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  25.10.2013 | 23:14
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Sarà una settimana che quando prendo in braccio Nora lei si mette a carezzarmi la nuca. Lo fa con una dolcezza tale che non sembra neanche sia lei, ma Agata. Agata è tipa da carezzine sulla nuca. Nora è più tipo da testate sul naso.
Quando si mette a carezzarmi la nuca io mi sdilinquisco, è chiaro. Sto lì, mi prendo le carezzine e assumo un’espressione idiota un po’ come Benigni quando sua moglie gli massaggia i capelli nel film Johnny Stecchino.
Dopo qualche secondo che Nora mi dà queste carezzine sulla nuca, con una velocità che ha pochi corrispettivi nel mondo, forse solo la velocità di reazione con cui sul lungomare di Catania le macchine in fila si mettono a suonare il clacson quando il semaforo diventa verde, dopo qualche secondo, dicevo, Nora col dito va velocissima sopra un neo sporgente che ho sul retro del collo e tira un’unghiata finalizzata a strapparlo via. Non a giocare né semplicemente a farmi male. L’obiettivo è cancellare con la zampata quel cazzo di neo dal collo.
Quando Nora tira l’unghiata io faccio un urlo e dico a Nora che non deve farlo, a quel punto lei mi si appoggia addosso mollemente con la testolina – che, va ricordato, è la testolina di una bambina che sembra nata per uccidere a craniate il biker più incazzato -  e io ricomincio a sdilinquirmi alla maniera di Johnny Stecchino.
Come succede a molti altri papà, non imparo dall’esperienza. Tutte le volte che prendo in braccio Nora e lei mi carezza la nuca io sto alla grande, quasi sbavo da quando mi godo il momento e mi dico che questa volta sarà diverso, che questa volta sta carezzando con una dolcezza superiore al solito e che quindi non tirerà l’unghiata, non stavolta, non subito dopo una dimostrazione di dolcezza come quella. Dopo un po’ chiaramente Nora tira l’unghiata, io urlo, lei si accoccola tenerissima sulla spalla e io mi dico ‘la prossima volta no, la prossima volta non mi farà questo scherzo, guarda com’è dolce qui sulla mia spalla, si vede che si è già pentita, poveraccia, sta già malissimo, lo nasconde bene perché è dura ma è rosa dal senso di colpa, non c’è dubbio, non lo rifarà, mai più, lo so’.
Ora, senza stare a ripetere oltre il concetto – il ciclo carezza/bava del padre/unghiata a tradimento/urlo/ruffianissimo accoccolarsi sulla clavicola/pietosa assoluzione del padre imbecille direi che è chiaro -, quello che volevo dire è che il meccanismo messo in atto da Nora è la quintessenza della modalità pseudoseduttiva femminile, e se Nora che è tutt’altro che la femminilità fatta persona – quella femminile è Agata, Nora, lo ripeto, è tipo da salopette sporca di merda, rugby nel fango, birre bevute gorgogliando e scoregge a gamba alzata –, se persino una come Nora in sostanza è femmina come tutte le altre femmine, allora non ci sono speranze: le femmine sono tutte uguali, non c’è un cazzo da dire. Le femmine sono tutte così: carezze, unghiate sul collo, una guancia paracula appoggiata sulla clavicola – di un papà o di un fidanzato, non cambia niente, è la stessa cosa.
Chi legge - le femmine che leggono e forse qualche maschio – penserà che questa è una generalizzazione, e come tale sbagliata. E non solo sbagliata ma anche odiosa, perché coinvolge un minore che tra l’altro si trova a essere mio parente. E non solo sbagliata e odiosa ma anche banale, perché si tratta del solito vecchio adagio che sta sulla bocca dei maschi più idioti.
Beh, a chi pensa questo – che brutta generalizzazione, Zumba, sparli delle femmine e sparli di tua figlia, la paragoni a tutte le altre femmine con l’intento di svalutare lei e loro ma l’unico risultato che ottieni è di coprirti di ridicolo come i peggio maschilisti, padre degenere e misogino di quart’ordine, vergognati, vatti a vedere il tennis su youtube e non rompere i coglioni a noi gente per bene che sa separare il grano dal loglio -, mi limito a dire una cosa.

Che tutte le generalizzazioni siano sbagliate è solo una generalizzazione. Solo alcune sono sbagliate, questa è giusta.

Autore: zumba | Commenti 2 | Scrivi un commento

  17.10.2013 | 23:32
Moebius (s)trip
 

Ma c’è stata anche quella volta che ormai non ricordo più tanto bene che non sapevo cosa scrivere sul mio blog, allora sono andato sul sito Tapirulan ho cliccato sulla sezione archivio, poi sulla sezione blog, poi sul mio nome per dare un’occhiata ai miei ultimi post che ormai avevo rimosso per merito di un meccanismo di difesa che credo abbia a che fare con la consapevolezza del rischio di ripiegarsi su se stessi e farsi delle gran seghe a rileggere le proprie cose più riuscite, solo che quando sono finito là dentro il mio blog il primo post leggibile, cioè il più recente, era un post confuso, uno di quei post in cui non si capisce bene cosa vuole realmente dire chi lo scrive, l’unica cosa chiara era che quel post per quanto strana possa sembrare la cosa non l’avevo scritto io, somigliava parecchio al mio modo di scrivere ma non ero io ad averlo scritto, questo chiaramente lo sapevo, anche se ero e sono molto svagato nella maggior parte delle faccende in cui mi trovo coinvolto spesso mio malgrado su una cosa del genere non potevo avere dubbi nemmeno io, e allora a quel punto già che ero lì mi sono messo a leggere questo post confuso ma tutto sommato non brutto, l’ho letto con lo stesso animo con cui mi era capitato di guardare un tipo che mi sembrava un mio sosia tre o quattro anni fa al parco, attratto e offeso, sconcertato e conquistato dalla coincidenza, privato dell’individualità ma arricchito di un doppio, e una volta arrivato alla conclusione di questo post piacevole e caotico ho visto che c’erano tre commenti, ho cliccato sulla scritta tre commenti e mi sono apparsi i tre commenti, il primo come spesso succede era di Ufj, il suo commento era lungo e caotico quasi come il post, non ne ero certo ma mi sembrava che fosse lusinghiero, questo mi rallegrava fino a un certo punto perché se c’è uno che non avrebbe dovuto farsi sfuggire che quello non era un mio blog anche se ci assomigliava, pensavo mentre leggevo il suo commento, quello era proprio Ufj che praticamente c’entra con tre quarti delle cose che ho scritto nella mia vita e con almeno diciassette diciottesimi delle cose che ho scritto nella mia vita e che non mi fanno schifo un’ora dopo averle scritte, il secondo commento invece era della Spinti, una persona che non so chi è e l’unica cosa che so è che per un po’ mesi fa ha scritto qualche commento sul mio blog ma poi ha smesso, e il commento della Spinti era breve, puntuale e vagamente collegato al commento di Ufj, anche se non si capiva se Ufj e la Spinti si conoscevano o se l’unica cosa che avevano in comune era il fatto che entrambi leggevano ogni tanto il mio blog, un dubbio che mi è venuto tempo fa e che ho tenuto per me come faccio sempre, e il terzo e ultimo commento era di Zumba, che scriveva qualcosa di criptico e per certi versi sardonico ma non si capiva se era rivolto a Ufj o alla Spinti o forse a se stesso, cosa che io faccio spesso, di essere criptico e sardonico e ambiguo e autoreferenziale, ma che in questo caso non avevo fatto perché quello Zumba che aveva scritto il commento non ero io così come non ero io ad aver scritto quel post confuso, e questa misteriosa faccenda dell’incursore letterario che entra nel mio blog approfittando di una password semplicissima che ha deciso per me French quando mi ha attivato il blog e poi scrive un post simile ai miei provocando più commenti di quelli che provoco io di solito la associavo per certi versi al concetto di atto gratuito anche se io di atti gratuiti so pochissimo, so solo che una volta ho detto a una mia amica che avrei voluto scrivere un racconto su un tipo che al supermercato prende di nascosto dal carrello degli altri clienti cibi, detersivi e articoli per la casa per poi pagarli regolarmente alla cassa e un altro racconto su un altro tipo che entra di nascosto nelle case delle persone al solo scopo di rubare il pattume e buttarlo nei cassonetti più indicati, la carta con la carta la plastica con la plastica l’organico con l’organico e il vetro con il vetro, ma non so se questi due racconti che poi non ho mai scritto c’entrano col concetto di atto gratuito né so se c’entrano col post confuso, l’unica cosa che so, perché qualcosa bisogna pure che io sappia e quel qualcosa è questo, è che il post confuso di cui sto parlando, quel post che ho trovato sul mio blog con mia grande sorpresa, quel post che ha provocato il commento di Ufj e della Spinti, cosa notevole se si considera che la Spinti chiunque lei sia non commenta più i miei post e Ufj li commenta ancora ma ora che si prepara a diventare il padre straordinario che so che sarà se solo riuscirà a non rubare i plasmon dal biberon di B.B.G.M.J.B.S.R.C.A. forse farà sempre più fatica a star dietro a tutto e quindi comprensibilmente smetterà di scrivere commenti anche se non forse non di leggere il mio blog, l’unica cosa che so, stavo dicendo, è che il post di cui sto parlando è questo qua che finisce adesso.

Autore: zumba | Commenti 2 | Scrivi un commento

  07.10.2013 | 17:06
Via Castellana Bandiera 66, Palermo, Pa, Italia
 

Qualche giorno fa sono andato a vedere il film via Castellana Bandiera, di Emma Dante, tratto dal libro via Castellana Bandiera, di Emma Dante.
Il film via Castellana Bandiera è ambientato per il novantasette per cento del tempo in via Castellana Bandiera, a Palermo.
Una volta tornato a casa dal cinema, messi da parte i miei dubbi legati ai dialoghi in italiano senza mordente, alla recitazione di Emma Dante stessa, che secondo me farebbe meglio a evitare di fare l’attrice, all’utilizzo di attori non professionisti che se ti chiami Rossellini può funzionare ma in altri casi equivale grossomodo alla scelta da parte del commissario tecnico della nazionale italiana di tennis di chiamare per la Coppa Davis il campione estivo del torneo Ciclopi del Tennis Junior di Acicastello (strategia che comunque potrebbe dare buoni frutti se l’Italia sfidasse la Svizzera e in particolare il Federer del 2013, mannaggia a lui e ai tweener che non gli riescono più), alle interferenze stilistiche che fanno virare il film dall’iperreale all’onirico - interferenze che di solito mi piacciono ma in questo film mi hanno fatto un po’ cagare, soprattutto nell’orrenda scena in cui la vecchietta barricata nell’auto entra quatta quatta in casa mentre tutti dormono, va nella sua stanza, sistema le lenzuola, sussurra tenere frasi in albanese e a quel punto si vede che c’è suo nipote sdraiato nel letto accanto al suo (ma forse è tutta una visione pre-morte che ha la vecchietta che in realtà non si è schiodata dalla macchina se non per buttare un piatto di pasta di là da un muro di via Castellana Bandiera e pisciare nel mezzo di via Castellana Bandiera - subito imitata da Emma Dante, a suo agio nel pisciare per terra quasi come me nel pisciare nel bidet- , in una scena precedente) - e soprattutto al fatto che via Castellana Bandiera all’inizio del film sembra strettissima e alla fine sembra larghissima – elemento questo che mi ha fatto pensare a un errore grossolano di Emma Dante, forse troppo concentrata a studiare le battute che lei stessa credo abbia scritto per se stessa nel riadattamento del suo stesso medesimo libro, ma che ho scoperto poi essere non un errore ma una metafora, cosa che non mi ha fatto passare i dubbi ma li ha amplificati, perché a me i film metaforici fanno sicuramente più cagare di quelli in cui la regista e attrice si confonde un po’ al momento della scelta del set, magari girando alcune scene in un punto di via Castellana Bandiera stretta e altre scene in un punto di via Castellana Bandiera larga.
Messi da parte tutti questi dubbi, dicevo, ho acceso il computer, sono andato su google maps e ho digitato via Castellana Bandiera, Palermo, Pa, Italia, dopodiché ho scelto l’opzione street view e ho dato un’occhiata alla strada con la sensazione sempre più forte che il film fosse stato girato proprio lì, in via Castellana Bandiera, Palermo, Pa, Italia. Ho virtualmente percorso tutta via Castellana Bandiera, Palermo, Pa, Italia finché al numero 66, più o meno, mi sono imbattuto in quelle che sembrano essere impalcature che diventeranno o sono appena state parte di un set cinematografico.
A quel punto, felice più di quanto la situazione tutto sommato mi autorizzasse ad essere, mi sono chiesto: quale potrebbe essere lo scrittore più efficace e allo stesso tempo più sensibile e più acuto, in sostanza chi sarebbe il più bravo a descrivere, magari in un romanzo, un’epoca in cui se vedi un film che si chiama via Castellana Bandiera e ti viene la voglia di scoprire se quel film è stato girato veramente in via Castellana Bandiera, Palermo, Pa, Italia, in un attimo hai la conferma che cerchi.
Walter Veltroni, senza dubbio. Mi sono risposto.

Autore: zumba | Commenti 1 | Scrivi un commento