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  20.03.2014 | 23:29
Feim
 

Poco tempo dopo essermi trasferito a Bologna, a luglio del 2002, mi innamorai di una ragazza. Poco tempo dopo essermi innamorato di quella ragazza, la ragazza partì per l’Erasmus. Dopo che la ragazza partì per l’Erasmus iniziò un periodo basato su poche, semplici cose. Continuai a innamorarmi sempre di più di quella ragazza. Le scrissi molte email pensando a lei che mi leggeva con ansia e desiderio in qualche internet point di Granada. Trovai lavoro in una cooperativa sociale. Mi scolai discrete quantità di caffè nel bar sotto casa. Lessi un bel po’ di libri. Soprattutto questo: leggere libri. Tre quarti dei libri migliori che abbia mai letto li lessi allora, tra il 2002 e il 2003. Tra gli altri I Fratelli Karamazov e Don Chisciotte.
A un certo punto di quel periodo, era ormai la primavera del 2003, mi misi a leggere dei libri scritti da autori scandinavi che mi piacquero molto. Libri di Ibsen e Strindberg. Dopo averli letti andai alla Feltrinelli sotto le torri e chiesi un consiglio a un ragazzo che ci lavorava: che altri libri scandinavi potevo leggere? Cosa ci poteva essere all’altezza di Ibsen e Strindberg? Il ragazzo mi consigliò di leggere Fame di Hamsun.
Cominciai a leggere Fame quando quel periodo che era iniziato a luglio dell’anno prima stava già trasformandosi in qualcos’altro. Non ero più tanto innamorato della ragazza in Erasmus. Le scrivevo sempre meno email, email che lei leggeva con poca ansia e rare tracce di desiderio. Mi sentivo inquieto, andavo sempre più spesso al bar sotto casa. A volte senza nemmeno berci il caffè.
Ad aprile del 2003, era il 16 o il 17, verso le quattro di pomeriggio telefonai a quella ragazza e le dissi che non riuscivo a stare più con lei. Lei, dopo un attimo di pausa, mi chiese se per caso avevo conosciuto qualche altra ragazza. Io le dissi di no. Quella stessa sera uscii con la ragazza che lavorava al bar sotto casa.
Fu una serata misteriosa di cui ricordo ormai poco. Ricordo che la barista era in preda a qualcosa. Qualche droga. Io le parlavo di Fame, di come mi sentivo confuso e contraddittorio come il protagonista del libro, annichilito da quella miscela di orgoglio, vergogna, solipsismo e autodenigrazione, del fatto che non capivo quanto questa sensazione fosse autentica e quanto invece giocasse la suggestione, la voglia di essere un personaggio da romanzo. E non di un romanzo qualsiasi, ma di uno bellissimo. La ragazza non capiva niente, farfugliava, rideva a caso, ogni tanto andava al cesso del pub e tornava sempre più sballata. Io continuavo a parlare di Fame e lei continuava a drogarsi. Alla fine uscimmo dal pub. Lei rovesciò il contenuto della borsa sull’asfalto. Poi vomitò vicino alle gomme della mia macchina. Io la riaccompagnai a casa. Lei pisciò per strada prima di sparire dentro il suo appartamento.
Uscimmo insieme altre quattro o cinque volte. Anche senza vomito e piscio furono serate misteriose di cui ricordo pochissimo. L’ultima volta, a casa sua, ascoltammo l’ultima volta che esco con te di Battisti. Forse sapevo già allora che era la canzone giusta. Forse lo capii solo dopo.
Adesso siamo a marzo 2014. Continuo a lavorare in quella cooperativa che mi assunse nel 2002. Ho perso i contatti sia con la ragazza dell’Erasmus che con la barista. Sono di nuovo inquieto, ammesso che abbia mai smesso di esserlo nel frattempo, e ho riletto Fame. Il libro continua a non lasciarmi scampo, e continua a non farmi capire se è lui o sono io. Sono sempre più convinto che i libri migliori che abbia mai letto sono I Fratelli Karamazov, Don Chisciotte e Fame. Che detta così è un po’ come dire che i tre tennisti più forti della storia sono stati Federer, McEnroe e Cancellotti, ma pazienza.

Qui di sotto la mia mezza pagina preferita.

 

Non riuscivo a fare la mia richiesta. La cortesia di quell’uomo mi pareva senza limiti, sicché avevo il sacrosanto dovere di tenerne conto. Piuttosto morire di fame! E uscii.
E neanche quando mi trovai fuori senza saper dove battere il capo, neanche allora mi rammaricai di aver lasciato la redazione senza una corona. Levai di tasca il secondo truciolo e me lo ficcai in bocca. L’effetto fu buono. Perché non ci avevo pensato prima? “Vergogna!” dissi a me stesso “Saresti capace di chiedere a quell’uomo una corona e di metterlo ancora in imbarazzo?”. E mi infuriai sempre più contro me stesso per la mia spudoratezza. “Non ho mai visto una grettezza simile! Gli piombi in casa e gli cavi gli occhi perché ti occorre una corona, cane miserabile! Via, adesso! Fila! Più svelto, lazzarone! T’insegnerò io!”.
E mi misi a correre per punirmi. Passai di corsa da una strada all’altra imprecando contro di me, insultandomi quando cercavo di fermarmi. Così arrivai nella Pilestraede. Quando infine mi fermai, quasi piangendo di rabbia, perché non potevo più correre, tremavo tutto e mi abbandonai su uno scalino.
“No, signore!” esclamai. E per torturarmi ancora mi alzai di nuovo e mi costrinsi a stare in piedi ridendo di me stesso e deliziandomi alla vista della mia fatica. Infine dopo alcuni minuti feci un cenno del capo e mi diedi il permesso di sedermi. Ma scelsi il punto più scomodo della scala.

Autore: zumba | Commenti 0 | Scrivi un commento

  13.03.2014 | 15:39
Ale, Dani o Michi
 

Mettiamo che Alessandra Mussolini, dopo una notte complicata durante la quale la parte del leone oniricamente parlando l’ha fatta l’immagine del nonno che morde la testa ancora molle del papà neonato fino a triturargli il lobo parietale del cervello spegnendogli sul nascere le velleità pianistico-jazzistiche, si svegli e capisca di non essere più né fascista né postfascista né nostalgica né revisionista né simpatizzante del ventennio, e mettiamo più precisamente che svegliandosi da questi sogni inquieti Alessandra Mussolini si scopra con sollievo, ma non senza un travaglio interiore che per semplicità trascureremo, trasformata in una militante di quello che oggi viene denominato partito democratico italiano.
Mettiamo anche che un paio di giorni dopo tale risveglio Alessandra Mussolini, recatasi nel quadrilatero della moda al fine di acquistare una borsa a spalla Gucci nouveau in pitone, incontri la sua amica Daniela Santanché, la quale si trova nello stesso geometrico, esclusivo luogo in quanto intenzionata a comprare una Louis Vuitton Alma in vernice, e già che ci siamo mettiamo che le due donne ne approfittino per recarsi in un bar poco distante e lì, complice la dialettica della Mussolini che come è noto è stringente come una boa constrictor, anche la Santanché si scopra, con o senza sollievo, con o senza travaglio interiore, trasformata in una militante di quello che oggi viene denominato partito democratico italiano.
Mettiamo inoltre che una settimana dopo l’incontro a due Alessandra Mussolini e Daniela Santanché, che per l’occasione indossano l’una una Prada Clutch – Alessandra – e l’altra una Hermès Kelly – Daniela -, si imbattano casualmente in una Michaela Biancofiore che - per motivi che può essere narrativamente stuzzicante evitare di chiarire - imbraccia un sacchetto despar biodegradabile di taglia medio grande pieno di porri e nient’altro, e che successivamente Michaela, annichilita da quello che considera un imperdonabile pas faux  e conseguentemente divorata da un’ansia di omologazione postadolescenziale che noi tutti le perdoneremo senza esitazione,  davanti a una tazza di cioccolata calda aromatizzata all’anice stellato consumata con le due amiche nel medesimo bar di cui sopra, come d’incanto si scopra trasformata in una militante di quello che oggi viene denominato partito democratico italiano.
Mettiamo ora che due mesi dopo l’incontro a tre scada la presentazione delle liste elettorali, e che si dia il caso che alcune potenziali candidate all’inserimento in lista – candidate affidabili, presentabili, di lunga militanza - non siano più disponibili – Anna Finocchiaro sfiancata da una dissenteria che le impone l’utilizzo dei pannoloni per adulti depend dentro i quali ciondola per casa passando dal cesso al letto, Livia Turco irretita dal mondo del porno a basso budget per colpa di un nuovo amante che le ha richiesto una prova d’amore piuttosto stravagante, Deborah Serracchiani, quell’idealista anacronistica di Deborah Serracchiani, autoesclusa per protesta nei confronti della direzione del partito che ha accettato le candidature di Alessandra, Daniela e Michaela -, e mettiamo che tali defezioni impongano una scelta al redattore delle liste elettorali che prevede l’inserimento di una tra Alessandra, Daniela e Michaela, e questo per via della cosiddetta legge sulle quote rosa o sulla parità di genere che dopo essere stata in un primo tempo bocciata dalla trasversale casta dei misogini e dei misoginifilici è stata poi approvata dall’altrettanto trasversale casta delle misoginofilicofobiche, le quali hanno in seguito avuto la capacità di resistere stoicamente all’onda d’urto dei temibilissimi misoginofilicofobicofobici.
Bene, date le premesse, su chi è lecito supporre ricadrà la scelta del redattore delle liste: Ale, Dani o Michi?   

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  05.03.2014 | 23:40
Legge 81, comma 22
 

Oggi alla formazione sulla legge 81 mi hanno insegnato alcune cose. Quella che mi è rimasta più impressa è che tutti i lavoratori che usano la macchina per ragioni di servizio, sia che si tratti di macchina propria sia che si tratti di macchina della ditta, hanno l’obbligo di astenersi dall’alcool. Non vale in sostanza il limite di 0,5 grammi/litro previsto per legge: il tasso alcolemico in questi casi deve essere 0.
La cosa singolare è che il formatore, mentre parlava di quest’argomento, sarà stata l’aria intorpidita, saranno stati i capelli spettinati, sarà stato il maglioncino logoro a losanghe, sarà stato il sonnolento e disinvolto accento riminese, sembrava sempre sul punto di dire ‘questa è la regola generale, beninteso, però io, forse non dovrei dirlo ma voglio essere totalmente sincero con voi, una volta mi sono scolato sette ceres in mezz'ora e poi dopo essere entrato a fatica in macchina sono andato a fare un sopralluogo alla ditta scoppiabigi e figli per verificare il regolare funzionamento di quei pannelli fonoassorbenti che per essere realmente fonoassorbenti devono etc etc’.
Mi sono permesso di condividere questa impressione col collega che stava al mio fianco, e lui, che in un primo tempo sorridendo aveva dato l’impressione di essere d’accordo, mi ha poi corretto osservando che forse il formatore aveva proprio quell’atteggiamento lì che dicevo io - disinvolto, torpido e per certi versi complice -, e forse davvero a quel formatore è capitato di bersi delle gran birre prima di mettersi in macchina, ma nel suo caso era una cosa non solo scusabile ma prevista, perché il medico del lavoro – quel formatore è un medico del lavoro – ha l’obbligo di testare su di sé gli effetti dell’alcool, in modo da appurare se effettivamente quando si ha un tasso di alcolemia per esempio di 1,5 grammi/litro i tempi di frenata raddoppiano e la visione periferica si riduce esponenzialmente, così come ci ha detto lui stesso durante quella formazione.
L’idea del mio collega secondo me era molto verosimile, e non solo verosimile ma paradossale, e non solo verosimile e paradossale ma ineccepibile. L’immagine del formatore annichilito dalla doppia prescrizione – la legge che gli vieta di bere alcolici se deve guidare, il lavoro che gli impone di bere e guidare – mi ha riportato alla mente quel grandioso libro che è ‘Comma 22’, e quel grandioso libro che è ‘Comma 22’ mi ha riportato alla mente l’episodio 91 di quel grandiosissimo libro ancora incompiuto dal titolo provvisorio ‘Idioziadi 2016,73’, che nella sua parte finale recita così:

“Se non sbaglio, il comma 22 bis del manuale prevede che chiunque abbia un problema fisico acquisisca il diritto a posizionare più avanti il blocco di partenza, ma chiunque posiziona più avanti il blocco di partenza, che è pesantissimo, non può avere un problema fisico.” Chiosa Pieveloce per non essere da meno, anche se non saprebbe spiegare da meno rispetto a chi.
Nel frattempo Caretta, dando la sua personalissima lettura del comma 22 bis, sposta col piede il blocco di partenza ancora più avanti, centimetro dopo centimetro, e senza suscitare alcuna reazione arriva fino a metà pista. L’atleta gongola e sente di aver appena dimostrato qualcosa che sembra collegato al continente della geometria passando però dall’istmo della truffa sportiva.
“Allora, partite oppure no? Che si fa, Zenao?” Chiedono dopo una fisiologica fase di stallo i parenti di Takis, specchiandosi nella riviera dei tremila siepi e togliendosi il primo strato di pelle bruciata.
“Che si fa?” Fa eco Pieveloce.
“Che si fa?” Fa eco Platonen.
“Che si fa?” Fa eco Einzwei.
“Che si fa?” Fa eco Escargot.
“Che si fa?” Fa eco Takìs.
“Che si fa?” Fa eco Caretta.
“Che si fa?” Fanno eco i portoghesi.
Zenao prende il cellulare e telefona alla sola persona che secondo lui possa dirimere la questione. Il numero è occupato.
“Che si fa?” Fa eco persino lui stesso. “Cosa mi direbbe lui se riuscissi a parlargli? Probabilmente mi direbbe di non chiamarlo mentre fa il riposino. Ma dopo? Cosa mi direbbe dopo? Se lo conosco come credo mi direbbe…”

“Bisogna annullare la gara.” Dice il Capo ai più stretti collaboratori, asserragliato nel bunker sottomarino. “Ma non per i paradossi spazio-temporali, no. Chissenefrega dei paradossi spazio- temporali. Il motivo è molto più prosaico, il motivo è…”

“Quella volta il cosiddetto Capo credette di poter spiegare tutto coi soldi, come al solito”, spiega dopo mille reticenze la legittima genitrice a P 1497, “ovviamente ignorava che i paradossi spaziotemporali sono onnipresenti, al contrario dei soldi. Adesso hai capito?”

“Sì, ho capito: gara annullata” Conclude Zenao prima di mordersi la lingua.


 

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  01.03.2014 | 23:49
 

Secondo me ha fatto bene quello lì, quello con la barba brizzolata, quello sadico e istrionico, quello che somiglia sia per la barba brizzolata che per la coppia di aggettivi sdruccioli al mio professore di italiano latino greco storia e geografia delle superiori, quello che ammette di non essere democratico, altro aggettivo sdrucciolo, secondo me ha fatto bene quello a espellere dal partito o movimento i quattro senatori che hanno detto che lui non si era comportato nel modo giusto quando aveva incontrato davanti alle telecamere quell’altro, quello che lui nemmeno voleva incontrare ma visto che la rete aveva detto che doveva farlo allora lui l’ha fatto, quello che decide la rete non si discute, non lo discute neppure lui che ammette di non essere democratico, aggettivo che continua a essere sdrucciolo, e allora quello con la barba brizzolata facendosi violenza antidemocratica da solo l’ha incontrato quell’altro, quello giovane, quello che si tocca la cravatta con la stessa nonchalance e la stessa frequenza con cui io mi tocco i coglioni, quello che dice delle frasi che sanno un po’ di bello slogan ma non per questo è da considerare male, ci sono cose peggiori che dire frasi che sanno di bello slogan, per esempio dire frasi che sanno di slogan di merda, frase questa a sua volta a forte rischio bello slogan e non per questo da considerare male, quello che ho definito giovane ma è poi giovane fino a un certo punto perché ha un anno meno di me e se lui è giovane vuol dire che io sono quasi giovane ma io sono sicuro di non essere giovane ormai da qualche anno quindi lui nemmeno lui è giovane, quello che tra le frasi che ha detto e che sanno di bello slogan c’è anche saremo liberi e semplici, altri aggettivi sdruccioli e a loro volta semplici e forse anche liberi, secondo me ha fatto bene il sedicente antidemocratico a espellere quei quattro senatori, o meglio avrebbe fatto bene a espellerli ma in realtà non li ha espulsi lui, non ne ha l’autorità, oppure ce l’avrebbe, in fin dei conti quel partito è talmente roba sua che al confronto forza italia è nato da un brainstorming altruistico e collettivistico, dunque forse ne avrebbe l’autorità ma non vuole abusarne, quello che ha la barba brizzolata dice che è antidemocratico per denigrarsi, perché è umile, aggettivo ancora una volta sdrucciolo, ma in realtà è democratico, per cui non è che decide lui le espulsioni, lui tutt’al più indice una riunione al termine della quale viene ratificata l’espulsione, ma la responsabilità dell’espulsione non va ascritta a lui, lui in fin dei conti ha solo proposto di fare una riunione, che colpa si può imputare a lui, è come se io invito a cena il mio ex professore di italiano latino greco storia e geografia delle superiori e quello si mette si mette a cagare giù dal balcone col favore delle tenebre, cosa che probabilmente avrebbe fatto davvero se l’avessi mai invitato ma io non l’ho fatto, io non c’entro niente con quelli che cagano giù dal balcone di casa mia, ognuno come si dice in questi casi si assuma le proprie responsabilità, quelli che hanno partecipato alla riunione potevano benissimo decidere altrimenti, nessuno li ha obbligati a uniformarsi al pensiero di quello con la barba brizzolata, anzi, forse sbaglio ma secondo me a lui ha dato persino un po’ fastidio, questa unanimità che rischia di sembrare acritica, aggettivo né piano né tronco bensì sdrucciolo, tutti questi consensi sono sicuro che l’hanno messo un po’ a disagio, a volte sembra che dica o con me o contro di me, o concordi o te ne vai, o mi lecchi il culo o ti prendo a calci nel culo, ma è tutta una posa, la verità è che a lui piace chi ha il coraggio di opporglisi, come dimostrato tra l’altro dal fatto che non si è accontentato della riunione di partito ma ha chiesto anche il parere cibernetico di tutti gli iscritti o affiliati o simpatizzanti del movimento che lui rappresenta, e nessuno l’ha obbligato, d’altronde chi vuoi che si azzardi a obbligarlo a fare qualcosa, è stata una sua iniziativa estemporanea, altro aggettivo con l’accento se non sbaglio sulla terzultima, e anche questa volta gli iscritti o affiliati o simpatizzanti o fedeli gli hanno dato ragione, a lui, non ai quattro senatori che gli hanno detto che non aveva fatto bene a trattare antidemocraticamente quel finto giovane che lui nemmeno aveva voglia di incontrare ma poi si era piegato al volere della rete senza nemmeno lamentarsi, con atteggiamento per certi versi serafico, aggettivo simile ad altri fin qui scritti da un punto di vista metrico, e allora se sia i senatori che i deputati che i proseliti che gli iscritti che i simpatizzanti che i fedeli che i fedelissimi che gli adepti del partito o movimento sono tutti d’accordo con lui, tutti, tutti tranne quei quattro di cui non ha senso perder tempo a parlare, non saranno mica tutti stronzi, no?


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