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  24.04.2015 | 12:59
e se invece mettessimo moquette finto-yes?
 
 

Kalopedia 31

Chi diamine? Black widow
Che diamine? Sleeping with demons
Ma quando? 2012
Allora? Tardiva epopea tastier-metallone in svariate incarnazioni, dal glam-caplone-con-brugna alla Motley crue (Party time for demons) al tardottanta-sabbatiano (la fichissima Hail Satan cantata dal redivivo Tony Martin), alla starnazzante ultimi-Nazareth That's when evil touched me per chiudere col lentone-hard-blues-generalmente-cantato-da-biondazza (Even the devil get the blues). Questo nelle prime spassosissime quattro tracce. Da lì in poi una paludosa noia interrotta da picchi di sublime cattivo gusto: l'interludio orgasmico nella Kennylogginsiana Sleeping with demons; il Satana-fuhrer-predicatore nella Sandymartoniana Radio hades. Procuratevi questo disco e collocatelo sullo scaffale al suo posto, cioè tra Forbidden dei Black sabbath e Slaves and masters dei Deep purple.
Sì ma allora? • •
Però almeno cosa sento? Hail Satan; Radio hades

Chi diamine? Ruphus
Che diamine? Ranshart
Ma quando? 1974
Allora? Impietosa istantanea di una band rimestata nei componenti e negli intenti, lo scialbo sequel dell'eccellente New born day si intinge senza rimorsi nel paludone melodic-mid-70 dove galleggiano olezzose orchestrazioni Styx (Easy lovers, heavy moaners) e melmose scale sintetizzate orrid-prog (Fallen wonders). Pictures of a day scimmiotta tremendamente i Genesis di Foxtrot, il resto è moquette-finto-Yes. La vocina affettata del nuovo Østdahl fa rimpiagnere addirittura il duo Aspaas e Sundby. Ascoltate questo disco a volume bassissimo mentre ascoltate contemporaneamente New born day a palla.
Sì ma allora? •
Però almeno cosa sento? Back side

Chi diamine? Pink floyd
Che diamine? The wall (immersion box set)
Ma quando? 2011
Allora? Finalmente svelato il tumultuoso processo di dewatersizzazione subito dal comunque profondamente watersiano The wall, dalla prima spettrale watersianissima demo inizialmente proposta alla band dal bassista (incuriosisce il binomio tardobeatlesiano Waiting for the worms / Run like hell), proseguendo con una strabordante alluvione di demo in rigoroso ordine decrescente di watersizzazione (tra gli infiniti spunti, le outtakes Sexual revolution e Teacher, teacher, la futura The hero's return; l'accidentato percorso di Another brick in the wall; la germinazione bicefala di Comfortably numb), per terminare con le doverose versioni ufficiali dell'album finito e del live dell'80. Se pensavate che non esistessero deluxe interessanti, questo cofanetto sarà lieto di smentirvi.
Sì ma allora? • • • •
Però almeno cosa sento? La saga Another brick in the wall

Chi diamine? Editors
Che diamine? The weight of your love
Ma quando? 2013
Allora? Dolorosamente (s'è dovuto sacrificare un chitarrista) ma dollarosamente iscritti alla nuova ondata di new wave che segue quella di trent'anni prima, quando i Simple minds contendevano agli U2 la leadership mondiale a suon di stadi pieni, gli Editors aprono questo Weight of your love con una manciata di inni da stadio pieno, nella speranza che un giorno accada per davvero. I Depeche di Violator (Sugar), i Simple minds di Alive & kicking (Formaldehyde, Hyena) ammiccando persino agli U2 di Desire (ascoltate il singolo A ton of love). Insopportabili le canzonette falsetto-Coldplay con tanto di archi collocate nella parte centrale; inaspettata la chiusura springsteeniana (Two Hearted Spider, The phone book). Fluidodinamico il suono, isoentalpico il contributo vocale di Tom Smith.
Sì ma allora? • •
Però almeno cosa sento? Formaldehyde; Bird of prey

Chi diamine? Graveyard
Che diamine? Hisingen blues
Ma quando? 2011
Allora? Dire che i Graveyard sono uguali ai Led zeppelin e come dire che Fuga da Los Angeles è uguale a 1997 fuga da New York. Il punto è: OK, e allora? A voler contare gli starnuti di cimice si trovano sparsi in giro elementi proto-doom (l'intro di No good, Mr. Holden), amplificazioni lento-southern (Uncomfortably numb), stratificazioni hammond-psych (Ungrateful are the dead, dove sennò?), fischietti epic-western morriconiani (Longing), ma il punto è un altro. Il punto è che quando metti su questo album e parte Ain't fit to live here tu non pensi a nulla di tutto ciò. Tu pensi una cosa sola. Tu pensi "Oh, là". Punto.
Sì ma allora? • • • • •
Però almeno cosa sento? No good, Mr. Holden; Longing   

Chi diamine? Lenny Kravitz
Che diamine? Strut
Ma quando? 2014
Allora? Niente da obiettare che l'album più frivolo della star più frivola del più frivolo genere musicale metta opportunamente in mostra pettorali funky ben scolpiti (le godibilissime Sex e The chamber) oltre a un eccellente guitar-tatuaggio arrogant-cool (Dirty white boots, Strut) e, da buon negro, il classico chilo e due di oro addosso (New York city). Il gioco è bello ma ahimé troppo corto e l'erettile groove funky-disco del lato A si avvizzisce sul retro nella pallosmith-ballad She's a beast, nella giovane-carina-e-disoccupata I'm a believer e nel frignolento doo-wop Happy birthday, gioioso quanto una torta spiaccicata sul pavimento al termine di una festa. In certe tracce Woody Harrelson firma l'handclapping. E si sente.
Sì ma allora? • • •
Però almeno cosa sento? The chamber; New York city

Autore: ufj

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