blog.tapirulan.it
 
  29.03.2013 | 23:35
Dopo, stamattina, intanto che correvo,
 

Appena accendo il computer vado su internet. Il primo sito che guardo di solito è il sito di Repubblica. Il secondo è il blog di Paolo Nori. Il terzo è il sito di Tapirulan. Il quarto è il sito del mio indirizzo di posta elettronica. A volte il sito di Paolo Nori è il terzo o il quarto. Raramente è il primo.

Non so perché continuo a leggere il sito di Paolo Nori. Le cose che scrive non mi piacciono molto. Spesso si ripete. Certi meccanismi di costruzione della frase sono ormai troppo prevedibili. Magari un post è brillante, ma poi ne seguono tre piuttosto fiacchi, e il quarto è di nuovo brillante ma solo perché è quasi identico al primo.

Sabato 23 Paolo Nori ha scritto un post sul suo blog che parla del fatto che mentre correva ha cominciato a pensare ai bioritmi. E’ un post scadente. L’ho letto il giorno stesso. Mi sembra subito dopo il sito di Repubblica e subito dopo il sito di Tapirulan.

Domenica 24 non ricordo cosa ho fatto, ma forse il sito di Paolo Nori non l’ho guardato. Sono andato direttamente al sito della posta elettronica e da lì non mi sono mosso.

Lunedì 25 appena arrivato in ufficio ho acceso il computer e sono andato su internet. Il primo sito è stato quello di Repubblica, poi quello di Paolo Nori. Quando ho visto che l’ultimo post scritto era ancora quello dei bioritmi mi è sembrato molto strano. Solitamente Nori scrive un paio di post al giorno, a volte tre. Forse è partito, mi sono detto. Però non capisco, è appena andato in Polonia e anche dalla Polonia scriveva almeno un post al giorno.

Martedì 26 ho visto uno che conosco e che frequenta la scuola di scrittura emiliana di Nori. Ehi, com’è che Nori non ha più scritto nulla sul suo blog dopo i bioritmi di sabato? Gli ho chiesto. Eh, boh. Mi ha risposto lui.

Mercoledì 27 alla radio ho sentito che Nori era stato investito e che era in coma. Ho acceso il computer e come prima cosa ho guardato il suo blog. Ancora i bioritmi, nessuna novità.

Ecco, io forse sono fatto un po’ male, non posso che pensare questo, ma la pena che ho provato, perché pena ne ho provata, e non poca, intendo la prima fonte di angoscia collegata con la notizia del suo incidente non era riferita a sua figlia o sua madre o il suo migliore amico o il suo agente se ha un agente, non credo, non mi sembra il tipo.

La prima fonte di angoscia aveva a che fare con quel blog lasciato da solo, incustodito, con un post poco brillante sui bioritmi in primo piano, e ogni giorno che passava, perché ho continuato tutti i giorni, più volte al giorno, a frequentare il blog di Paolo Nori, ogni giorno la pena aumentava, e anche se verso giovedì, vale a dire ieri, ho pensato molto anche a sua figlia, alla madre di sua figlia, ai suoi amici scrittori e alla barista del bar di Basilicanova, che è il paese da cui viene, il pensiero che quel blog restava lì, ad aspettare Paolo Nori, sperso come uno straniero in un aeroporto, e Nori che correva pensando ai bioritmi era lo stesso Nori che correva mentre veniva investito, lasciando chissà per quanto tempo quel blog in attesa di un post decente, quel pensiero era quasi insopportabile.

Io lo so perché continuo a leggere il blog di Paolo Nori. Perché anche se scrive post poco brillanti, sempre con lo stesso giro della frase, anche se scrive troppi libri per scrivere libri grandiosi, anche se gli argomenti sono sempre quelli, i romanzi russi, sua figlia, i bioritmi, se scrivo in un modo che a me non fa del tutto schifo lo devo quasi solo a lui.

Autore: zumba | Commenti 2 | Scrivi un commento

  25.03.2013 | 13:58
Forma di comunicazione distensiva
 
 

Questa foto è qui non tanto per dimostrare che io e Agata siamo entrambi bravi e soprattutto delicati nel truccare chi ci sta accanto, quanto perché io non so che sguardo ho di solito, non ho modo di saperlo, ma credo che dovrei avere sempre questo, che poi è un po' lo sguardo di chi sta per fare una scoreggia in un contesto che non ha ancora ufficialmente sdoganato la scoreggia come forma di comunicazione distensiva

Autore: zumba | Commenti 2 | Scrivi un commento

  12.03.2013 | 15:58
Ancora un racconto che non scriver?
 

L’altro giorno mi ha chiamato un operatore per dirmi che era malato. Che cos’hai? Gli ho chiesto. La congiuntivite, mi ha detto lui. Io la congiuntivite l’ho avuto diverse volte, so che è fastidiosa. L’ultima volta è stata dopo il matrimonio di French, un occhio gonfio e sanguinante che facevo paura. Però ho lavorato lo stesso. Con gli occhiali da sole per non spaventare nessuno e per cercare di non contagiare, ma ho lavorato. Il medico ti ha dato dei giorni di malattia? Gli ho chiesto. Il medico ha deciso per un ricovero, ha risposto lui con la voce serissima. Un ricovero? Per la congiuntivite? Ho fatto io. Ma tu l’hai mai avuta una congiuntivite? Mi ha chiesto lui. Sì, diverse volte, anche dopo il matrimonio di French, un fastidio. Ho detto io. Scusa, per curiosità, mi diresti per chi voti? Mi ha chiesto lui. Guarda, una volta tanti anni fa ho votato AN, altre volte mi sembra il PDS, le ultime due volte, nel 2008  e nel 2013, non ho votato. Non hai votato? Mi ha chiesto lui. Eh, no. Gli ho detto io. Sai, c’era Nora in ospedale, io ero mezzo malato, in più c’era da spalare la neve nel cortile, è andata così. Poi ho aggiunto: e per quanti giorni sarai ricoverato? Difficile dirlo, mi ha detto lui. Dipenderà dalle condizioni cliniche che via via si presenteranno. 
Dopo qualche giorno ho richiamato l’operatore. Allora, come stai? Quando torni al lavoro? Gli ho chiesto. Ancora non è possibile fare previsioni, sai la congiuntivite è una brutta bestia, tu dovresti saperlo. Mi ha detto lui. Sì, sì, lo so. Ho confermato io. Però io quando avevo la congiuntivite lavoravo. Ho aggiunto. E questo che cosa starebbe a dimostrare? Mi ha detto lui inalberandosi. Che sei una persona migliore di me? No, no, per carità. Ho detto io. Che sei più attaccato di me al lavoro? Ecco, questo magari potrebbe anche. Questo significa solo che hai avuto una congiuntivite più blanda della mia, niente di più. Ha detto lui interrompendomi. Mah, guarda, tutto può essere, però ti assicuro che dopo il matrimonio di French. Lascia stare French, mi ha interrotto nuovamente lui. Ti prego di smetterla con queste allusioni, tra l’altro agitarmi non mi fa bene per via della pressione oculare. Ha aggiunto lui. Scusa, non avevo pensato alla pressione oculare. Ho detto io. Fammi sapere tu quando sei in via di guarigione, va bene? Ho detto io. L’operatore ha chiuso il telefono con una specie di sospiro dolente.
Il giorno dopo sono arrivato in ufficio molto presto, davanti all’entrata c’erano una ventina di colleghi dell’operatore. Ciao a tutti. Ho detto io alzando un braccio in segno di saluto. Com’è che siete qui? Non è che mi sono dimenticato una riunione che avevo fissato con tutti voi? Nessuno ha risposto. Avevano lo sguardo torvo, non capivo perché. Cosa succede? Per caso mi sono dimenticato di inserire i buoni pasto nella vostra busta paga? Ho ipotizzato. Hai poco da fare lo spiritoso, sai bene perché siamo qui. Hanno detto tutti all’unisono avanzando verso di me. No, giuro, non saprei. Ho detto io indietreggiando.
Ah, davvero? Hanno chiesto. Davvero, ho detto io. Gira voce che qui qualcuno sottovaluti le congiuntiviti. Hanno detto loro. Vi assicuro che vi sbagliate, ho garantito io. Io stesso qualche mese fa. Ho iniziato io. Lo sappiamo, lo sappiamo. Hanno detto loro. La storia del matrimonio di French è risaputa. Allora come puoi essere così irriguardoso verso il nostro collega da mettere in dubbio la diagnosi? Hanno aggiunto. Non ci siamo capiti. Ho detto io iniziando a sudare. Non metto in dubbio la diagnosi, semmai la prognosi. E’ facile, dall’alto del tuo ruolo di coordinamento avulso dalla realtà proletaria, nasconderti dietro questi sofismi degni del peggior caporalato intellettualistico. Mi ha detto il più agguerrito di loro prima di aggiungere: dimmi una cosa, per chi hai votato? No, guarda, non ho votato. Ho risposto io. Nora quel giorno era in ospedale. E poi hai anche dovuto spalare il cortile, vero? Ha chiesto lui beffardo. Sì, infatti. Ed ero anche mezzo malato per via di un’influenza mal curata. Adesso, se non vi chiedo troppo, lasciatemi entrare. La folla di operatori, mugugnando un po’, si è aperta, e io sono passato con una vaga sensazione emblematica. 

Autore: zumba | Commenti 0 | Scrivi un commento

  04.03.2013 | 09:06
Invece
 

Invece un'altra volta mi sono messo davanti allo specchio come non faccio mai o quasi mai con lo scopo di capire quanto ero invecchiato in quell'ultima settimana che mi aveva spezzato le giunture il respiro e più? in generale l'impalcatura che di solito mi permette di non afflosciarmi al suolo, e senza riuscire a capire se ero invecchiato di cinque mesi o sette anni o di una sola settimana visto che in realtà alla faccenda degli invecchiamenti improvvisi credo e non credo, ma soprattutto non credo, ho cercato di ricordarmi tutte le cose successe in quei sette giorni ma non riuscivo a ricordare quasi nulla perchè tutta l'area del mio cervello che aveva a che fare con l'immagazzinare ricordi e con il richiamare alla memoria quei ricordi era come invasa da Nora, ma non da Nora in generale ma dalla malattia di Nora, ma neppure in realtà dalla malattia di Nora ma dal dimagrimento di Nora che in quella settimana aveva perso non so quanto peso tanto da avere una faccia come una prugna secca, e forse neppure o non solo dalla faccia da prugna secca di Nora nè dal suo corpo cavo ma dall'impressione generale che mi aveva fatto Nora qualche giorno prima, forse il venerdì della grande nevicata su Bologna, quella notte che avevo fatto la veglia io dopo alcune veglie consecutive di Camilla e tenevo Nora tra le braccia e Nora non faceva come al solito, non si ergeva, non sgusciava, non urlava, non alternava momenti che voleva stare all'insù? con momenti che voleva stare all'ingiù?, non tirava testate sullo sterno, non faceva nessuna delle cose che fa quando si sveglia di notte e comincia prima a lamentarsi e poi a urlare e tu nel tuo letto caldo speri che da quella fase di lamenti prima e urli dopo si possa tornare indietro e che possa riaddormentarsi da sola senza il tuo intervento ma sai che questo non ? possibile, non ?è mai successo e non succederà mai, tu questo lo sai ma mentre sei sotto le coperte tiepide ti concedi un po' di merdosissimo pensiero magico o quel cazzo che ? è prima di sollevare con fatica la coperta infilarti le ciabatte ghiacciate buttarti un plaid sulle spalle raccogliere sacramentando tra te e te Nora che urla sempre più? forte e portarla in un'altra stanza pi? fredda dove Nora può urlare in libertà senza rischiare di svegliare nessuno tranne al limite il vicino, no, quella notte Nora non faceva niente, dopo che aveva fatto un solo urletto neppure tanto forte l'avevo subito presa dal lettino e l'avevo portata di là, nella stanza freddissima, e per un attimo avevo sacramentato tra me e me perché avevo la febbre e la stanza freddissima la temevo, ma questo sacramentare si era esaurito in un attimo perché appena avevamo cambiato stanza Nora mi si era accasciata addosso senza nessuna reazione, niente, il respiro nemmeno si sentiva, era una specie di spettro ormai senza consistenza e senza peso, guardavo quegli zigomi così sporgenti aspettandomi che la pelle si lacerasse da un momento all'altro lasciando intravedere l'osso, mi immaginavo che neppure quello sarebbe servito per scuoterla da quel torpore a basso peso specifico, guardavo il suo zigomo, toccavo le sue costole e sotto quel cielo tipico di quando nevica molto, un cielo di un giallo metallizzato ed elettrico, tutto quello che pensavo era che non stavo tenendo in braccio Nora ma il cadavere di Nora, mia figlia era morta e io continuavo a tenerla in braccio e guardarla e tutto questo era in qualche modo giusto e quello era un grande momento, avrei ricordato per sempre quel momento come il momento in cui avevo cominciato a capire che Nora ormai era un corpo morto e semisvuotato, e quel pensiero nel ricordo mi sarebbe sempre sembrato così enorme da diventare bello, e ripensavo a non ricordo chi che aveva detto che la morte di chi ti ?sta vicino ha qualcosa di effettivamente grandioso e io che ero come strangolato da quei pensieri ossessivi tipici delle veglie protratte che assomigliano ai pensieri degli ubriachi o dei malati o dei sub in debito d'ossigeno pensavo che era proprio vero, quello era un grande eroico momento, io ero come la madre di Cecilia dei Promessi Sposi che porta quel cadaverino tra le braccia e Nora era morta come Cecilia e il cielo di Bologna era giallo di neve e di metallo e di elettricità neppure tanto statica e tutto quello che stava accadendo era in un certo senso la conseguenza e la summa della deriva sadomasochisticamente lisergica connessa con la privazione di sonno e io ero un privilegiato a poter passare proprio in mezzo al più? intollerabile dei dolori e dimostrare di riuscire a tollerare l'intollerabile, ero quasi felice nel modo in cui può essere felice chi non ha più i mezzi di capire cosa sia la felicità ma al tempo stesso crede di capire per la prima volta cosa sia, la felicità, e speravo che quel momento terribile durasse per sempre con quell'ambigua elettrica intensità, non avevo nemmeno pi?ù la febbre, e se non avevo più? febbre era perché in fin dei conti nemmeno io avevo pi?ù un corpo, ero solo una specie di piedistallo semovente che serviva a tenere sollevata da terra Nora coi suoi zigomi sporgenti e le costole in rilievo, e finché continuavo a sollevarla tutto andava bene, tutto era possibile, persino che Nora fosse viva, l'importante era continuare a tenerla sollevata per sempre e malgrado tutto, come quel tipo in terminator 2 che è? ferito a morte ma deve tenere in mano non so che cazzo di marchingegno almeno finché i protagonisti del film non abbandonano quel palazzo, sennò i protagonisti muoiono in un'esplosione che lui solo può scongiurare, e il tipo anche se di fatto è? già morto con la forza dei nervi continua a tenere in mano quel marchingegno per tantissimo tempo prima di morire del tutto e far esplodere il palazzo ormai vuoto come il corpo di Nora, lo stesso discorso valeva per me anche se a ben vedere l'esempio era totalmente? sbagliato perché non sono io che sono morto o sto morendo ma è? Nora, e nessuno deve uscire da questo palazzo in questa notte elettrica giallastra e metallizzata, credo, ma anche se l'esempio ?è sbagliato lo stesso io devo tenere sollevata Nora, per sempre, qualsiasi cosa accada, e se ce la farò forse domattina questo per sempre sarà finito e ne sarà cominciato uno nuovo, un per sempre in cui Nora è nuovamente? viva e io invecchiato di mesi di anni o solo del tempo che è? passato sopra e dentro di me.

Autore: zumba | Commenti 0 | Scrivi un commento