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  28.06.2014 | 11:41
Metapost
 

L’idea era di scrivere un post prendendo spunto da un film che ho visto l’altra sera. Il film è Synecdoche, e il protagonista del film è Philip Seymour Hoffman. Il post avrebbe dovuto parlare innanzitutto di quanto è bello quel film, cioè tanto. Poi, oltre a parlare della bellezza di quel film, il post avrebbe dovuto parlare del perché secondo me quel film è così bello e di come ogni scena del film è da guardare, riguardare, studiare, imparare e insegnare, ma soprattutto il post avrebbe dovuto parlare della bravura di Philip Seymour Hoffman, perché se ogni scena di quel film è da guardare, riguardare, studiare, imparare e insegnare è anche perché Philip Seymour Hoffman, che compare più o meno in tutte le scene del film, è di una bravura che non ha bisogno di aggettivi. Anzi, il post, più che parlare della bravura senza aggettivi di Philip Seymour Hoffman, avrebbe dovuto parlare della bravura con un aggettivo di Philip Seymour Hoffman.
Triste.
La bravura di Philip Seymour Hoffman a mio modo di vedere è triste perché per circa tre quarti del film Philip Seymour Hoffman continua a ripetere che sta per morire, che la fine è vicina, che la sua vita è al termine e altre espressioni simili, e dal momento che poi Philip Seymour Hoffman è morto davvero, pochi mesi fa, la sua bravura nel dire questa e altre battute ha qualcosa di triste. Oppure, a voler usare oltre agli aggettivi anche gli avverbi, di profeticamente triste.
Il post, partendo dalla tristezza insita nel fatto che un attore, o un personaggio, dica che sta per morire e che questa frase, o questa battuta, sia vera al di là della finzione filmica, se si chiama così, e che per di più questo accada all’interno e non solo all’interno di un film la cui struttura si basa sugli sfasamenti, le interferenze e i misteri connessi a realtà e finzione, vita e film, film sulla vita e vita dedicata al film sulla vita, film sulla vita dedicata al film sulla vita e vita dedicata al film sulla vita dedicata al film sulla vita, il post, dicevo, partendo da quella tristezza avrebbe dovuto affrontare almeno in parte il dato di fatto che Philip Seymour Hoffman è morto di overdose, dopodiché avrebbe dovuto suggerire che la morte per overdose pur non essendo un vero e proprio suicidio, o almeno non sempre, non è nemmeno qualcosa di molto diverso dal suicidio, una specie di suicidio preterintenzionale, se si può dire così, ed essendo tale non si può escludere che Philip Seymour Hoffman – questo avrei scritto a un certo punto del post – si sia quasi suicidato forse anche per colpa di quel bellissimo e profeticamente tristissimo film che l’ha obbligato a dire così tante volte che stava per morire da rendere vera quella che sembrava solo una battuta di un film, seppur un film che implicitamente rigetta l’idea che la battuta di un film sia solo la battuta di un film, ma anche qualcos’altro anche se non si capisce bene cosa, forse la vita, forse altro.
A quel punto il post avrebbe dovuto prendere una piega diversa, avrebbe lasciato da parte le osservazioni pseudocerebrali da cinefilo dei miei coglioni e sarebbe diventato più emotivo e più incorente, collegandosi all’ammirazione che provavo per l’attore Philip Seymour Hoffman per ricordare l’ammirazione simile che provavo per l’attore Massimo Troisi, morto vent’anni fa, a giugno del 1994.
Giunto a citare Massimo Troisi e la sua morte del 1994 il post sarebbe diventato ancora più emotivo e incoerente, perché con un salto logico talmente lungo da perdere per strada l’aggettivo e rimanere un semplice salto avrei dovuto ricordare per associazione – a delinquere - d’idee come proprio vent’anni fa, sempre a giugno del 1994, durante un concerto promosso dalla sezione dell’allora PDS di Imola, io, oltre a dire tra una canzone e l’altra che noialtri Criogenia ci trovavamo lì sul palco del PDS ma non eravamo per niente simpatizzanti del PDS, nessuno di noi, oltre a dire questo mi permisi anche qualche parola in merito al fatto che a noialtri Criogenia, pur essendo musicisti, era spiaciuto più della morte di Troisi che di quella di Kurt Cobain avvenuta poco tempo prima, e che tale serie a suo modo simpatica di passi falsi culminata col poco elegante confronto da decessi celebri era valsa a noialtri Criogenia una specie di fatwa su tutto il territorio imolese di una miope pervicacia tale che al confronto gli imam più radicali sono allegri guasconi inclini alla più bonaria clemenza nei confronti dei versetti satanici di Salman Rushdie.
Il post, una volta arrivati a fare un accenno al noto scrittore, avrebbe nuovamente virato andando ad approfondire i legami tra il me del 1994 e il me del 2014, il me ventenne e il me doppiamente ventenne, il me all’apice della forma, una sorta di Federer del 2005, e il me in fase calante, una sorta di Camporese del 1991 o di qualsiasi altro anno, il me allegro e il me dolente, il me sonnolento e il me insonne, il me che guardava le partite dei mondiali di calcio che si svolgevano in America del Nord e il me che ha visto una sola partita dei mondiali di calcio che si svolgono in America del Sud, trovando degna conclusione – il post – approfondendo o anche soltanto citando la coincidenza che chiaramente non è una coincidenza che Camilla, facendomi un regalo bellissimo, mi permetterà di tornare dopo vent’anni, come nell’estate del 1994, mezza vita fa, quando appunto di anni ne avevo venti, ed ero allegro, e andavo a culo di tutto, e non mi fermava nessuno, e confrontavo le morti, e tacciavo di fascismo o di conservatorismo anche gli altri Criogenia che non erano se ben ricordo tutti destrorsi ma tanto lo sapevano che poi sul palco dicevo delle cazzate e non ho mai smesso, di dire delle cazzate sul palco, se non per quei circa sedici anni che di concerti non ne ho fatti, e quando ho ripreso a farne, di concerti, infatti ho ricominciato a dire delle cazzate peggio di prima, Gisna ne sa qualcosa, tanto che sono pronto a rismettere di fare concerti e dire delle cazzate per i prossimi sedici anni, o già che ci siamo venti, visto che si parlava di ventennali e non di sedicennali, approfondendo o solo citando la coincidenza che Camilla, dicevo, mi permetterà di tornare a Lefkada, in Grecia. E con Lefkada il post si sarebbe chiuso.
Questa era l’idea, partire dalla morte di Philip Seymour Hoffman forse causata dal triste e bellissimo film Synecdoche e dalle sue profetiche battute, ma poi, un attimo prima di cominciare, ho dato un’occhiata su wikipedia e ho scoperto che il film Synecdoche è del 2008 ma solo adesso è uscito in Italia, e così ho optato ancora una volta per uno stronzissimo metapost.

Autore: zumba | Commenti 1 | Scrivi un commento

  22.06.2014 | 18:41
Controproposta
 

Proposta di modifica unilaterale del contratto c/c di corrispondenza

Ai sensi dell’art.118 del D.Lgs. 1.9.1993, n.385, Le/Vi comunichiamo le modifiche apportate ad alcune condizioni economiche che regolano il rapporto sopra indicato.
Le variazioni apportate, saranno applicate al fine di allineare i valori dei tassi di rendimento alle decisioni di politica monetaria adottate dalla Banca Centrale Europea (che in data 11/06/2014 ha ridotto il tasso principale di rifinanziamento dello 0,100% portandolo dallo 0,250% allo 0,150%).
Precisiamo che le variazioni a Lei/Voi sfavorevoli sono evidenziate, con la rispettiva data di decorrenza, dal simbolo ‘<=’ e quelle favorevoli dal simbolo ‘**’.
Le suddette modifiche si intendono approvate ove Lei/Voi non receda/recediate dal contratto, e ciò senza spese, entro la data di decorrenza sopra citata.
In questo caso, in sede di liquidazione del rapporto, Lei/Voi ha/avete diritto all’applicazione delle condizioni precedentemente praticate.

Tassi
Condizioni avere  DAL: 17.08.2014                                   0,15%                 <= 

Condizioni dare    DAL: 17.08.2014 per scoperto di c/c       7,775%               **   


Controproposta   

Stimatissima Banca Periferica Italiana e non meno stimabile Banca Centrale Europea,

il primo pensiero nel leggere la Sua/Vostra missiva è relativo all’evidenza di come Lei/Voi non mi conosca/conosciate affatto. Se mi conoscesse/conosceste (intendo, conoscermi davvero: sapere cosa mi piace e cosa no, cosa mi convince e cosa mi atterrisce, cosa serve a conquistarmi e cosa a respingermi), Lei/Voi saprebbe/sapreste qual è la mia opinione in merito alle proposte di modifica unilaterale del c/c di corrispondenza, e lo saprebbe/sapreste perché se mi conoscesse/conosceste anche solo un po’ avrebbe/avreste letto cosa penso su questo argomento in un altro post che non ricordo di preciso e che non mi scomoderò a rileggere, perché le proposte di modifica unilaterale del c/c di corrispondenza secondo il mio punto di vista non si meritano questo tipo di fatica.
Bene, visto però che non mi sembra giusto lasciarLa/lasciarVi col dubbio né obbligarLa/obbligarVi a rileggere tutti i miei precedenti post, Stimatissima Banca Periferica Italiana e non meno stimabile Banca Centrale Europea (non dubito che Lei/Voi abbia/abbiate molto da fare, per esempio inviare a tanti altri correntisti le proposte di modifica unilaterale del c/c di corrispondenza), Le/Vi scriverò qui cosa penso delle proposte di modifica unilaterale del c/c di corrispondenza, e più in generale delle proposte di modifica unilaterale formulate da un’entità forte (posso chiamarLa/chiamarVi così, Stimatissima Banca Periferica Italiana e non meno stimabile Banca Centrale Europea? Si/Vi riconosce/riconoscete nella definizione di entità forte?) a un’entità debole, quale sono certo, senza falsa modestia, di essere io.
Dunque, se posso spiegare il concetto usando un’immagine piuttosto forte, Stimatissima Banca Periferica Italiana e non meno stimabile Banca Centrale Europea, il concetto platonico di proposta di modifica unilaterale mi fa venire in mente un uomo nudo, legato, imbavagliato, assicurato a un tavolo di zinco da un ingegnoso sistema di cinghie che nasconda tutto il corpo lasciando scoperta la sola zona dei testicoli, al quale si avvicini un altro uomo con una morsa metallica in mano, dando vita al seguente dialogo non esattamente dialogico.

- Buongiorno.
- …
- Spero che non le dispiaccia se poc’anzi l’ho legata, imbavagliata e assicurata al tavolaccio con un ingegnoso sistema di cinghie che lascia scoperti solamente, beh, sappiamo entrambi cosa.
- …
- Forse vorrà sapere perché ho una morsa metallica in mano.
- …
- Questa morsa è qui per ospitare proprio loro.
- …
- I suoi testicoli.
- …
- Prima saranno accolti nello spazio apposito, dopodiché lo spazio apposito sarà ristretto attraverso l’utilizzo di questa chiave, vede?
-  …
- Tale spazio subirà una progressiva riduzione fino quasi all’azzeramento, obiettivo questo che ad ogni modo non potrà essere raggiunto ma solo vagheggiato.
- …
- Infine, i suoi testicoli esploderanno in un tripudio di coriandoli di carne sanguinolenta.
- …
- Naturalmente si tratta solo di una proposta. Liberissimo di accoglierla o rifiutarla. Non mi sento di escludere che lei non gradisca appieno l’esplosione dei suoi testicoli preferendo l’integrità degli stessi.
- …
- Intendo dire, più prosaicamente, che ad alcuni piace, ad altri no. Ed è difficile dalle poche informazioni in mio possesso capire a quale delle due categorie lei appartenga.
- …
- E’ sufficiente che lei si liberi del bavaglio e si esprima in merito al non gradimento dell’esplosione.
- …
- Naturalmente prima liberandosi dell’ingegnoso sistema di cinghie.
- …
- O che in alternativa, pur senza liberarsi del bavaglio, riesca a dire con chiarezza che non gradisce l’esplosione. C’è chi ci riesce, ma tenga per sé questa informazione.
- …
- Allora, gradisce l’esplosione?
- …
- Non ho capito. La gradisce?
- …
- Continuo a non capire. Gradisce o non gradisce?
- …
- Mi spiace, ma il regolamento parla chiaro. In casi di scarsa capacità espositiva vige la presunzione di gradimento per l’esplosione dei testicoli. Procedo.
- …
- Procedo.
- …

Nella speranza che tale dialogo poco dialogico, Stimatissima Banca Periferica Italiana e non meno stimabile Banca Centrale Europea, non suoni troppo offensivo né per Lei/Voi né, viceversa, per tutti coloro che a vario titolo promuovono l’esplosione dei testicoli altrui ma non per questo gradiscono essere accomunati ad alcuna entità finanziaria, La/Vi invito a ritenerSi/ritenerVi da questo momento autorizzata/autorizzate a qualsiasi modifica unilaterale di c/c di corrispondenza comunicata, taciuta o soltanto accennata e Le/Vi contropropongo di non scomodare il termine ‘proposta’ che rischierebbe di essere fuorviante. Tale controproposta viene accompagnata in chiusura della mia dal doppio asterisco che indica le modifiche per Lei/Voi favorevoli (si tratta pur sempre di un risparmio di parole, e sappiamo entrambi/tutti e tre quanto Lei/Voi è/siete sensibile/sensibili all’argomento risparmio, dico bene?).
Colgo l’occasione per ricordarLe/ricordarVi che la virgola tra soggetto e predicato sarebbe bene evitarla, a meno che lei/Voi, Stimatissima Banca Periferica Italiana e non meno stimabile Banca Centrale Europea, non risponda/rispondiate al nome di James Joyce, e Le/Vi porgo i più distinti/distanti saluti.

Condizioni né dare né avere:
DA SUBITO – proposta di modifica unilaterale diventa modifica unilaterale               **

Zumba

Autore: zumba | Commenti 0 | Scrivi un commento

  16.06.2014 | 23:38
Un post di merda
 

Un nuovo ufficio, un nuovo percorso casa ufficio da memorizzare, un vecchio percorso casa ufficio da dimenticare, una nuova chiave, una nuova serratura, un vecchio mazzo di chiavi da restituire, un nuovo parcheggio, un nuovo muretto basso a rendere più insidioso il nuovo parcheggio, una nuova scrivania, un vecchio computer nascosto sotto la nuova scrivania, un nuovo open space che sembra un bunker antiatomico, un nuovo orario di lavoro, un nuovo compagno di scrivania, una nuova luce sui concetti di servilismo e autoritarismo, un nuovo autogestito smaltimento rifiuti ospitati nei cestini, una nuova assenza di muri che rende per l’appunto open lo space, una nuova incapacità di gestire le cose difficili che somiglia a quella vecchia, una nuova stanchezza onnicomprensiva, una nuova tristezza onnicomprensiva, un nuovo cesso sporco con una falena morta in un bicchiere, un nuovo ritmo di lavoro che ricorda la Corea del Nord anche a chi non sa niente di Corea del Nord, un non del tutto nuovo senso di infinita e onnicomprensiva sconfitta, una nuova cassettiera dall’aria fragile, un nuovo mobile su cui appoggiare cose vecchie, un nuovo rischio di vedere entrare un tossico con un mattone in mano da una voragine creata ad hoc nella vetrata satinata dell’ufficio, una nuova derelitta tachicardia, una nuova giustificabile misantropia, una nuova macchinetta del caffè e un nuovo distributore dell’acqua, un nuovo evidenziatore fucsia accolto in un vecchio portamatite nero, una nuova seggiola fottuta ad una nuova collega in ferie che quando tornerà dalle ferie rivorrà la sua vecchia seggiola, una vecchia e cronica insonnia, una nuova assenza di un telefono fisso, una nuova immagine di un modulo per la richiesta di mobilità che danza nella mia confusa testa di cazzo, un nuovo pavimento incrostato sotto i piedi, una nuova appartenenza non accompagnata da alcun senso di appartenenza, un vecchio zaino buttato per terra e un attaccapanni che non c’è, una nuova ostinazione a non provare nulla che assomigli a una qualsiasi forma di nostalgia, una nuova certificata inadeguatezza, una per niente nuova sciocca indolenza, un nuovo posacenere che tiene aperta una nuova porta, un nuovo fax con un nuovo numero di fax, una nuova fotocopiatrice con nuove funzioni, una nuova ilare disperazione, un vecchio caricabatterie col filo corto, un nuovo telefonino ancora nella scatola, un andare avanti per pura forza di inerzia e con niente di buono da nessuna parte, uno stare come sto che determina una vecchia o nuova impossibilità di scrivere un post che non sia un post di merda.

Autore: zumba | Commenti 0 | Scrivi un commento

  04.06.2014 | 22:55
Cinque quarti
 

- Ormai non li conto neanche più.
- No?
- Saranno sette, otto, nove. Ma non li conto più.
- Cosa mi vuoi dire?
- Lo sai.
- Cosa mi vuoi dire, bimba?
- Il lettore si sarà scordato che hai un’altra figlia oltre a Agata.
- Esagerata.
- Non li conto più, ma saranno forse anche dieci post di seguito senza alludere a me.
- Tu dici che non li conti, io dico che non conta.
- E invece conta.
- Non conta. Io penso a te anche quando non parlo di te.
- Stronzate.
- Non sono stronzate.
- Tu dici che pensi a me anche quando non parli di me, io dico che non pensi a me nemmeno quando parli di me.
- E allora a cosa penso quando parlo di te?
- A te.
- Sempre la solita faccenda del solipsismo.
- Con pochissime varianti.
- L’impossibilità di scindere la coscienza dalla consapevolezza della coscienza.
- Si può anche dire così, sì.
- Cosa devo fare, bimba?
- Non lo so.
- Neanch’io.
- Tu dovresti saperlo, però. Mentre io sono autorizzata a non saperlo.
- Non basta questo post? Questo post parla di te.
- No. Parla di te.
- Questa cosa me l’hai già detta.
- Questa cosa continua a essere vera.
- Bimba, mi sento una merda.
- Una merda o di merda?
- Non lo so, forse entrambe le cose. Qual è la differenza?
- Nessuna, se per te autostima e tono dell’umore sono sinonimi.
- Dove hai imparato tutto questo?
- Tre quarti delle cose le ho imparate prima di nascere. Un quarto guardando fuori dalla finestra quando mi lasci da sola. L’ultimo quarto immaginandomi un mondo in cui le sinfonie suonano in cinque quarti.
- Non sono sicuro di avere capito, bimba
- Non importa, papà.
- Buonanotte bimba.
- Buonanotte.

Autore: zumba | Commenti 0 | Scrivi un commento