace che ho provato quando ho percepito in tutta la sua sconcertante essenza la realtà della definizione di famiglia felice, di mia famiglia felice, ricordo che tutte le persone che hanno ciondolato attorno a quella piscina sono state bene o benissimo: la sposa, felice e ancora scintillante, lo sposo, felice e un po’ meno scintillante, la cugina della sposa che ha preso in simpatia Agata e le ha fatto fare tutti e balletti, tuffi e balletti, tuffi e balletti tutto il giorno, il russo amante di Toto Cutugno che poi forse era il marito della cugina della sposa, tutti gli altri di cui non mi ricordo ormai più perché la sindrome di Kramer, si sa, non scherza un cazzo.


Nella foto un prodigioso balzo della futura campionessa Idioziaca del salto in fungo da piscina.

Autore: zumba | Commenti 1 | Scrivi un commento