blog.tapirulan.it
 
  25.04.2014 | 00:23
Ormai
 

Ormai è passato del tempo quindi se ne può parlare.
Qualche sera prima del concerto dei Criogenia mi ha telefonato Matteo Renzi. Sulle prime è stato molto affabile. Mi ha chiesto di Camilla, delle bimbe, ha voluto sapere come vanno le cose. Io gli ho raccontato un po’ di me, non gli ho nascosto alcune difficoltà che sto incontrando sul lavoro, mi sono come si suol dire aperto con lui. Matteo non ha lesinato consigli, espressi tra l’altro con l’acume e l’umiltà che sempre lo contraddistinguono, e sembrava che tutto stesse andando per il meglio.
Dopo qualche minuto però mi ha svelato il vero motivo della telefonata. Veniamo al dunque. Ha detto a un certo punto con voce leggermente impostata. Mi piacerebbe, Guido, poter cantare al vostro concerto, ha continuato. Ti ringrazio per la considerazione, davvero. Gli ho detto io. Però, sai, ci siamo già io e Lucia, e così forse col parco cantanti saremmo a posto, un terzo cantante rischia di. Caro Guido, mi ha interrotto lui cominciando a irritarsi, perché vuoi rovinare una bella occasione di collaborazione? Non pensi ci sia posto per tutti? Matteo, ho ribattuto io senza azzardarmi a dargli anch’io del ‘caro’ per una sorta di timore reverenziale probabilmente eccessivo, per tutti tutti se me lo chiedi non credo ci sia posto, il palco è abbastanza piccolo, il locale è quello che è. Non penserai anche tu, ha ripreso Matteo, che ti faccia questa richiesta per una smania di visibilità? Non vorrai accusarmi anche tu, caro Guido, di protagonismo? Guarda Matteo, ho detto io, visto che hai introdotto tu l’argomento ti confesso che il dubbio mi era venuto. Ci manca poco che partecipi anche alla partita del cuore. Ho detto subito dopo per sdrammatizzare. Non mi parlare di partita del cuore. E' sbottato a quel punto. Se c’è una cosa che odio sono proprio le partite del cuore. Davvero? Ho chiesto io incredulo. Niente di più detestabile del finto buonismo che regna alle partite del cuore, fanculo alle nazionali benefiche. Ha continuato lui. E la nazionale cantanti? Non sopporti nemmeno quella? Ho chiesto io. Non farmene parlare. Ha detto lui. Gianni Morandi mi sta sulla fava come pochi. Ha confessato lui. Tu odi Gianni Morandi? Ho domandato. Con tutto me stesso: chi credi che abbia messo in giro la voce che Gianni mangia la merda? Ha detto lui. Non è vero? Non è coprofago? Ho chiesto io. Guardare le repliche di Centovetrine in piena notte è la sua unica perversione. Ha una specie di fissazione per Ettore Ferri. Ritiene Roberto Alpi il più grande attore contemporaneo dopo Marlon Brando. Ha detto lui. Poi ha aggiunto: ma che vadano in culo Morandi, Mogol, Mingardi, Mengoli e tutti gli altri bischeri della nazionale. Dicevamo del concerto. Fammi cantare almeno she’s waiting for you, dài, per favore. Mi ha pregato. Guarda, gli ho detto io a quel punto, se vuoi venire al concerto e cantare magari una cover di secondo piano se ne può parlare. Tipo? Ha chiesto lui sospettoso. Non so, qualcosa di Toni Blescia o di Bracco di Graci, magari una hit di Alessandro Errico. Ho proposto io. Alessandro Errico te lo canti tu, caro Guido. Ha detto lui. Io voglio cantare she’s waiting for you. Sarò totalmente sincero con te, Matteo. Ho detto io credendo di chiudere a quel punto il discorso. Ci sono solo due modi per cantare she’s waiting for you: cantarla alla cazzo o cantarla in modo perfetto. Solo io e Mina possiamo cantare she’s waiting for you, ma non mi è permesso dirti chi tra me e Mina la canta alla cazzo. Mi sembra che tu voglia fare una polemica ridicola, ha detto lui, sporcando un evento benefico. Scusa Matteo, sono intervenuto io, ma non hai detto che odi gli eventi benefici? Non mi hai capito, si è stizzito lui. Parlavo di partite di calcio. I concerto benefici li amo alla follia. Il concerto dei Criogenia però non è un evento benefico, ho garantito io. Neppure un ghello di quello che guadagneremo andrà a rimpinguare le casse di qualche fottuta Onlus. Terremo per noi i soldi, ce li berremo tutti fino all’ultimo spicciolo. Pensavo di turbarlo con quest’ultima uscita, ma mi sbagliavo. Non mi fai cantare nemmeno chiudiamo chiudiamo? Ha chiesto lui con voce supplice. Chiudiamo chiudiamo la possiamo cantare solo io e Antony. Ho detto io. Anthony? Il fidanzato di Candy Candy? Quella mezza checca che indossava le camicie con le ruches e le giacche di velluto liscio? Ha chiesto lui con l’aria schifata. No, Antony di Antony and the Johnsons. Ho precisato io. Oh, lui. Ha detto fingendo di conoscerlo. Non è che sei del movimento? Ha aggiunto dopo un attimo. No, guarda, io mi muovo poco. Ho detto io. Per chi hai votato allora alle ultime politiche? Ha chiesto ancora. Sai, quel giorno nevicava. Gli ho detto io. Poi Nora stava male, era in ospedale, non mangiava niente. Non ho potuto votare. Sì, ma se Nora fosse stata bene? Ha incalzato lui. Se il tempo fosse stato bello per chi avresti votato? Io non ho risposto. Eh? Per chi avresti votato? Per chi? Dimmi. Insisteva lui. Non lo so. Ho detto io. Pensaci, pensaci adesso: avresti votato per noi? Avresti votato per noi o no? Mi avresti dato il tuo voto, caro Guido? L’avresti fatto?
Va bene, puoi cantare la prima strofa di she's waiting for you, ma se sbagli l'attacco ti inculo. Ho concluso per togliermelo dalle palle.  

Autore: zumba | Commenti 2 | Scrivi un commento

  21.04.2014 | 22:35
Quarantamila
 

Passeggiavo sotto i portici di Imola. Nella vetrina di una libreria ho notato un libro. L’autrice del libro di cognome faceva Testagrossa, o Festagrossa, o TestaRossa, o Cacciagrossa. Il titolo del libro non l’ho nemmeno visto. Quello che ricordo benissimo è quanto scritto sulla fascetta promozionale, che recitava: ‘un’autrice da duecentomila copie’. In realtà non è vero che lo ricordo benissimo. Forse c’era scritto ‘un fenomeno da duecentomila copie’, oppure ‘un fenomeno con duecentomila lettori’. Il numero – duecentomila -, quello è sicuro.
Un’altra delle cose quasi certe è il mio successivo non avere schivato valutazioni banali e snobistiche sugli arcani rapporti che sovrintendono ai concetti filosofici di qualità e quantità, valutazioni che hanno la forma di calcoli delle probabilità che per esempio l’autrice Colpagrossa sia in grado di scrivere qualcosa di diverso da merda pura travestita da romanzo, valutazioni che come si può intuire hanno come determinante un’invidia cristallina espressa da uno dei pensieri più miseri che si possano scovare nell’angolo del cervello deputato all’elaborazione e al conseguente insabbiamento dei pensieri miseri: vorrei avere io duecentomila lettori, vorrei essere io il fenomeno, lo vorrei perché non ho bisogno di leggere il suo libro per sapere che sono meglio di lei anche quando scrivo alla cazzo.
E’ stata infatti questa consapevolezza, o meglio quest’idea che ho bisogno di credere sia una consapevolezza e non solo un’idea per evitare di sfaldarmi in pezzi, è stata questa supposta consapevolezza che mi si è squadernata nella testa subito dopo aver letto la fascetta, ma subito dopo quel subito me ne sono vergognato, di questa supposta consapevolezza tutta da dimostrare, e così ho dovuto trovare un pensiero sostitutivo, accettabile, addomesticato. Un pensiero ipocritamente autoassolutorio. Un pensiero simpatico. Un pensiero da blog.
Ho pensato: se mai l’autore della celebre scritta che si trova o forse non si trova più nei pressi della curva Tosa del circuito di Imola, vale a dire ‘Ottavia e Damiano ripensateci’, l’amico o forse a questo punto ex amico di Ottavia e Damiano che non sa oppure ha deciso di non dare nessun peso al fatto che Ottavia una notte che sentiva di sopportare Damiano ancora meno del solito gli ha dato un pugno in bocca tanto forte da farsi male alle nocche e poi quando lui si è svegliato tutto dolorante e stranito lei gli ha raccontato una scusa straordinariamente credibile che aveva preparato tempo prima apposta per occasioni simili, segno di una premeditazione e di una coscienza sporca che gettano un’ombra fosca su Ottavia e di riflesso sul coglione che ha scritto ‘Ottavia e Damiano ripensateci, se mai, dicevo, quel coglione che ha scritto ‘Ottavia e Damiano ripensateci’ alla curva Tosa dovesse scrivere un libro, sulla fascetta promozionale ci sarà scritto ‘un autore da ottocentomila lettori’, perché tanti più o meno devono essere stati quelli che hanno letto quelle parole in tutti questi anni, considerando il Gran Premio e l’Heineken Jammin’ Festival che non era proprio alla curva Tosa ma neppure lontanissimo, e quel numero, ottocentomila, renderà autorevole quel coglione, a seconda che si creda nella proporzionalità diretta o inversa tra numero di lettori e qualità del testo, quattro volte più o quattro volte meno dell’autrice Facciagrossa.
Ma non mi sono fermato qui.
Siccome i pensieri da blog vanno benissimo se per esempio si scrive su un blog, ma hanno poca tenuta se ci si trova a fare della riflessione libera sotto i portici di Imola, mi sono rimesso a pensare a me in termini aritmetici e solipsistici, alla maniera del protagonista del primo libro che ho scritto. Un libro, va detto, di merda. Ho cercato di fare un calcolo. Un’addizione di tre fattori. Numero di lettori di ‘ogni eroe porta due baffi’ + numero di lettori di ‘disturbo pre-traumatico da stress’ + numero di lettori di ‘sformato di fango’.

Sono un autore da duecento copie. Numero che probabilmente non mi dà nemmeno il diritto alla carica di autore. Men che meno fenomeno. Oppure fenomeno forse sì, ma in un certo senso poco lusinghiero.
Nel dubbio, meglio dire che sono una persona da duecento copie. Persona da duecento copie: definizione che mi piace talmente tanto che intitolerei così il mio prossimo eventuale libro: persona da duecento copie. Scelta che potrebbe diventare pericolosa se per caso questo eventuale libro fosse edito da una casa editrice fautrice della fascetta promozionale. A quel punto correrei il rischio di avere una fascetta con scritto il titolo pari pari. Sempre che non sia vietato. Un po’ come dare il nome del padre al figlio senza utilizzare lo ‘junior’. O chiamarlo Dio, che credo non si possa fare almeno in Italia.
O forse il direttore editoriale sarebbe uno di quei tipi spiritosi che scriverebbe o farebbe scrivere ai suoi tirapiedi una fascetta vagamente blasfema del genere ‘altro che persona da duecento copie: Guido Casamichiela: piuttosto duecento volte duecento’, che detta così sembra tanto ma è comunque molto ma molto meno dei numeri che po’ vantare l’autrice da cui sono partito.     

Autore: zumba | Commenti 0 | Scrivi un commento

  15.04.2014 | 23:39
Una sindrome
 

Lo scorso fine settimana siamo stati nelle Marche per un matrimonio. Si sono sposati due avvocati. Mi stanno simpatici entrambi. Il matrimonio tra l’altro si è celebrato in un teatro, un’idea secondo me bellissima.
La cosa singolare, che in realtà non è singolare per niente perché capita spessissimo, è che quei due sposi che a me piacciono molto piacciono altrettanto, e forse anche di più, a tutta una serie di persone invitate al matrimonio che invece non mi piacciono per niente. Tra queste, una menzione a parte meritano due categorie che da sole coprivano una buona metà del totale degli invitati.
1. Le donne abbronzate, ricchissime, ben depilate, eleganti, con mariti deferenti o notai o avvocati, figli dagli occhi tristi iscritti a scuole private internazionali e la tendenza a parlare esclusivamente con pari grado di pochi argomenti tra cui avvocatura, notariato e iscrizione dei figli alle scuole internazionali.
2. Le donne pallide, finto povere, pelose, con la ricrescita, senza marito, figli adottati preferibilmente di colore, caratterizzate dalla predilezione per le letture accattivanti  quali la biografia del politico e stratega afghano Ahmad Shah Massoud e la tendenza a spiegare la deriva della società chiamando in causa concetti quali la disneyzzazione ormai ineluttabilmente in atto.
Ora, io non faccio testo, lo so, io odio anche persone molto meno odiose di queste, io odio quasi tutti e con una forma di orgoglio fuori luogo e un viscido senso di superiorità che non scompare nemmeno adesso che fingo di sentirmi in colpa per questi miei splendidi e giustificati sentimenti, ma proprio perché io non faccio testo va ricordato che quello che  provo riguardo a queste categorie è analogo – anche se per certi versi opposto - a quello che provano tanti altri, per esempio l’intervistatore del cantante dei Criogenia, o l’intervistatore dell’intervistatore del cantante dei Criogenia, o l’eventuale intervistatore dell’intervistatore dell’intervistatore del cantante dei Criogenia ammesso che esista, in simili frangenti. Qualcosa che chiamerò “sindrome da sedicesimo minuto del White Album”.
Le prime sei canzoni del White Album del Beatles – Back in USSR, Dear Prudence, Glass Onion, Ob-la-di Ob-la-da, Wild Honey Pie, The Continuing Story of Bungalow Bill – durano in totale circa quindici minuti. Queste prime sei canzoni, a parte Ob-la-di Ob-la-da che fa cagare senza appello, sono abbastanza belle. Alcune più – Dear Prudence - alcune meno – Back in USSR. Poi c’è la settima canzone, While My Guitar Gently Weeps, che è la canzone più bella della storia della musica. E dopo la settima l’ottava, Happiness Is a Warm Gun, che è anch’essa la canzone più bella della storia della musica. E così, quando arrivo al sedicesimo minuto di ascolto dell’album e parte While My Guitar Gently Weeps, capisco che quel che sento è in assoluto il massimo – il passaggio dal minore al maggiore al momento del ritornello, la voce sottile e quasi tremolante di Harrison, l’assolo di Clapton. Poi, al ventesimo minuto e qualcosa, parte Happiness Is a Warm Gun e capisco che quel che sento è in assoluto il massimo – la struttura bislacca costituita da pezzi assemblati alla cazzo, la voce nasale di Lennon, il quattro quarti e il tre quarti che si mischiano.

Col matrimonio è stata un po’ la stessa cosa, anche se inversa.
Quando mi capitava di interagire con le donne pelose e finto povere, senza marito ma con la ricrescita e con la figlia di colore, mi assaliva una voglia nauseante di far comunella con le donne depilate, ricche e internazionali, ascoltando nel dettaglio i racconti sugli aperitivi a Corte Isolani, le cattedre da associati dei mariti, gli errori delle colf filippine e le rette delle scuole private, e ponendo a mia volta quesiti empatici sulle ultime tendenze in fatto di creme depilatorie high-cost.
Quando poi con le donne depilate finivo a parlarci davvero, tempo trenta secondi e mi sentivo invaso dalla nostalgia per tutti quei discorsi su Ahmad Shah Massoud, abile stratega di etnia Tagiki, indimenticato leone del Panjshir, ed ero pronto a giurare a chicchessia su quel che resta del mio onore che se c’è una cosa che può far andare a picco la nostra società – e lo farà, vedrete che lo farà: io lo so bene in quanto lavoro nell’ufficio accanto a quello di una pedagogista che non fa che parlarmene dalla mattina alla sera - è questa innegabile e ormai avanzata disneyzzazione dell’età evolutiva, specie nella diabolica sottovariante della Rapunzellizzazione delle bimbe dai capelli lunghi, biondi e taumaturgici.

Autore: zumba | Commenti 0 | Scrivi un commento

  09.04.2014 | 23:17
Le cose migliori
 

Di fronte a casa nostra da qualche mese vive una ragazza, sola. Vive all’ultimo piano, come noi. I due palazzi, quello in cui abita lei e quello in cui abitiamo noi, sono alti quasi uguale. Casa sua è piena di vetrate, così vediamo bene dentro casa sua. Ha un gatto. Un computer. Bei mobili. Alti sgabelli. Bassi tavolini. Quando fa le pulizie si raccoglie i capelli come una molletta. A volte prende il sole sul terrazzo. Alla mattina esce di casa con gli occhiali da sole camminando svelta.
L’altro giorno, per la prima volta, ho visto un ragazzo dentro casa sua. Era sabato sera. La ragazza era elegante, più bella del solito. Il ragazzo la baciava, lei sorrideva dall’alto dello sgabello. Ogni tanto lui andava in un’altra stanza, fuori dalla mia vista, lei restava lì. Felice. Sembrava quasi sospirare come in un film muto. Alzava le spalle con allegria. Quando lui tornava visibile si riabbracciavano come si abbracciano quelli che si abbracciano per le prime volte.
Ho continuato a guardarla per un bel po’. Non riuscivo a smettere. Continuavo a pensare che poter guardare una persona felice che pensa di non essere guardata è una specie di privilegio scandaloso e puro allo stesso tempo. I suoi amici, pensavo, non sanno come è quando è felice e solitaria. Io sì. Forse possono immaginarlo. I suoi amici, i suoi genitori, quest’uomo che ha appena conosciuto. Io invece non lo immagino: lo so, la vedo.
Dopo qualche tempo, come mi succede spesso, la mia mente ha cominciato a spezzettarsi, e se una parte ha continuato a gioire della gioia di quella ragazza, un’altra parte ha seguito tutto un altro percorso: un percorso che è passato per un attimo dal ricordo del film ‘la finestra sul cortile’, ha indugiato poi sul capitolo ‘la donna nuda’ di un romanzo che si chiama ‘disturbo pre-traumatico da stress’, assestandosi infine sull’immagine di una scritta che vedevo anni fa vicino alla curva Tosa del circuito di Imola, una scritta che recita ‘mario e adele ripensateci’, o forse  ‘chiara e francesco ripensateci’, oppure ‘elena e flavio ripensateci’. Una scritta che ho sempre odiato così tanto che ancora oggi se devo pensare alla categoria ‘stronzi che non conosco’ di solito uno dei miei primi pensieri va al coglione che si è preso la briga di intervenire nelle faccende di mario e adele, ignorando il fatto che mario ha lasciato adele perché adele una sera gli ha rivelato piangendo che quando torna a casa la sera e lo vede seduto sul divano le viene da vomitare neppure lei sa perché, o nelle faccende di chiara e francesco, sbattendosene le palle del fatto che chiara ha lasciato francesco perché l’ha scoperto mentre faceva sesso telefonico con sua mamma – la mamma di chiara, non di francesco – chiuso nel gabinetto a notte fonda, o nelle faccende di elena e flavio, trascurando del tutto il fatto che elena e flavio un giorno si sono guardati in faccia e hanno capito di non essere più innamorati, e l’hanno capito insieme, e questa intuizione simultanea è stata l’ultimo simulacro di un’intesa che ormai si è sbriciolata per sempre.
Così pensavo, ma mentre pensavo questo non riuscivo a non stare bene pensando nel contempo che le ragazze innamorate, le ragazze al primo appuntamento, le ragazze che sospirano quando il loro ragazzo cambia stanza, le ragazze che alzano le spalle con allegria sedute su alti sgabelli sono tra le cose migliori che possa capitare di spiare da una finestra. 

Autore: zumba | Commenti 1 | Scrivi un commento

  01.04.2014 | 23:46
Intervista all'intervistatore
 


Tutte.

Tutte concordate, tutte.

Tutte tranne una.

Mio caro, pur di non rispondere a questa domanda avrei assistito alla reunion dei 5ive facendo poi una recensione entusiastica all’evento.

Sì, si sono sciolti se Dio vuole, ma hanno fatto un concerto lo stesso giorno, il 29 marzo. Cosa non si fa per i soldi. Lo sapeva che Abs ha un problema col gioco d’azzardo? Poveraccio.

Per il più semplice dei motivi: il frontman dei Criogenia risponde solo a domande concordate. Mi meraviglio che non lo sappia.

Perché come tutti i finti improvvisatori deve avere tutto sotto controllo. Lei non sa granché di psicologia, mi permetta.

Questa stessa discussione che avviene tra di noi in questo momento, beh, è lui che l’ha autorizzata, promossa e in fin dei conti manipolata.

Le sue domande forse no, ma le mie risposte sì.

Anzi, anche le sue domande, ma a un livello talmente profondo che anche se glielo spiegassi non capirebbe.

Come posso dire? In parte questo ha a che fare con la nostra amicizia.

No, non tra me e lei. Tra me e lui.

Macché.

Lasci perdere, i progetti letterari in comune non c’entrano.

Provi a pensarci.

Ci provi almeno.

D’accordo. Ho capito che da lei non devo aspettarmi nulla. Le donne.

Mi correggo, una donna. E che donna, aggiungo.

Helena.

Ma quale Bonham Carter, le sembriamo tipi attratti dalle macrocefale pallide con le mascelle ipertrofiche? Lei ci sottovaluta.

Christensen.

Eva Herzigova è solo una copertura. Bellissima, ma pur sempre una copertura. E poi Eva non ha mai condiviso appieno la passione dell’uncinetto. Ha cucito qualche trapunta insieme a lui, sì, ma solo per farlo contento. Senza trasporto. E lui odia le donne che cuciono senza trasporto.

L’abbiamo seguita anche alle Hawaii. Helena ha girato il video di wicked game tra un threesome e l’altro. Persino quel cazzo moscio di Chris Isaac, se mi passa l’espressione, aveva perso il suo proverbiale aplomb. La vedeva sempre distratta. E coi capelli insolitamente stopposi.

No, non era salsedine.

...

Le ho detto che non era salsedine.

... 
Sì, è iniziata così.

Per questo ha rilasciato a me l’unica intervista autorizzata. A patto che ovviamente le domande fossero a lui gradite. Amico, ma pur sempre direttivo.

Sì, ma non in modo smaccato. Avrà senz’altro notato che non ci sono eccessive lodi per lui. Per Massimo, sì. Per Krishna, sì. Per lui, no.

Lo consideri un vezzo. O il suo personalissimo modo di esercitare il controllo in maniera subdola. Mi lasci ripetere che lei e la psicologia siete agli antipodi.

No, di quella performance non sono autorizzato a dirle niente.

Né dell’unica domanda non concordata né della performance.

No, non devo scegliere se dirle questo o quello. Non mi risulta, no.

E va bene. Diciamo che, per quanto possa sembrarle strano, alcuni paesi considerano osceno avere rapporti sessuali con bambole gonfiabili con corpo di sirena e testa di Luciano Onder.

Sì, anche se la bambola si astiene dal parlare di emorroidi durante l’amplesso.

E’ di nuovo fuori strada. Al frontman dei Criogenia non interessa niente né di iati né di dittonghi.

Le dirò, considera con sospetto tutte e cinque le vocali.

La esse. Sicuramente la esse.

Non mi dica che non ha letto i titoli. Si può fare. Spettro. Sei qui. Scintilla di fuoco. She’s waiting for you. Perfino chiudiamo chiudiamo in un primo tempo si intitolava serriamo serriamo.

Poi Gianfanco si oppose.

Non lo so, giuro.

Sì, quel Gianfranco. Gianfranco dei Gianfranchi. Chi sennò? E adesso mi scusi, ma il tempo è finito.

Va bene, se è l’ultima.

Come?

In che senso?

Se lei pensa questo allora non ha capito niente. Alberto Calorosi nemmeno c’era al concerto.

Perché quella sera era al concerto dei 5ive, il coglione.


Autore: zumba | Commenti 0 | Scrivi un commento