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  12.10.2015 | 11:41
La summa
 
 

Sono ormai diverse settimane che sto pensando di scrivere un post per questo blog.
Il post che ho intenzione di scrivere, e che per vari motivi sto rimandando, inizia raccontando che io, una sera oppure un pomeriggio, entro nella camera di Agata e Nora e lì vedo Agata alla scrivania, che scrive. Quando vedo Agata che scrive le chiedo che cosa scrive, e lei mi risponde che sta scrivendo un post per il mio blog, visto che io ho smesso di scriverne. Un post per il mio blog? Tu? Le chiedo un po’ incredulo. Sì, io, risponde lei senza guardarmi e senza smettere di scrivere. A quel punto io le dico qualcosa tipo: ho già usato questo artificio retorico, ricordi? Ho già scritto qualcosa fingendo che fossi tu a scrivere. Agata scuote la testa e dice: nessun artificio, stavolta ho scritto veramente io il post per il tuo blog, non sei tu che fai finta di essere me, papà, sono io che non devo fare finta di essere me, perché sono veramente me. Io allora chiedo ad Agata che cosa sta scrivendo esattamente, e lei mi dice che sta scrivendo un post dedicato alla sconfitta di Federer contro Djokovic nella finale degli Us Open, un post che come tutti i miei post del genere ha come protagonisti i little pony. Pensavo che ti fossi stancato di parlare di little pony, in fondo mi sono stancata persino io di guardarli alla televisione, e poi volevi darti una mano e vedere se ti sblocchi, mi dice Agata smettendo per un attimo di scrivere e guardandomi in faccia con gli occhi un po’ liquidi.
Dopo che Agata dice così, nel post che ho intenzione di scrivere da tempo ma non mi decido mai a farlo, io vengo preso da una tenerezza enorme per lei, avrei voglia di piangere, sento che dentro la commozione che sto provando ci entrano tante cose, tra queste il semplice, puro bene di un padre per la figlia, ma anche il meno semplice, ma forse ugualmente puro, struggimento dovuto alla consapevolezza che Agata sta scrivendo quello che sta scrivendo per aiutarmi ma anche per compiacermi, e cercando di compiacermi, implicitamente, mi dice che l’argomento su cui sono più sensibile, più attaccabile, più interessato, è proprio quello, la sconfitta di Federer contro Djokovic nella finale degli US Open, e quindi in un certo senso Agata mi sta dicendo che io tengo più a Federer che a lei, ma lei mi perdona per questo, anzi, di più, parla e scrive anche lei di Federer, e ne parla e ne scrive come ne avrei parlato io, chiamando in causa Applejack, Twilight Sparkle e tutti quegli altri cazzo di pony, così io pensando a Federer penserò un po’ anche lei.
Non ricordo molto altro di quello che avevo in mente a proposito di quel post che sto cercando di scrivere da diverse settimane ma non l’ho ancora fatto, però ricordo che nelle mie intenzioni doveva essere una sorta di summa di tutti i miei post di questi tre anni, doveva esserci dentro un po’ di ogni categoria, non solo della superficializzazione delle profondità (lo struggimento, il bene per la figlia etc), non solo della matapseudoqualcosa (io che parlo di un post che sto già scrivendo come se dovessi ancora scriverlo etc), non solo del mio piccolo cavallo basso (ancora quei cazzo di pony), non solo della terza categoria (nella terza categoria c’è dentro qualsiasi stronzata, quindi vale tutto), ma anche della categoria dei post brevi e tendenzialmente inutili, per cui sarei dovuto riuscire a dire tutto questo in poche battute, cosa che forse non sarei riuscito a fare, per cui tanto vale non scrivere niente e rimandare ancora un po’ il post che rimando ormai da diverse settimane.
Nella foto la giovane scrittrice, quest’estate, ad Aci Trezza.

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  01.06.2015 | 15:41
Restare ancora
 

Sul sito di Repubblica, in questo momento, sono le 15,24 del giorno 1 giugno 2015, ci sono due foto di Matteo Renzi, una accanto all’altra.
In una ha la tuta mimetica, si trova in Afghanistan, parla ai miitari italiani e li esorta a combattere per la libertà, dice loro “vi chiedo di restare ancora”.
Nell’altra, che è proprio di fianco alla foto in mimetica, Matteo Renzi si trova al quartier generale del suo partito. Gioca alla playstation, precisamente a PES, insieme a Matteo Orfini, presidente del suo partito.
Io, più che parlare di cosa mi suscita quest’accostamento, più che parlare del diverso grado di credibilità e coinvolgimento che secondo me caratterizza le due foto, come nello specifico si evince dalla mimica facciale e dalla postura del Matteo Renzi dritto in mimetica davanti alle truppe e del Matteo Renzi in camicia e jeans seduto davanti allo schermo, preferisco parlare di una cosa, o meglio pormi qualche domanda: Matteo Renzi avrà detto anche a Matteo Orfini, al termine della partita che pare essere stata una riedizione del clasico Real Madrid-Barcellona, “ti chiedo di restare ancora”? E se sì, perché aveva vinto o perché aveva perso? Per dargli la rivincita o per chiedere la rivincita? E se aveva vinto, aveva vinto 4-3? 5-2? 7-0? E se aveva perso, di quanto aveva perso?
Non lo so.

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  07.04.2015 | 22:36
Comunque poche
 

L’altro giorno ero in ferie e così ho deciso di fare una cosa trasgressiva che mi concedo una o due volte l’anno. Guardare studio aperto. Purtroppo quando mi è venuta questa idea erano già le dodici e quaranta, quindi ho perso i primi dieci minuti durante i quali a studio aperto di solito si parla di politica estera, politica interna, cronaca, finanza, meteo, viaggi, canili lager e ricette (secondo la mia esperienza tutti e otto questi argomenti vengono affrontati nello stesso servizio, con un lieve sbilanciamento a livello di minutaggio e di pathos a favore della seconda metà degli argomenti).
Ho acceso la tv e la presentatrice stava introducendo un servizio sugli One Direction. Anzi, non sugli One Direction ma più specificamente su Zayn Malik, uno dei componenti che ha appena lasciato il gruppo. Anzi, non su Zayn Malik ma più specificamente su Perrie Edwards, la fidanzata di Zayn Malik che secondo alcuni ha avuto un ruolo nell’abbandono di Zayn.
Mentre ascoltavo la giornalista commentare con trasporto i tweet di alcune fan inviperite che paragonavano Perrie  Edwards a Yoko Ono per via del loro simile, presunto ruolo di disgrega-gruppi, pensavo che il paragone Perrie/Yoko lasciava inevitabilmente intendere che ci potesse essere un seppur vago parallelismo tra gli One Direction e i Beatles, e questo paragone mi sembrava così fuori luogo che quello che ho pensato in quel momento è stato ‘sì, vabbè, come paragonare i Mamluki Waoga che hanno scritto le Idioziadi ai Wu Ming che hanno scritto Q’.
Dopo ho smesso di pensare alla cosa, ho spento la televisione, ho sparecchiato, ho messo i piatti in lavastoviglie, ho risposto a un paio di mail e mentre mi domandavo se cercare di scrivere mezza pagina di quel libro di merda che sto cercando di scrivere ma non sto riuscendo a scrivere anche perché ogni scusa è buona per evitare di concentrarmi su quel libro, anche guardare studio aperto per esempio, mi è tornato in mente quel paragone e mi sono detto ‘no, dai, Q è un libro sopravvalutato, d’accordo, ma tra Wu Ming e One Direction le affinità sono comunque poche’.
 

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  04.01.2015 | 23:12
Un elogio
 

Oggi siamo stati a Ferrara. Appesi a un albero di natale, in centro, c’erano tanti biglietti. Erano lettere per babbo natale. Una di queste diceva, più o meno, “caro babbo natale, vorrei un lego chima, la pista delle macchinine e un cappotto per mia nonna, grazie, ivan”. Un’altra, più o meno, diceva “caro babbo natale, mi chiamo edoardo e ho due anni e mezzo, per questo natale non voglio nulla per me, infatti il mio più grande desiderio è che la gente si comporti con più intelligenza, tolleranza e rispetto, perché c’è molto bisogno di rispetto e intelligenza in questo mondo così arido ed egoista”.

Io, lo ammetto, preferisco lo stile di ivan, però anche edoardo, considerando che ha solo due anni e mezzo, merita un elogio. Scrive come un coglione di trenta, ma merita comunque un elogio.

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  07.12.2014 | 22:22
Se
 

Io, se dovessi mettermi nei panni di uno che ha letto tutti i post scritti qui, e quindi ha letto sia quel lungo post di qualche mese fa che si chiamava nel novantacinque ero un coglione che questi ultimi brevi post di avvicinamento alla data di mercoledì scorso, credo che penserei che se uno come me che la mena così tanto con quel film e con la data di uscita del film dopo cinque giorni non è ancora andato a vederlo, allora è un coglione, e quindi non è cambiato molto rispetto al novantacinque. E invece sono cambiato molto, ma sono sempre un coglione.

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  01.12.2014 | 17:30
Aggiornamento e arretrati
 

Tra due. E ieri erano tre. E l'altro ieri quattro.

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  28.11.2014 | 23:20
Aggiornamento
 

Tra cinque

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  27.11.2014 | 22:49
e dire
 

E dire che ce ne sarebbero di cose da dire – la scuola di scrittura, la copertina delle idioziadi, federer che vince la coppa davis -, però sono tutte stronzate rispetto al fatto che in italia tra sei giorni esce il film.

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  27.09.2014 | 22:48
Adorabili
 

2  giugno 1981

Il mio sogno

Io faccio un sacco di sogni.
Quando non avevo ancora sei anni ho sognato una pianta con le foglie di pelle di coccodrillo.
Un’altra volta ho sognato di tuffarmi dal trampolino, dentro un oceano di stelle d’oro e d’argento.


Ecco, se esiste un mistero riguardante la mia vita, date le premesse che a rigor di logica avrebbero dovuto determinare il seguente corso degli eventi, è il mistero sul come ho fatto a raggiungere i quarant’anni vivendo con una bibliotecaria di nome Camilla e due piccole persone di nome Agata e Nora e non, per esempio, con un arredatore d’interni di nome Christopher e due adorabili pechinesi di nome Birba e Cottonfioc.

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  28.12.2013 | 21:49
La giornata dei qualunque
 

Sono uscito dalla stazione di Bologna, venivo da Imola, ho raggiunto la banchina, sono salito sull'autobus che mi avrebbe portato a casa, ho trovato un angolino comodo vicino alla macchina obliteratrice e ho visto quattro persone sedute su due coppie di sedili. Erano un papà e una mamma, entrambi sui cinquant’anni, forse qualcosa meno, e i loro due figli, il maschio di circa dieci anni e la femmina di quattro o cinque. Il papà era accanto al figlio, la mamma accanto alla figlia. Le due coppie erano una di fronte all’altra.
Il papà stava facendo qualcosa col suo cellulare, cazzeggiava su facebook, dava un'occhiata al meteo, controllava il percorso dell’autobus su qualche sito. La mamma si guardava attorno con aria irritata, o forse solo stanca, il figlio stava a bocca aperta, vagamente ebete, e la figlia si stava addormentando.
Dopo tre minuti che li osservavo ho capito quel che doveva essere evidente a tutti gli altri passeggeri. Quella famiglia era ormai compromessa, nulla legava più i due genitori tranne la routine e il fastidio reciproco, i figli lo sapevano e non avevano di fatto nulla da eccepire, le cose stavano così, meglio dormire, meglio stare ebeti con la bocca aperta, comunque non avere alcuna aspettativa che le cose cambino, perché le cose non cambiano o se cambiano cambiano in peggio, mai in meglio.
Qualunque cosa accada, qualunque, mi sono detto, non succederà niente del genere a me, Camilla, Nora e Agata, non capiterà perché non lo farò capitare. Sicuro.
Dopo un po’ il papà ha messo via il cellulare e ha abbracciato il figlio, la mamma ha sorriso e detto qualcosa sul fatto che sarebbe stato bello se i figli avessero detto qualcosa sul Natale appena trascorso al papà – è stato allora che ho notato la grossa valigia accanto a quell’uomo e ho capito che i quattro come me probabilmente erano saliti sull’autobus in stazione -, la figlia ha aperto un occhio e ha fatto una smorfia, la mamma le ha dato un bacio toccandole i capelli, il figlio ha ricambiato l’abbraccio del papà, la mamma si è alzata scambiando il posto col papà e per un attimo l’ha accarezzato, la figlia ha fatto una faccia buffa al papà che l’ha rimproverata per finta, il figlio ha chiuso la bocca e ha guardato gli altri tre con una faccia non più ebete.
Qualunque cosa accada, qualunque, mi sono detto, io a partire da oggi sono quello che non capisce un cazzo di dinamiche familiari, ma proprio un cazzo di niente.

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  31.10.2013 | 22:57
Questo fatto ormai acclarato
 

Questo fatto ormai acclarato che le mie figlie mi hanno attaccato i pidocchi, a me che non ho i capelli, mi ha ricordato che nel libro "disturbo pre-traumatico da stress" il protagonista, che è affetto da ginecomastia, si interroga sull'eventualità che gli venga un tumore al seno.

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  06.08.2013 | 23:20
Io sono Peppa Pig e voi non siete un cazzo
 

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  18.07.2013 | 09:45
Anime leghiste, anime leghista
 

Ieri sera ho visto il bellissimo film Rocky Joe, l'ultimo round. A un certo punto Joe Yabuki, che sta vivendo un periodo lavorativamente ed emotivamente complesso perché da quando ha ucciso di pugni Tooru Rikishi non riesce più a colpire gli avversari in faccia ma solo all'addome, incontra un pugile malese di carnagione scura che si è allenato nella giungla. Il pugile malese sorprende Joe Yabuki con tutta una serie di piroette volanti, tanto da fare temere la sconfitta a Joe, che detergendosi un rivolo di sangue, prima della inevitabile rimonta, dice al malese "l'hai voluto tu, brutto scimmione". 

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