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  27.05.2014 | 23:33
Tra uomini e donne
 

Un giorno un intellettuale radical chic di sinistra ha detto a un altro suo amico intellettuale radical chic di sinistra ‘sai, alle prossime europee io voto Tsipras’. Allora il secondo intellettuale radical chic di sinistra ha detto ‘oh, sì, certo, Tsipras’, con l’aria di uno che conosce alla perfezione il programma di Tsipras, quando in realtà lui di Tsipras non sapeva niente, né il programma né altro, tranne il fatto che era un partito che aveva a che fare con la povera e martoriata Grecia.
Poco male, perché neanche il primo intellettuale radical chic di sinistra sapeva nulla di Tsipras, se non che aveva a che fare con la povera e martoriata Grecia.
Il giorno dopo il secondo intellettuale radical chic di sinistra ha detto a un altro intellettuale radical chic di sinistra che conosceva ‘sai, alle prossime europee io voto Tsipras’, e anche questo terzo intellettuale radical chic di sinistra ha detto ‘oh, sì, certo, Tsipras’ con l’aria consapevole, quando in realtà tutto quello che sapeva su Tsipras era che si trattava di un partito che aveva a che fare con la povera e martoriata Grecia. E così la vicenda è proseguita, trasmessa da un intellettuale radical chic di sinistra a un altro intellettuale radical chic di sinistra, e nessuno di loro sa che il programma di Tsipras è costituito da un solo punto, e cioè ‘mangiate molta moussakà’.

Mentre mi raccontavo questa storiella la scrutatrice mi ha detto che potevo entrare al seggio numero 73. Sono entrato. La scrutatrice mi ha consegnato la scheda e una matita ben temperata. Mi sono accomodato nella cabina numero 2 del seggio 73, ho appoggiato la matita ben temperata e la scheda sul ripiano e ho cominciato a guardare i simboli dei partiti votabili. Subito prima di entrare al seggio numero 73, e subito prima di escludere Tsipras, avevo escluso Movimento Cinque Stelle, Forza Italia, NCD, Fratelli d’Italia, Scelta Europea, Italia dei Valori, Io Cambio, Verdi e Lega Nord. Restavano SVP e PD.

Stavo per fare una X sul simbolo di SVP ma poi mi sono ricordato che quando ero più piccolo e di politica non sapevo niente pensavo che quelli di SVP fossero tutti neonazisti dediti all’eugenetica, al paganesimo e al sacrificio di camosci sudtirolesi. A quel punto ho riflettuto sul fatto che adesso conosco la politica esattamente come allora, e quindi non avevo motivi per cambiare idea su SVP. E così con la matita ben temperata mi sono avvicinato al simbolo del PD.

Stavo per fare una X sul simbolo del PD ma poi mi sono ricordato di una frase che avevo letto sul fac simile di scheda elettorale che avevo trovato in buchetta qualche giorno prima. Una frase che non ricordavo di preciso ma ricordavo che era piuttosto ambigua e scritta decisamente di merda. Una frase che poi appena tornato a casa ho riletto. Questa frase è ‘è possibile esprimere fino a 3 voti di preferenza scegliendo tra uomini e donne, pena l'annuillamento della terza preferenza’.
Il pensiero di quella frase del cazzo mi ha bloccato. O meglio, mi ha bloccato la consapevolezza che le frasi del cazzo hanno come presupposto il più delle volte un pensiero del cazzo. Così come le grandi frasi hanno come presupposto grandi pensieri. Grandi pensieri che di norma sono semplici e chiari. Penso per esempio al celebre, più volte citato aforisma di Agata Casamichiela, vale a dire ‘certe volte è difficile gestire le cose’, o a una quasi altrettanto celebre frase di Kurt Vonnegut tanto cara a Paolo Nori, vale a dire ‘bisogna essere buoni’.

Nel momento in cui mi è venuto il sospetto che per quella frase del cazzo, che nascondeva un ragionamento del cazzo, non fosse impossibile trovare un colpevole, e che il colpevole fosse il partito che maggiormente aveva favorito o stipulato una sorta di accordo o mediazione o intesa o quel cazzo che è a proposito delle cosiddette quote rosa alle elezioni europee, ho chiuso la scheda senza apporre alcuna X, sono uscito dal seggio numero 2, ho infilato la scheda nell’urna e ho consegnato alla scrutatrice la matita ancora ben temperata.

Autore: zumba | Commenti 2 | Scrivi un commento

  21.05.2014 | 09:50
Facciamo un gioco
 
 

Si tratta di abbinare le domande alle risposte. O le risposte alle domande.


Risposte


Chi è Roger Federer?
E’ falso in quanto il concerto di Mauro Levrini, specie nel momento topico della hit riempipista ‘vieni a fare l’amore’, toccò vette di lirismo gorgheggiato che la fottutissima chela di Nadal non si sogna nemmeno.
E’ falso per due motivi: 1.l’autore di questo post non ha mai toccato le righe del campo se non con le suole delle scarpe o con la punta della racchetta e comunque mai con una pallina da lui tirata dall’altra parte della rete; 2. Non si ricordano spettatori in alcun match da lui disputato.
E’vero, anche se va precisato che la più corretta traduzione dell’espressione aristotelica in questione secondo alcuni filologi sarebbe ‘un’invereconda spianata di vulve tali da riempire la gloriosa piana di Maratona’.
E’ in linea di massima falso, ma è difficile dirlo con certezza in quanto quel diritto incrociato di Nadal era talmente forte e di fatto invisibile che non si può a rigor di logica nemmeno escludere che la pallina dopo aver abbandonato il piatto corde della babolat del campione spagnolo abbia assunto la tipica forma dello stronzo malcagato. 
E’ impossibile dare una risposta sensata se prima non si fa indossare a Rafael Nadal uno sbarazzino chiodo di pelle.
E’ vero. L’autore di questo post e la sua fidanzata si sono anche dati una risposta, e cioè che Nadal sarebbe stramazzato al suolo come fosse stato colpito da una raffica di M 16, avrebbe poi chiesto l’intervento del fisioterapista, si sarebbe fatto massaggiare per quattro ore, avrebbe fatto rimandare la partita per via dell’arrivo delle tenebre e il giorno dopo, fresco come una rosellina, avrebbe vinto il match dedicando magnanimamente la vittoria al raccattapalle impazzito, salvo poi farlo castigare da quel delinquente di suo zio Toni negli spogliatoi del Foro Italico a colpi dello stesso asciugamano bagnato. 
E’ vero, in quanto anche se non aveva mai assistito a un match del genere l’autore del post aveva il sospetto che uno dei due giocatori, nello specifico il più muscoloso Nadal, potesse scatenarsi con qualche diritto talmente forte e invisibile da non poter essere percepito ma solo immaginato, ma va detto che piuttosto che chiedere al vicino di sedia se il colpo era entrato oppure no l’autore di questo post si sarebbe mangiato il succitato e sottocitato stronzo malcagato.
E’ vero, ma va detto a discolpa dell’autore di questo post che non appena i due giocatori hanno cominciato a provare i servizi tale pensiero è scomparso dalla testa confusa e sproporzionata del suddetto autore del post, proprio mentre iniziava a emergere una consapevolezza seppur appena abbozzata di essere uno stronzo malcagato.
E’ falso. L’autore di questo post, a differenza del padre della bambina di circa diciotto mesi, avrebbe approfittato dell’occasione per dirigersi minacciosamente verso un’incartapecorita e attonita Lea Pericoli, strapparle dalle mani nodose il microfono, saltare nel campo con agilità invidiabile e cantare come si deve la prima strofa di ‘she’s waiting for you’.
E’ vero, anche se in realtà l’autore di questo post non ricorda bene i dettagli di quel racconto in quanto non lo legge da tempo, e comunque l’autore di questo post non è l’autore del suddetto racconto, o se lo è pronto a giurare sull’onore di zio Toni che non si tratta di un racconto autobiografico.
E’ falso in quanto, se anche regge il paragone tra finale maschile e migliore sesso della propria vita, la finale femminile è piuttosto assimilabile alla visione su Youporn di un video nel quale si vede un tale che si masturba guardando il video di un tale che si masturba guardando il video di un tale che si masturba guardando il video di un tale che guarda la finale femminile dell’ATP 1000 di Roma. 


Domande


E’ vero o è falso che il primo pensiero dell’autore di questo post, non appena Djokovic e Nadal hanno cominciato a palleggiare nella fase di riscaldamento che ha preceduto la finale dell’ATP 1000 di Roma, è stato ‘beh, non è che tirino poi così forte, mi aspettavo di meglio’?
E’ vero o è falso che l’autore di questo post, data la sua inesistente esperienza in fatto di match di un certo livello se si esclude la finale al circolo tennis Cacciari di Imola tra un pisquano numero centomila del mondo e un altro pisquano numero centomilioni del mondo – inesperienza dimostrata anche dal pensiero esposto al punto 1, che a costo di rovinare la suspence dell’abbinamento domanda/risposta rivelo subito essere un pensiero vero, verissimo – è vero o è falso, si diceva, che l’autore di questo post prima della suddetta finale non era nemmeno sicuro di riuscire a vedere la pallina durante gli scambi più intensi del match, trovandosi poi costretto a chiedere delucidazioni in merito al vicino di posto sicuramente più esperto di lui?
E’ vero o è falso che in alcune fasi del match, e in particolare in occasione di un rabbioso diritto incrociato di Nadal accompagnato dal consueto e detestabile muggito pseudoeiaculatorio Nadaliano, è vero o è falso che la pallina da tennis, analogamente a quanto accadeva al pallone in un cartone animato degli anni ’80 dedicato al mondo del calcio, è vero o è falso che la pallina colpita dal campione spagnolo, si diceva, in quell’occasione ha perso la caratteristica forma sferica per assumere la meno caratteristica forma a ferro di cavallo?
E’ vero o è falso che una delle cose che ha colpito maggiormente l’autore di questo post durante la finale maschile dell’ATP 1000 di Roma è stato il rumore prodotto dalla pallina ogni volta che toccava una riga del campo, rumore uguale identico al rumore prodotto dalle palline scagliate  negli anni ’80 e ’90 dall’autore di questo post quando colpiva una riga del campo, seppur con risultati leggermente diversi rispetto ai due finalisti in termini di potenza, qualità e altri piccoli dettagli tra cui il conseguente entusiasmo del pubblico presente?
E’ vero o è falso che intorno alla galassia del tennis, o se si vuole circoscrivere il concetto intorno al sistema del foro italico, o se si vuole circoscrivere ancora di più il concetto intorno al pianeta denominato ‘finale maschile dell’atp 1000 della città di Roma’, l’autore di questo post ha avuto modo di appurare che orbita quell’entità così mirabilmente descritta nell’ahimè perduta metafisica di Aristotele con la denominazione di “imbarazzante distesa di fighe”?
E’ vero o è falso che Novak Djokovic, con la sua andatura molleggiata e disinvolta esibita sin dall’ingresso in campo, è sembrato all’autore di questo post l’uomo più sicuro del mondo dopo Rocco Siffredi e Barack Obama, ma prima di Matteo Renzi?
E’ vero o è falso che Rafael Nafal, con la sua andatura a gambe divaricate, la schiena curva e il culo estroflesso esibita sin dall’ingresso in campo, ha ricordato all’autore di questo post l’io narrante del celebre racconto ‘proctologia e dentismo’ dopo l’ispezione rettale subita, così mirabilmente descritta nel suddetto racconto?
E’ vero o è falso che la sollecitudine con cui i raccattapalle porgevano a Rafael Nadal al momento del cambio di campo due asciugamanini di spugna ha generato nell’autore di questo post e nella sua fidanzata una sorta di ilarità terrorizzata al pensiero di cosa sarebbe successo se uno dei due raccattapalle invece di porgerlo con sollecitudine al campione spagnolo avesse scelto di bagnarlo con lo sputo, attorcigliarlo e conseguentemente farlo schioccare a mo’ di lazo sulla schiena bagnata e secondo alcuni dolorante del campione spagnolo?
E’ vero e falso che l’autore di questo post, quando una bambina di circa diciotto mesi, fino ad allora tranquillamente seduta sulle cosce della mamma in prima fila, ha cominciato a urlare come una scimmia scuoiata un attimo prima che Novak Djokovic facesse esplodere la sua battuta a 201 km/h, dopodiché Novak Djokovic ha interrotto la preparazione della battuta a 201 km/h e ha fissato con odio e a turno la mamma e la bambina, dopodiché la mamma annegando nella sua stessa vergogna ha tirato per il braccio la bambina di diciotto mesi circa per portarla fuori dalla tribuna e dagli sguardi di tutti gli spettatori e dei due giocatori, specie di un nervosissimo Novak Djokovic che in quel momento stava perdendo male il primo set quindi si trovava ad essere piuttosto suscettibile sull’argomento ‘bambini che strillano in prima fila’, è vero o è falso, si diceva, che l’autore di questo post ha pensato che in quel frangente si sarebbe comportato esattamente come il papà della bimba di diciotto mesi circa, che mentre sua moglie provocava una lussazione della spalla alla figlia non ha mosso un solo cazzo di muscolo?
E’ vero o è falso che l’esecuzione del diritto uncinato di Rafael Nadal, detto da alcuni “la chela” e da altri “il toppone”, è una delle cose più raccapriccianti a cui l’autore di questo blog sia capitato di assistere se si eccettua il concerto tenuto da Mauro Levrini nel 1998 in un oscuro locale di Castelbolognese frequentato esclusivamente da ultrasessantenni arrapate fasciate da scintillanti abiti di lamé?
E’ vero o falso che l’autore di questo post, giunto alla fine della grande giornata di sport, si è permesso di concludere con se stesso che il tennis femminile sta al tennis maschile, o più precisamente la finale tra Sara Errani e Serena Williams a cui aveva poco prima assistito sta alla finale tra Djokovic e Nadal, come la più brutta pugnetta della vita, quella fatta con immotivato senso di colpa e semiimmotivato disgusto di sé, sta alla migliore chiavata della vita?   
E’ vero o è falso che l’impressione generata dal match tra Novak Djokovic e Rafael Nadal nel cervello e negli organi percettivi dell’autore di questo post, o per meglio dire la consapevolezza che nessuna altra finale, tra nessun altro giocatore di tennis attualmente in attività, avrebbe potuto essere all’altezza di questa, ha mitigato in lui, autore di questo post, una punta di tristezza causata dall’assenza in tale finale di Roger Federer?  

Autore: zumba | Commenti 1 | Scrivi un commento

  15.05.2014 | 23:42
Sulla sconfitta
 

Ieri pomeriggio, verso le tre o tre e mezza, quando tutta una serie di emergenze lavorative si sono risolte oppure si sono dimostrate irrisolvibili quindi in un certo senso non più degne di attenzione oppure ancora hanno rivelato la loro natura di emergenze lavorative rimandabili al giorno successivo, ho lasciato perdere tutti gli schemi excel riguardanti turni e sostituzioni e ho aperto il sito degli internazionali d’Italia di tennis. Sapevo che Federer doveva giocare la sua prima partita del torneo, ma non sapevo a che ora di preciso. Dalla pagina principale del sito ufficiale del torneo ho scelto il link delle partite in atto in quel momento e mi si è chiarita la situazione.
Federer aveva vinto facilmente il primo set, aveva perso il secondo e stava 2-2 nel terzo e ultimo set. L’avversario di Federer era un tennista francese non eccelso, il numero 47 del mondo. Aver perso un set era già piuttosto preoccupante in prospettiva, perché dimostrava uno scarso stato di forma e perché l’avrebbe costretto a una partita lunga e faticosa, col rischio di arrivare stanco alla partita successiva che almeno in teoria sarebbe stata più impegnativa, ma il non essere in vantaggio ma in equilibrio al terzo set era qualcosa più che preoccupante, non dando alcuna garanzia di arrivarci, alla partita successiva.
Dopo qualche minuto sono riprese le emergenze lavorative, ho riaperto e richiuso i file delle sostituzioni e dei turni, ho cercato di gestire in maniera dignitosa le nuove urgenze: il tutto  senza mai chiudere la pagina degli internazionali d’Italia di tennis.
Dopo il 2-2 Federer ha perso due giochi consecutivi, subendo un break e avvicinandosi pericolosamente alla sconfitta, ma a quel punto è subentrato l’orgoglio del campione. Federer ha centrato il controbreak e a partire da quel momento, senza grossi colpi di scena, senza alcun evidente prevalere di un tennista sull’altro, il match si è trascinato fino al tie break, quello che i francesi conterranei di quel tennista non eccelso numero 47 del mondo chiamano con didascalico sciovinismo jeu decisif, e che infatti è decisivo perché chi vince quel gioco vince il set, e chi vince quel gioco al terzo set di una partita due su tre vince il match.
Nel frattempo si erano fatte le quattro, entro breve sarei dovuto uscire dall’ufficio per andare a prendere Agata, non volevo saperne di chiudere il collegamento con il torneo e in più restavano da risolvere alcune questioni lavorative di quelle parzialmente risolvibili e non del tutto rimandabili.
E’ stato allora che è successa una cosa singolare. Ho cominciato a sperare che Federer perdesse, l’ho desiderato con una forza malata e pulsante, l’ho quasi preteso. Federer doveva perdere al primo turno di un torneo che avrebbe potuto vincere dato lo stato di forma degli avversari. Doveva. Era giusto. Lo volevo.
Mentre ero lì che rispondevo al telefono di lavoro cercando di gestire il gestibile non toglievo gli occhi dallo schermo, e ogni punto di Federer mi faceva infuriare così come ogni punto del francese non eccelso numero 47 del mondo mi deliziava. Sono arrivati sul 5-4 per Federer. Poi sul 5-5. Poi sul 6-5 per Federer. Match point. Sul match point per Federer ho avuto un attimo di sbandamento, la vaga speranza che una sua vittoria mi togliesse dalla testa quei pensieri malsani mi ha fatto vacillare, ma si è trattato di un secondo. Il francese non eccelso numero 47 del mondo ha salvato la situazione con un gran colpo, un dritto stretto in scivolata quasi irripetibile. 6-6. Poi 7-6 per il francese non eccelso numero 47 del mondo. Match point per lui. Errore di Federer, un dritto troppo lungo. Gioco partita incontro per il francese non eccelso numero 47 del mondo. Federer a casa, dai gemellini appena nati.
Quando sul punteggio di 1-6/6-3/7-6 accanto al nome del francese non eccelso numero 47 del mondo è spuntata una specie di V, che indicava la sua vittoria, mi sono sentito benissimo. La certezza di non poter vedere Federer nella finale a cui avrei assistito dopo qualche giorno dalla tribuna acquisiva una solidità scintillante, io ero felice di una felicità strana, febbrile, per certi versi sbagliata, per altri ineccepibile.
In quel momento mi è tornato in mente un passaggio del libro Open di Andre Agassi, un libro discreto, non eccelso, un po’ come il francese numero 47 del mondo. Non certo il capolavoro decantato da tanti tra cui quel Baricco che ha scritto l’ennesima fascetta promozionale vergognosa e bugiarda, un libro le cui recensioni entusiastiche sono spiegabili alla luce delle scarsissime aspettative che circondano le autobiografie sportive o più semplicemente col fatto che molte persone di libri non capiscono un cazzo di niente.   
Il passaggio che mi è tornato in mente si riferiva a una partita di Agassi contro Courier, un giocatore più o meno suo coetaneo, anche lui allievo della diabolica scuola di Mick Bollettieri, uno yankee rossiccio col naso all’insù che nella prima fase della carriera lo sconfisse diverse volte, in particolare la volta raccontata in quella pagina: la finale del Roland Garros del 1991, mi sembra. In quella partita Agassi, giunto al quinto e ultimo set di una partita inizialmente dominata, muta progressivamente approccio al match tanto da arrivare, negli ultimi game dell’ultimo set, a voler disperatamente perdere. E Agassi perde.
Mentre ricordavo questo e altri match di Agassi, compreso il match del 2005 in cui perse con un Federer all’apice della carriera, mentre chiudevo la pagina del sito degli internazionali d’Italia e spegnevo il computer, mentre staccavo un post it, lo attaccavo sulla scrivania e ci scrivevo sopra qualche appunto su questioni lavorative forse risolvibili o forse no, mentre guardavo l’orologio accorgendomi che non avevo più tempo e dovevo andare subito a prendere Agata mi sono reso conto di una cosa che in realtà sapevo già.
Quel vecchio adagio secondo il quale, nella lotta tra te e il mondo, faresti bene a stare dalla parte del mondo non è solo un aforisma di Frank Zappa efficace quasi come quello di Agata che ho scritto in un altro post, vale a dire ‘certe volte è difficile gestire le cose’. Quel vecchio adagio è anche la constatazione di un qualcosa che accade talmente spesso da essere quasi banale, assecondando un perverso desiderio di sconfitta che sonnecchia in molti essere umani oltre ai masochisti certificati.
O almeno sonnecchia in me che - non sono sicuro che c’entri col discorso precedente ma non mi sentirei di escluderlo -, adesso che sto per cambiare ufficio, trasferendomi da un ambiente in cui sto molto bene a uno in cui so già che starò peggio, passando da una bella zona a una zona di merda, abbandonando un gruppo di colleghe con cui vado tutto sommato d’accordo  per unirmi a un altro gruppo di colleghe con cui difficilmente sarò altrettanto a mio agio, adesso che ho la certezza di passare gli ultimi giorni di una situazione idilliaca che precedono i primi giorni di una situazione del cazzo, io non solo non sono per niente preoccupato, né triste, ma anzi non vedo l’ora di farlo, questo cazzo di trasloco, ho una fretta bestiale di stare di merda, aspiro al peggioramento, ho la necessità di vedere accresciuto quanto prima il mio disagio, e la cosa più sensazionale, diciamo così, in questo abbandono degli istinti più apparentemente fisiologici, nonché l’aspetto che mi ricollega alla partita di Federer di ieri e di Agassi del 1991, è che anche nel mio caso l’idea della sconfitta, della ricerca della sconfitta, della consapevolezza della pacificazione nella sconfitta e grazie alla sconfitta, ha un cazzo di ruolo anche se di difficile definizione. 

Autore: zumba | Commenti 1 | Scrivi un commento

  08.05.2014 | 23:43
Forfaitderer
 

Ho deciso di restare vicino a mia moglie durante queste ultime settimane prima del parto. Mi dispiace per i miei tifosi, specie per il signor Zumba, il quale in questo preciso istante di sicuro sta riflettendo con sconcerto sull’uso da parte mia del plurale, ‘settimane’, e se lo conosco come credo, il signor Zumba, col consueto acume starà valutando che l’uso di tale plurale lascia supporre che le settimane siano più di una, dal momento che il plurale di solito indica un numero superiore a uno, e nel contempo, il più volte citato signor Zumba, starà valutando che se le settimane di riposo e di assistenza a mia moglie saranno anche solo due, dal momento che c’è unanime consenso riguardo al fatto che due è un numero maggiore di uno, questo significherà automaticamente che non giocherò il torneo di Roma, che avrà luogo appunto la prossima settimana, e dal momento che il signor Zumba mi risulta essere in possesso di un biglietto per la finale del torneo di Roma, e dal momento anche che io quest’anno non lo dico per vantarmi ma sto giocando benino, tanto che ho battuto negli ultimi mesi per ben due volte un giocatore serbo piuttosto bravo non solo a fare le imitazioni degli altri nostri colleghi ma anche a praticare questo sport che ci accomuna e che mi vede allo stato attuale delle cose prevalere negli scontri diretti per diciotto vittorie contro sedici, dal momento dunque che qualche possibilità di arrivare in finale del torneo di Roma l’avrei avuta, se non altro perché persino l’anno scorso che giocavo maluccio, non lo dico per offendermi ma per onestà, persino l’anno scorso che ho perso con giocatori che probabilmente hanno avuto una polluzione al momento del match point tale era la loro sorpresa nello sconfiggermi, polluzione che comunque non ha impedito loro di battermi seppur con le mutande bagnate, dal momento dicevo che persino nell’horribilis annus 2013 sono arrivato in finale al torneo di Roma, anche e a maggior ragione nel pulcher se non pulcherrimus annus 2014 sarebbe stato possibile arrivare in finale, o almeno sarebbe stato possibile se non avessi dovuto incontrare prima della finale un giocatore spagnolo non tanto bravo nelle imitazioni ma indubbiamente piuttosto bravo a praticare lo sport che ci accomuna e che lo vede allo stato attuale delle cose prevalere negli scontri diretti per ventitré vittorie contro dieci, giocatore nei confronti del quale, lo dico per onestà tra l’altro già dimostrata poche righe fa quando parlavo dell’annus horribilis 2013, avverto la stessa sudditanza psicologica che avvertirebbe un arbitro timido di ventotto anni nell’arbitrare una partita di calcio tra la squadra chiamata Juventus e un’altra squadra qualsiasi, con la differenza che l’arbitro non può per definizione giocare contro la Juventus mentre io contro lo spagnolo ci ho giocato, eccome se ci ho giocato, e ci ho perso, eccome se ci ho perso, ventitré volte su trentatré, quindi sarebbe meglio dire che avverto la stessa sudditanza psicologica che avvertirebbe per esempio la squadra di calcio chiamata Derthona contro la squadra di calcio chiamata Juventus, siccome in fin dei conti qualche vaga possibilità di arrivare in finale al torneo di Roma anche quest’anno l’avrei avuta, e siccome mi risulta che il signor Zumba custodisca con cura maniacale il biglietto di tale finale non nella speranza di veder giocare il giocatore spagnolo e il giocatore serbo, giocatori che pure al massimo della forma psicofisica avrebbero circa l’87% di arrivare entrambi in finale e contendersi il trofeo ma quest’anno non essendo al massimo della forma psicofisica avrebbero al massimo il 34% di probabilità di giocare la più volte citata finale dwel torneo di Roma, siccome dicevo il signor Zumba conserva tale biglietto con devozione tardo-adolescenziale basata sulla speranza che a giocare questa finale sia io contro un qualsiasi altro giocatore del mondo, siccome in sostanza la situazione è questa, vale a dire, in estrema sintesi, impossibilità per me di giocare la finale del torneo di Roma e impossibilità per il signor Zumba di vedermi giocare la finale del torneo di Roma, posso immaginare che ciò che si agita in questo momento nella mente del signor Zumba, che ha passato gli ultimi quattro mesi a pregustare il momento della finale di Roma e gli ultimi diciotto mesi a guardare su youtube filmati del mio cosiddetto periodo d’oro 2004-2007, periodo durante il quale sono riuscito persino a battere diverse volte quel giocatore spagnolo, al contrario della squadra di calcio chiamata Derthona che non mi risulta abbia mai battuta la squadra di calcio chiamata Juventus, dal momento quindi che la vita del signor Zumba è stata nel recente passato monomaniacalmente dedicata a me e alle mie trionfali partite del periodo d'oro 2004-2007, posso immaginare che i vissuti del signor Zumba in questo momento non siano diversi da quelli che affliggerebbero l’animo, per esempio, di un fan dei Criogenia che scoprisse la celebre canzone 'she’s waiting for you' storpiata, in occasione dell’ultimo concerto in assoluto della band, da un uomo politico col chiodo, la faccia accattivante e un rapporto ambivalente con le partite benefiche, ed è alla luce di tale consapevolezza che esprimo tutta la mia vicinanza e il mio affetto al signor Zumba, invitandolo come forma di risarcimento nella mia villa superlusso di Basilea, all’esterno della quale avrà modo di palleggiare, sul mio speciale campo di erba naturale abbondantemente irrigata dalle lacrime dei miei più fedeli fans, insieme a me e ai miei due figli gemelli che all’inizio della stesura di questo post non erano ancora nati ma ora che il post è finito sono nati, eccome se sono nati, e questa nascita non ha modificato di una virgola la mia decisione: fanculo al torneo di Roma, fanculo al signor Zumba, e già che ci siamo fanculo all’uomo politico col chiodo.
 

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  02.05.2014 | 21:20
2666,73
 

Riceviamo e volentieri pubblichiamo l’ultima fatica di A.C., di anni sei, mesi uno, giorni due, già autrice della pièce ‘le persone che muoiono’, della canzone ‘unicorni contro robot’ e del migliore aforisma della storia non del tutto prestigiosa degli aforismi, vale a dire ‘alcune volte è difficile gestire le cose’.  Essendosi l’autrice rifiutata di rivelarci il titolo del componimento, sarà in tale sede intitolato convenzionalmente ‘2666,73’.

La parte dei funghi non velenosi

C’era una volta un piccolo pinguino di nome Paolo che si era perso, e un giorno quindi una fata gli donò un castello, e questa fata era molto allegra, e quindi trovò un gatto che si stava divertendo un mondo a giocare, e giocò anche lei, la fata, col gatto. Il gioco era una giostrina che girava. E quindi intanto il pinguino la stava cercando per ringraziarla del castello, ma intanto non sapeva che c’era qualcuno che la stava spiando. Erano dei funghi non velenosi, e a quel punto diventarono amici i funghi e il pinguino e anche il gatto e la fata, mentre ballavano, il gatto e la fata. Diventarono amici i funghi e il pinguino, ma non sapevano di essere spiati da una foca che era una gran ballerina e anche una gran cicciona, simpatica e bravissima a giocare a golf con la fata, senza pinguino, senza gatto, mentre i funghi erano svenuti. E quindi il pinguino li fece vomitare per farli rinvenire.

La parte dell’axolotl politologo

Quando i funghi rinvennero, svennero di nuovo, subito, perché avevano visto una cosa che gli faceva paura, e a quel punto arrivò una carrozza con un cavallo. Il cavallo disse ‘sali’ al pinguino, visto che era l’unico rimasto. Infatti il gatto e la fata erano andati lontano a giocare e i funghi erano svenuti un’altra volta. La foca intanto era scappata dalla puzza della puzzola che era arrivata dal Nord America per parlare con loro, però faceva le puzze di continuo e quindi tutti scappavano via preoccupati. E quindi arrivò anche una giraffa a parlare con loro. Il problema è che erano rimasti in pochi, e così i funghi svennero di nuovo, e arrivò anche un axolotl a parlare con loro della politica, e di nuovo svennero i funghi. E quindi per l’ennesima volta arrivò una zebra insieme a una persona che era amica di tutti, e questa persona era Silvia, che festeggiarono cantando in compagnia.

La parte dell’ipad mini

E quindi il pinguino accompagnò l’axolotl in stazione e trovò delle tizie molto simpatiche, che una aveva i capelli molto lunghi e un’altra disse ‘sorpresa, sono Barbie’, e un’altra disse ‘salve, sono Barbie’. Quindi c’erano tre Barbie, perché anche la prima era una Barbie, Barbie Rapunzel, e quindi per volare aveva bisogno delle ali che non si sa da dove erano comparse. E quindi arrivò anche la sua gemella, Barbie II Rapunzel, e arrivò anche il secondo axolotl, e arrivò anche un ipad mini a estrazione che si toglie sempre per buon uso e fece vomitare i ricci che erano arrivati e non c’entravano mica.
 

Autore: zumba | Commenti 1 | Scrivi un commento