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  27.12.2012 | 22:10
Questo non ? il blog di Alberto Calorosi
 

Il mio buon amico Alberto Calorosi ha delle idee che non condivido sullo scrivere dei post nei nostri blog che si richiamino a vicenda.

Naturalmente Alberto Calorosi è libero di fare ciò che vuole sul suo blog. Io, per parte mia, sul mio blog voglio scrivere solo i miei post, senza condividere nè tantomeno richiamare nulla che abbia a che fare con lui.

Qui di seguito un racconto scritto da me e Alberto Calorosi insieme, che spero lui voglia condividere o almeno richiamare nel suo blog.

Il racconto parla di quella che sarebbe al tempo stesso riduttivo ed esagerato definire "una band".

 

Metafora viva Vs. the Kordz

 

 La versione di Ufj

 

“Giuri di dire la verità e soltanto la verità. Dica lo giuro."

 

“Lo giuro”.

 

“Le ricordo che le dita incrociate non hanno alcun valore giuridico. Neanche le mani sui maroni. Ora gentilmente la smetta di fare il buffone, appoggi la mano su questo libro e giuri di dire la verità”.

 

“Arcana editrice?”

 

“Dica lo giuro”.

 

“Ne hanno fatta di strada”.

 

“La smetta di temporeggiare”.

 

“Va bene, lo giuro”.

 

“La parola all’accusa”.

 

“Signor Ufj per favore spiegherebbe a questa onorevole corte come ha conosciuto i Metafora viva?”

 

“Tutti nel faentino conoscevano i Metafora viva. Non so se mi spiego”.

 

“Signor Ufj, come devo interpretare quella strizzata d’occhio?”

 

“Come un invito a cena, se lo desidera, oppure come un gesto ammiccante per sottolineare il fatto che i Metafora viva, tra il 1994 e il 1999 sono state la più importante band della scena indie rock faentina. Un eminente critico locale scrisse sul giornaletto delle superiori che i Metafora viva erano gli Stone temple pilots della Romagna. Scrisse anche che se Henry Rollins fosse stato di Bagnacavallo probabilmente Guido Casamichiela canterebbe nel Velvet revolver”.

 

“I Velvet revolver non sono che una riprovevole operazione commerciale di discutibile gusto per riportare in auge quei parassiti di ex-membri dei Guns n’ roses. Scott Weiland farebbe bene ad uscire dal progetto finché è in tempo”.

 

“Questa non è che la sua opinione. Mi permetta di obiettare due cose. Una, che Scott Weiland ha già lasciato i Velvet revolver nel 2008. Due, che non ha mai scritto liriche del calibro di Ali della deflagrazione”.

 

“Scott Weiland non ha mai scritto niente. Scriveva tutto Robert DeLeo. E poi c’entra Henry Rollins, scusi?”

 

“Si sbaglia, mia cara, si sbaglia. Ciò che sostiene è abbastanza vero per i primi Stone temple pilots, quelli della fase post-grunge, ma già a partire dal terzo album, quello della svolta glam, Scott Weiland ha contribuito attivamente alla stesura delle liriche. E qui veniamo al punto”.

 

“Quale punto?”

 

“Sa quando è uscito Tiny music, songs from the vatican gift shop?”

 

“Nel 1996?”

 

“Esattamente, nel 1996. Che, guarda combinazione, è l’anno in cui i Metafora viva propongono per la prima volta dal vivo Ali della deflagrazione”.

 

“Questo non spiega come ha conosciuto i Metafora viva”.

 

“Perché ancora deve sentire il resto. Mi lasci continuare”.

 

“La prego”.

 

“Allora, il 1996 è l’anno in cui gli Stone temple pilots pubblicano Tiny music e i Metafora viva eseguono per la prima volta dal vivo Ali della deflagrazione. Mi segue? Sa con quale canzone chiusero il concerto quella sera i Metafora viva? Le do un aiuto. Si tratta di una cover”.

 

“Big bang baby?”

 

“No! Chiusero con Interstate love song. Una canzone scritta due anni prima. Ora le è chiaro il nesso?”

 

“Certamente. Ma ancora non capisco come ha conosciuto i Metafora viva. E la smetta di fare l’occhiolino”.

 

“Ci siamo quasi. Stia a sentire: nel 1995, cioè soltanto un anno prima, i Ramones pubblicano l’ultimo album della loro carriera con il malinconico titolo di Adios amigos. Si ricorda di quella canzone, quella sulla ragazza che parla con le cose?”

 

“She talks to rainbows?”

 

“Proprio quella. Quella canzone fu scritta da Joey Ramone appositamente per me”.

 

“Per lei?”

 

“Esattamente”.

 

“Non sapevo che Joey Ramone fosse…”

 

“Omosessuale? No, no, a Joey Ramone gli piaceva la figa, e non immagina quanto”.

 

“Non capisco”.

 

“Non capisce? Certo che no. Lei sa con quale canzone aprirono i concerti i Metafora viva nel corso di quel fatidico 1995?”

 

“Forse con Poisoned heart?”

 

“Esatto, esatto! Vede che comincia a capire? Io andavo a letto con Joey Ramone e i Metafora viva suonavano Poisoned heart!”

 

“E quindi…”

 

“E quindi arriviamo al 1994. L’anno della svolta. Il chitarrista dei Metafora viva entra in un negozio di dischi e ruba una copia di Decade of decadence”.

 

“Decade of decadence? Il discusso live degli Slayer?”

 

“Macché quello è Decade of aggression. Io parlo di Decade of decadence dei Motley crue, mi capisce? I Motley crue”.

 

“Credo di sì”.

 

“In quell’anno i Metafora viva eseguono Home sweet home, che guarda caso è la traccia numero 5 della raccolta. La traccia numero cinque. Le dice niente tutto ciò?”

 

“Vada avanti”.

 

“Fu nel 1994 che decisi di diventare una groupie. Pensai subito ai Motley crue, loro erano particolarmente sensibili al fenomeno groupies. Poi però ci fu quel famigerato concerto a Faenza”.

 

“Quello in cui i Metafora viva proposero per la prima volta Home sweet home?”

 

“Esattamente. Fu allora che decisi di diventare una groupie dei Metafora viva”.

 

“Fece sesso con il cantante?”

 

“Con il cantante? Feci sesso con tutta la band. Ripetutamente. Nel backstage. Ah, che serate, quelle, che serate. Fu proprio una di quelle notti che Cuffiani e Casamichiela scrissero Ali della deflagrazione. Non le dico cosa gli stavo facendo, a quei due, mentre scrivevano il pezzo. Quella canzone è dedicata a me, sa?”

 

“Pensavo si trattasse di un coraggioso atto di denuncia sociale. Mi risulta che un eminente critico locale abbia scritto sul giornaletto del liceo che la canzone parla di…”

 

“Stupidaggini, stupidaggini. Quella canzone parla di me. Vuole vedere il tatuaggio che ho qui sul gluteo?”

 

“No, credo di no”.

 

“Be’ allora dovrà credermi sulla parola. Sa cos’ho tatuato qui sul gluteo?”

 

“Che cos’ha tatuato?”

 

“Una farfalla, mia cara, una farfalla. E sa dove me lo sono fatto questo tatuaggio?”

 

“In Europa?”

 

“Esatto, capisce ora?”

 

“Quindi anche i Kordz…”

 

“La tournée estiva dell’anno scorso a supporto dei Deep purple. Le dice niente?”

 

“Era tutto un trucco per sviare l’attenzione…”

 

“Continui pure. E’ sulla buona strada”.

 

“Ma non capisco… e i Metafora viva?”

 

“Amareggiati cercavano altre strade, senza successo”.

 

“Sì, ricordo quella brutta faccenda del Music Planet di Faenza e della rissa con i Gem boy. Era tutto per…”

 

“Indovinato”.

 

“Ma come è possibile?”

 

“L’intro, ascolti il ritornello di Ali della deflagrazione. Ha sentito? Che roba, eh?”

 

“Ma il plagio…”

 

“E ora ascolti Deeper in. Da Take it high again in poi. Ci crederebbe?”

 

“Effettivamente il cantato dei Kordz ricorda Layne Stayley degli Alice in chains”.

 

“Dice pure imita, dica pure imita. Sa quando è uscito Beauty and the east, il loro primo album? Provi a dire”

 

“Nel 2011?”

 

“Esatto, proprio nello stesso anno in cui gli Alice in chains terminavano la loro ultima tournée. E’ tutto chiaro, ora?”

 

“Tutto chiaro, sì”.

 

“E quindi?”

 

“E quindi cosa?”

 

“E quindi ci viene a cena con me, sì o no?”

 

“Solo se mi rivela in quale anno ha cambiato sesso”.

 

“Assolutamente no. Non me lo chieda. I Metafora viva non me lo permetterebbero mai”.

 

 

 

 La versione di Casamichiela

 

 

 

“Giuri di dire la verità e soltanto la verità. Dica lo giuro.”

 

“Se glielo canto va bene lo stesso?”

 

“Temo che partirebbe col piede sbagliato.”

 

“Lei non sa di cosa parla.”

 

“Dolente di contraddirla. Prova agli atti n. 2, live in Estragon 1998. Al suo confronto Shane Mcgowan è un diapason.”

 

“Non si permetta mai più di paragonarmi a cantanti che non conosco.”

 

“Signor Casamichiela, il signor Ufj ha testé dichiarato di avervi conosciuto durante un concerto a Faenza nel 1994. Lei conferma?”

 

“Non confermo niente. Mentre mi trovavo nell’atrio realizzando uno dei miei migliori centrini all’uncinetto ho avuto modo di ascoltare le farneticazioni di questo signore che non ho il dispiacere di conoscere. Per la rabbia stavo per sbagliare il ricamo.”

 

“Lei non ha conosciuto il signor Ufj durante quel concerto del 1994?”

 

“Ricordo distintamente di non aver conosciuto nessuno nel 1994.”

 

“Può darsi che il signor Ufj abbia fatto confusione sulle date?”

 

“Il signor Ufj ha senz’altro fatto confusione. La canzone “ali della deflagrazione”, per esempio, non l’abbiamo scritta io e Cuffiani. L’ha scritta Cuffiani con Ballanti. Io ero troppo impegnato col merletto della tovaglia della sala prove per dedicarmi ad altro.”

 

“Lei nega dunque di aver conosciuto in altro momento il signor Ufj?”

 

“Se la mette su questo piano non mi sento di sbilanciarmi. Ricordo per esempio che al concerto all’arena Correcchiello del 1995 conobbi un posteggiatore. Il signor Ufj per caso era posteggiatore in quel periodo?”

 

“Il signor Ufj ha alluso a incontri sessuali con lei e con Cuffiani quando ancora era una donna.”

 

“Cuffiani era una donna?”

 

“No, il signor Ufj.”

 

“Questo cambia tutto.”

 

“In che senso?”

 

“Non ricordo di aver mai conosciuto delle posteggiatrici.”

 

“Ma cosa mi dice riguardo a eventuali liaison erotiche col qui presente?”

 

“Escludo di aver mai fatto alcunché di erotico col qui presente, a meno che prima del cambio di sesso il signor Ufj non fosse Eva Herzigova.”

 

“Cosa intende?”

 

“L’unica liaison erotica che ricordi a proposito di quel periodo aveva come protagonista Eva Herzigova. La cacciai dal divano della sala prove su cui pomiciavamo quando disse che il ricamo a fili contati è una stronzata.”

 

“Sta dicendo che il signor Ufj è un mentitore.”

 

“No, sto dicendo che se prima di cambiare sesso il signor Ufj era Eva Herzigova forse dovrebbe fare un esame di coscienza.”

 

“Le dispiacerebbe a questo punto darci la sua versione dei fatti?”

 

“La mia versione dei fatti? D’accordo. I Metafora Viva sono stati la migliore band degli anni ’90 per quanto riguarda la pianura padana. La forza dei Metafora Viva era l’assoluta mancanza di qualsivoglia conoscenza musicale che faceva sì che ai Metafora Viva venissero in mente cose che ai musicisti veri non sarebbero mai venute in mente. Non per niente la parabola discendente iniziò quando apprendemmo piccoli accorgimenti tecnici, come per esempio suonare tutti lo stesso accordo nello stesso momento. Si ascolti qualcosa del periodo d'oro: “stato di censura”, live al Cap Creus 1995. Per fermarci i gestori del locale dovettero simulare un black out. Nessun altro gruppo suonerà così male e così bene nello stesso tempo. Mai più. E adesso mi faccia tornare al mio cazzo di merletto.”

 

“Io intendevo la sua versione sul presunto plagio dei Kordz. Che ne pensa?”

 

“Ci sono due possibilità. Quei cazzi mosci dei Gem Boy, durante un’orgia con Nicole Minetti, ai tempi in cui l’igienista mentale era hit model a Colorado Café, le hanno cantato “le ali delle deflagrazione”, e da lì la disseminazione del plagio può aver seguito le strade più invereconde.”

 

“E l’altra?”

 

“L’altra chiama in causa Eva Herzigova, ma preferisco tenerla per me."

 

 

 

 

Autore: zumba | Commenti 2 | Scrivi un commento

  27.12.2012 | 00:09
Un buon latte detergente
 

Hanno regalato ad Agata dei trucchi, e così dopo che si è fatta truccare lei mi sono fatto truccare anch’io. Da lei. E dopo io ho truccato lei, aggiungendo del trucco sopra il trucco che già aveva sulla faccia.

Non voglio parlare tanto del fatto che farsi truccare da Agata è stato molto piacevole, e non voglio nemmeno parlare del fatto che è stato altrettanto piacevole truccare lei, sfumando il rosa troppo acceso sulle sue guance con delle sfumature di giallo che hanno dato al trucco l’omogeneità giusta. Non voglio parlare nemmeno del fatto che secondo me, al di là della piacevolezza, io l’ho truccata piuttosto bene, usando la punta dei polpastrelli con delicatezza da semiprofessionista. Non voglio parlare di queste tre cose, anche se queste tre cose, combinate con la mia predilezione per un certo tipo di magliette da jogging, se solo avessi voglia di fare dell’introspezione mi darebbe parecchio materiale su cui lavorare.

Voglio invece parlare di quando poi sono andato nel bagno per struccarmi con batuffoli di cotone e latte detergente. Ne voglio parlare perché mentre ero lì a struccarmi con il cotone e col latte detergente avevo come al solito il cervello diviso, e se una metà cervello pensava “certo che questo struccarsi davanti a uno specchio ha davvero qualcosa di simbolico, ricorda un po’ il Chaplin di luci della ribalta con tutto ciò che ne consegue”, l’altra metà cervello pensava “ma quali simbolismi, ma quale Chaplin, ma quale ribalta, a te piace struccarti per altri motivi, va là, smettila di fare il simbolista, pensa alla delicatezza dei polpastrelli, pensa che forse a un certo punto hai addirittura soffiato sulla guancia di Agata per vedere se il trucco era ben attaccato, pensa al tuo abbigliamento da corsa, chiamiamola corsa per semplicità, poi fatti delle domande”.

Invece poi non mi sono fatto delle domande. Ho capito però che la prossima volta che un amico mi chiederà che cosa non manca mai nella mia borsa, che è la seconda domanda che mi viene fatta più di frequente in questo periodo dell’anno dai miei amici dopo “allora, vecchia merda, quanto ti sei scoglionato questa volta a Natale?”, a quella domanda risponderò “un buon latte detergente”.

Autore: zumba | Commenti 0 | Scrivi un commento

  21.12.2012 | 11:27
Io sono un uomo malato
 

Una delle cose che mi mettono più in difficoltà dell’essere padre è che quando hai a che fare con qualche altro genitore – e quando sei genitore hai a che fare quasi solo con altri genitori, cosa questa che a sua volta mi mette in difficoltà, ma meno della cosa che sto per dire – e incontri per strada, o davanti all’asilo, o dal pediatra, o a una festicciola di bambini quest’altro genitore, è quasi vietato chiedergli “come stai?”. Se gli chiedi come sta, a quest’altro genitore, maschio o femmina che sia, quest’altro genitore ti guarderà con un’espressione che si situa da qualche parte tra “non ho capito bene la domanda” e “perché mi fai questa domanda che è chiaramente fuori luogo?”.

Quando incontri un altro genitore, anche se in quel momento è da solo, la domanda giusta è sempre “come state?”, e la risposta giusta alla domanda giusta è “bene, e voi?”, o in alternativa “benino, la piccola ha la bronchite, speriamo che la grande non si ammali, e voi?”.

Il problema è che io non ho in gran simpatia né le domande né le risposte giuste, quindi se sono io a fare la domanda all’altro genitore di solito chiedo “come stai?”, causando l’espressione che dicevo nell’interlocutore, mentre se sono io a rispondere alla domanda “come state?”, di solito rispondo “bene, e tu?”, risposta che genera un’espressione ancora più stranita nell’altro genitore.

Il problema legato a questa problema è che pur non avendo simpatia per le domande e le risposte giuste, ho anche un rapporto complicato con le risposte e le domande volutamente spiazzanti, e questo provoca una serie di cose che fanno sì che quando do quelle risposte o faccio quelle domande che non sono proprio quelle giuste intanto penso “e bravo coglione, ti senti davvero figo ora che sei uscito dal binario e hai fatto valere la tua individualità di soggetto a prescindere dalla tua famiglia, vero?”, ma in risposta a questo pensiero penso anche “no, non mi sento figo, semplicemente mi sento meglio, potrò sentirmi meglio o devo stare peggio perché sennò pensi che voglio fare il figo?”, e in risposta a questo pensiero penso “no, no, figurati, fai pure, prego, solo evita di prendermi per il culo con la storia dello stare bene, quello che sta bene quando fai così è solo il tuo cazzo di narcisismo”, e in risposta a questo pensiero penso “e anche se fosse, avrò diritto a alimentare il mio narcisismo o questo diventa un problema per il tuo di narcisismo?”, e in risposta a questo pensiero penso “coglione, il mio narcisismo è anche il tuo narcisismo, va bene che sei dissociato ma non ti preoccupare che il narcisismo è uno”, e quando penso a tutte queste cose a me viene in mente l’io narrante delle memorie del sottosuolo, quella specie di miscuglio infetto di orgoglio e vigliaccheria, e capisco che sono messo abbastanza male.  

Autore: zumba | Commenti 0 | Scrivi un commento

  20.12.2012 | 10:45
Col sapor di cioccolato rende il latte prelibato
 

Il giorno 21/12 il governo Boliviano rinuncerà ufficialmente alla Coca Cola, allontanandosi simbolicamente dalla Macha, dall’individualismo e dall’imperialismo e andando idealmente incontro alla Pacha, all’armonia e alla fratellanza.

Così più o meno stava scritto su un volantino a cura delle rete dei comunisti di Bologna che ho letto alla fermata dell’autobus questa mattina.

Ora, premesso che rinunciare alla Coca Cola è una cosa senz’altro lodevole se non altro per motivi gastrici, e premesso che la questione è fondamentale come capisce anche uno come me che non aveva mai sentito parlare di Macha e di Pacha, uno come me che anche se non ne ha mai sentito parlare capisce comunque inconsciamente o giù di lì che la portata della cosa è tale che forse la storia dei Maya e del 21/12 c’entra con la rinuncia del governo Boliviano alla Coca Cola, all’individualismo e al Macha, premesse queste due cose per onestà devo ammettere due cose.

Primo, io sono uno che quando sente parlare di fratellanza, di armonia e d’ora in poi anche di Pacha sente una serie di cose poco piacevoli al suo interno al punto da aver voglia di ricontattare il portiere della squadra dei pulcini dell’Imolese Calcio del 1984, farsi invitare a casa sua con una subdola scusa e rispezzare,  al portiere della squadra dei pulcini dell’Imolese Calcio del 1984, il polso già spezzato durante una mischia proprio nel 1984, forse a maggio o ad aprile.

Secondo, il volantino scritto dalla rete dei comunisti di Bologna recava nella parte bassa un indirizzo di posta elettronica che era, mi sembra, retedeicomunistibologna@gmail.com.

Riguardo a questa seconda ammissione, mentre ero lì al freddo davanti all’ospedale maggiore di Bologna e pensavo a quanto sarebbe stato disastroso se per disattenzione avessi ordinato al bar una Coca Cola rischiando di dare il mio esecrabile contributo individualista nell’eterna lotta tra Pacha e Macha, mi sono venuti dei dubbi su quell’indirizzo di posta elettronica, dei dubbi legati al fatto che pensavo che i comunisti bolognesi, che sicuramente da tempo hanno bandito dalle loro tavole la Coca Cola e si sono presi idealmente per mano rivolgendo un saluto affettuoso ai compagni Boliviani in nome di un’armonia anti imperialista, fossero poco amici di Google, che secondo alcuni ha fatto una bella montagnetta di tutto il Pacha che ha trovato in giro per il mondo e ci ha cagato sopra tutto il cagabile.

Poi è arrivato l’autobus, e mentre salivo mi sono detto chissenefrega, in fin dei conti il Nesquik l’abbiamo bevuto poi tutti, anche i comunisti in rete. 

Autore: zumba | Commenti 0 | Scrivi un commento

  18.12.2012 | 23:36
Panetterie, bambini, maglie da gay
 

 

Lo faccio da ottobre. Mi metto le scarpe da ginnastica, calze tubolari, pantaloncini blu, una maglia nera da gay molto aderente e un’altra maglia fosforescente sopra per non farmi investire. Poi vado a correre. Più che correre in realtà si tratta di un avanzare all’andatura appena più veloce rispetto al passo. Fossi un cavallo, sarebbe trotto scoglionato.

 

Da Bologna a Casalecchio. O meglio, dalla parte di Bologna vicina a Casalecchio alla parte di Casalecchio vicina a Bologna.

 

Correre – trottare scoglionatamente - è una cosa che mi piace. Mi piace perché in realtà non è che mi piace e basta. Nello stesso momento mi piace e mi fa schifo. Mi fa star bene e mi fa star di merda. E questa cosa, il fatto che correre simultaneamente mi piace e mi fa schifo, mi piace. Mi piace senza farmi schifo.

 

Sono cose che succedono.

 

Quando trotto scoglionatamente tra Bologna e Casalecchio su una pista ciclabile fatta apposta per podisti e ciclisti passo accanto a un campo di calcio su cui si allena ogni martedì una squadra di bambini. Si divertono: fanno i tiri in porta, i cross dal fondo, gli slalom tra i birilli, gli stop di coscia e di petto, i calci d’angolo.

 

Ci passo accanto e penso che se su quella stessa ciclabile ci passasse un giornalista sportivo forse il giorno dopo scriverebbe un articolo sul fatto che quei bambini hanno un modo molto puro di affrontare lo sport, e che se i giocatori professionisti avessero anche solo in parte quello stesso spirito il mondo del calcio potrebbe salvarsi, invece di affondare nel pantano della violenza delle curve, del calcioscommesse dilagante, del divismo dei giocatori di serie A, degli ingaggi esorbitanti e via dicendo.

 

Quando sono lì, vicino al confine tra Bologna e Casalecchio, con la mia maglia da gay, il respiro rantolante, che guardo con la coda dell’occhio quel campo da calcio e intanto maledico la splendida sensazione ambigua associata al correre, penso che quel giornalista se esiste è certamente un gran coglione, perché in realtà non è vero niente che i bambini sono puri nel loro modo di affrontare lo sport, né quelli né gli altri bambini, e non è vero niente perché mi ricordo che quando a nove o dieci anni giocavo nell’Imolese Calcio in verità i miei compagni di squadra avevano uno spirito impuro tale e quale i grandi, e questo per un motivo molto semplice, e cioè che i bambini in generale non sono più puri dei grandi, sono solo più piccoli, e in campo spesso si comportano da stronzi come gli adulti con la sola differenza che essendo più piccoli fanno meno male se ti danno un calcio o una gomitata, e fanno così non perché nel frattempo i genitori fuori dalla recinzione gli urlano dai falcialo l’attaccante se ti scappa, o meglio, in parte anche per colpa dei genitori che urlano consigli antisportivi fuori dalla recinzione, ma soprattutto perché il bambino comunque di suo la voglia di falciare l’attaccante che gli scappa ce l’ha eccome, e questo io lo so bene anche perché mi ricordo che una volta che l’Imolese Calcio giocava contro la Tozzona Calcio io, che pure ero forse uno tra i meno impuri della mia squadra, non ho falciato nessun attaccante, più che altro perché me ne è mancata l’occasione, in compenso quando si è accesa una mischia nella nostra area di rigore a un certo punto per sbaglio ho tirato un calcio fortissimo al mio portiere e gli ho rotto il polso, e anche se mi sono subito sentito una merda e ancora oggi almeno una volta ogni tre mesi ricordo a me stesso che io sono sempre la stessa merda che ventinove anni fa ha spaccato il polso al portiere della sua squadra senza tra l’altro mai essersi scusato per questo, ciononostante credo che sotto sotto oggi come allora una parte di me totalmente impura gode un casino all’idea di aver fatto male a un altro giocatore su un campo da calcio.

 

Quando sono lì, ormai vicino al cartello benvenuti a Casalecchio, con la mia maglia aderente nascosta da un’altra maglia fosforescente, i polmoni in difficoltà, che osservo di sghimbescio i bambini che fanno finta di essere puri per illudere i giornalisti coglioni e benedico l’orrendo malessere che mi provoca quel trotto scoglionato, penso a questo genere di cose, e di solito concludo questo pensiero riflettendo sul fatto che data la malvagità diffusa, innata e certo inestirpabile in fin dei conti è molto strano che non ci siano in giro per il mondo più guerre di quelle che ci sono, e che il pane lo troviamo regolarmente in panetteria anche senza dover fare assalti ai forni.

Autore: zumba | Commenti 2 | Scrivi un commento

  15.12.2012 | 16:33
Appunti per un racconto che non scriver?
 

Un comico televisivo caduto in disgrazia per tutta una serie di motivi il più evidente dei quali ha a che fare con l’aver messo in dubbio l’onestà degli esponenti di un partito politico il cui simbolo è un garofano colorato, dopo un periodo intermedio del quale non si parlerà nel racconto che non scriverò, decide di fondare un partito o un movimento politico che si trova in poco tempo a riscuotere un grande successo per tutta una serie di motivi il più evidente dei quali ha a che fare con la scarsa credibilità degli altri partiti politici da cui il suddetto movimento prende programmaticamente le distanze con tutta una serie di strategie mediatiche la più clamorosa delle quali riguarda il divieto esteso a tutti gli esponenti del movimento di partecipare alle trasmissioni televisive di approfondimento politico.

L’ex comico televisivo, ora leader del nuovo movimento, dopo una prima fase entusiastica in cui l’esplosione del suo movimento viene dipinta da alcuni con accenti messianici e parataumaturgici, subisce una serie di attacchi che l’ex comico televisivo spiega con l’indirizzarsi della cosiddetta macchina del fango nella sua direzione, mentre i suoi detrattori ascrivono ad altre motivazioni riassumibili icasticamente con alcune frasi di buon senso prossime al confine con la banale generalizzazione qualunquistica, quali “ecco che i nodi vengono al pettine”, “quello parla parla ma non è diverso dagli altri”, “te l’avevo detto che alla fine si scoprivano gli altarini” etc etc etc.

Questa seconda fase di flessione dei consensi si accompagna all’esplicitarsi di un dissidio interno che sembra minare alla base il movimento; dissidio esemplificato dal gran rifiuto di alcuni degli esponenti del movimento di attenersi all’indicazione – secondo i simpatizzanti – o diktat – secondo i detrattori – di non partecipare alle trasmissioni di approfondimento politico.

Al culmine di tale dissidio interno l’ex comico, dopo quello che è poetico immaginare come un dissidio interno alla sua personalità causato dal dissidio interno al suo movimento, arriva ad espellere due degli esponenti storici del movimento – seppur di storia recente inevitabilmente si debba parlare.

Il racconto che non scriverò non parlerà però di tutta questa noiosissima parte della storia, la liquiderà in due o tre frasi al massimo, e si focalizzerà invece sul fatto che l’ex comico non espelle dal movimento i due esponenti chiamandoli al telefono ed esplicitandogli le sue motivazioni, o andando a casa loro, bevendo un caffè in loro compagnia e fornendo le motivazioni del caso, o inviando loro un asettico telegramma, una romantica lettera o una moderna e-mail, ma con una sorta di post sul suo visitatissimo blog.

Il problema – e di questo soprattutto parlerà il racconto che non scriverò – è che questi due esponenti o ex esponenti del movimento, che sono in rotta di collisione col leader in una maniera ormai così cristallizzata che le rispettive dinamiche ricordano da vicino le schermaglie “marito geloso che non vuole che la moglie si metta la sottana quando gira per la via/moglie dispettosa che si mette la sottana quando gira per la via e non una sottana qualsiasi ma la più corta che ha nell’armadio”, i due esponenti in rotta col leader non leggono mai il blog del loro leader, né guardano la televisione, un po’ perché troppo impegnati con l’attività politica tout court e un po’ forse per inconscio e tenace attaccamento ai dettami del loro leader, né leggono la cronaca politica dei quotidiani perché irresistibilmente e unicamente attratti entrambi dalla pagina dei necrologi.

I due esponenti insomma non sanno di essere stati espulsi dal partito – nessuno glielo dice perché nessuno pensa che loro possano non saperlo, nessuno tranne un loro comune amico che sapendo dell’idiosincrasia dei due per il blog del leader, la televisione e qualsiasi forma scritta che non contempli formule quali “è venuto a mancare all’affetto dei suoi cari” ha questo sospetto, ma nel dubbio decide di tenerli all’oscuro per il solo perverso motivo che in realtà lui odia i suoi due amici e vuole tenere nascosta la verità il maggior tempo possibile in modo che sia massimamente rovinosa la caduta successiva alla presa di coscienza –, e non sapendolo continuano a fare attività politica come se niente fosse.

Ancora non so come finire il racconto che non scriverò, ma so che il leader avrà una bella faccia pacioccona con la barba e un rapporto complicato con la frase “ragazzi, è una cosa pazzesca” che gli ricorda una parte di sé che non ritiene più socialmente accettabile.

 

 

 

 

Autore: zumba | Commenti 4 | Scrivi un commento

  14.12.2012 | 13:40
Puf!
 

Sono dei giorni che mi chiedo: ma se arrivasse un killer professionista a dirmi: hai quindici secondi di vita, fai quello che ti pare poi ti ammazzo, cosa deciderei di fare?

 Io, al di là dei dubbi su questa faccenda dei quindici secondi (da quando partono i quindici secondi? Da quando rispondo al killer? Da quando il killer finisce la domanda? O da quando comincio a fare la cosa che decido di fare?) e al di là di dubbi di altro genere (siamo sicuri che il killer professionista si metterebbe a cronometrare con precisione?, tanto per dirne uno), credo che deciderei di appoggiare la testa sulla pancia di Nora e stare lì a sentire il suo respiro a tratti leggero a tratti gracchiante, e prendermi le manate in faccia che di solito Nora mi dà quando mi metto con la testa sulla sua pancia.

Il fatto è che subito dopo aver capito che gli ultimi quindici secondi di vita li passerei così mi sono venute in mente alcune cose, una delle quali è che io oltre a Nora ho un’altra figlia, e all’improvviso mi sono sentito in colpa verso quest’altra figlia, Agata.

Poco dopo il sopraggiungere di questo senso di colpa però mi sono venute in mente altre cose ancora, e cioè che io ho scritto una canzone per Agata, e per Nora no, neanche una nota per Nora, e su Agata ho scritto anche qualche racconto, e su Nora no, nemmeno una sillaba su Nora.

E all’improvviso il senso di colpa, come per magia, puf!, non è scomparso affatto ma anzi è aumentato circa del doppio.

 

Autore: zumba | Commenti 4 | Scrivi un commento

  12.12.2012 | 13:59
Segnetti
 

Il primo post di un blog sarebbe il caso che fosse bello, che poi sono cose che rimangono. Come i tatuaggi di donne nude o i segnetti della varicella.

Autore: zumba | Commenti 0 | Scrivi un commento